laboratorio donnae

autodeterminazione, parliamone

In seguito al ricorso presentato da un giudice di Spoleto, la Corte Costituzionale ha dichiarato «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità sull’articolo 4 della legge 194. Aspettando la decisione della Corte, molte donne si sono sentite, ancora una volta,  chiamate a difendere una legge che, ciclicamente, viene messa in discussione. Soprattutto nella parte che riguarda l’autodeterminazione.

Nel 2010 Laura Piretti scriveva: Vedo dalle pagine dei giornali che alcuni politici fanno dietro front, e ora dicono che la 194 è una questione di coscienza e non può essere oggetto di battaglia politica. Le elezioni si avvicinano e qualcuno aggiusta il tiro, forse per centrare meglio il bersaglio successivamente. Non è vero, e le donne non debbono cadere nella tentazione di permettere che “siccome sono cose troppo delicate per diventare battaglia politica” diventino poi oggetto di scambi di corridoio o di sagrestia. Se abortire o no può essere una scelta ed ha a che fare con la coscienza individuale, la 194 è invece una legge dello stato e con la coscienza non centra niente.  A questo punto è un fatto politico e vorremmo sapere, non quanti ritengono giusto che una donna faccia o meno tale scelta, (perché non ci importa nulla) ma quanti  intendono difendere la 194 e quanti invece intendono attaccarla e neutralizzarla.  Secondo me questa cosa va detta  dappertutto e molto chiaramente.

La questione della coscienza individuale e del diritto, di cui parla Laura, è un punto nevralgico del dibattito sull’autodeterminazione. Sento necessario un confronto sul significato che ha acquisito questa parola, perché, per dirlo sempre con le parole di Laura:  Gli ultimi dieci anni sono figli di quell’arretramento di laicità che abbiamo visto su molti fronti.  Sono gli anni del partito dell’embrione, anzi del concepito,  anzi della cellula fecondata.  Nel 2009  l’agenzia italiana del farmaco apre alla commercializzazione anche in Italia della RU486, via  dunque sperimentazioni e ridicoli protocolli per aggirare le difficoltà, ora il suo uso è “normale”.  E così  arriva altrettanto normale in un paese come il nostro, il no dei soliti noti,  arrivano le minacce, gli ostacoli,  gli impedimenti.

Ma sono anche gli anni in cui si sono fatte avanti donne che non hanno conosciuto i “cucchiai d’oro” e non hanno visto parenti o amiche morire di aborto clandestino. Donne che, da più di dieci anni,  vivono una società profondamente cambiata anche grazie alle lotte delle donne.

Teresa Di Martino infatti scrive: La maternità oggi, quella delle donne che la scelgono, è messa a dura prova perché la precarietà è la vera contraccezione del nostro tempo. Queste parole sono nel documento  – Pensarsi figlie, pensarsi madri. L’elaborazione del materno e le trasformazioni della maternità – Supplemento a Leggendaria n. 93, maggio 2012.

Segnalo anche un documento di Renata Micheli, teologa, dove, tra le altre cose, dice: L’autodeterminazione che si autofonda deve essere disposta ad accettare la deriva degli individualismi, la polverizzazione delle interpretazioni soggettive, gli estremismi delle posizioni contrapposte anche se ambisce ad assurgere a criterio universale.

Parliamone.

Pina Nuzzo


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27 giugno 2012 da in donne, politica, tessitura con tag , , , , , .

Blog Statistiche

  • 130,820 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: