laboratorio donnae

l’artificio dell’apparire


Tempo  fa un artigiano venuto a fare dei lavori nel mio studio, dopo aver osservato i miei quadri, mi fece una domanda, che, all’inizio del mio lavoro di pittrice, mi sono sentita fare tante volte: “Perché fai solo donne?”.

Risposta: “Perché dipingo quello che penso, e siccome lo penso attraverso il mio corpo non posso fare diversamente” Poi, dopo aver pensato  un po’  gli  ho  fatto io una domanda: “perché i pittori, per rappresentare la guerra, la giustizia o anche la propria malinconia, fanno solo donne?”. In questo modo l’ho zittito, ma so che la sua domanda, anzi le sue domande, erano altre: cosa mi dava, per esempio, l’ardire di dipingere corpi nudi e che, seppure nudi, non si offrivano allo sguardo?

Se ne avesse avuto gli strumenti, avrebbe espresso in modo più diretto il suo sconcerto: che ci fanno delle donne che non lavorano, che non sono né la lavandaia, né la contadina, né la mungitrice, né la ballerina, né la nutrice, né la venditrice, né la fioraia…né qualcuna delle innumerevoli devianti, la prostituta, l’alcolista, la pazza, la mendicante che costituiscono la sequenza dell’iconografia ottocentesca. Insomma, donne che stanno senza far niente, e per di più inutilmente nude.

Quando poi sono raffigurate in più di una, se non sono madre e figlia, se non sono amanti, se non sono amiche, se non sono le grazie, le parche, le muse, le erinni, che cosa sono? che cosa vogliono?

Provate ad immaginare di essere una donna di fronte ad una tela bianca, che voglia dipingere una figura femminile. A tutti voi verranno in mente le immagini di cui la nostra cultura è prodigiosamente ricca. E saranno le stesse per uomini e donne: madonne, maddalene, madri, ballerine, odalische… Ma provino solo le donne a prescindere da tutto questo e a prendere come modello se stesse. Quando io l’ho fatto, istintivamente e mio malgrado il mio corpo mi si è presentato attraverso i codici del cinema, della fotografia pubblicitaria e della televisione. Solo di fronte ad una tela bianca mi sono resa conto fino a qual punto i miei occhi non mi vedessero. E che quelli con cui mi vedevo non erano i miei.

Eppure avevo deciso di misurarmi con la pittura – al di là di una generica predisposizione che avevo sin da bambina – dopo molti anni di attività politica nel movimento delle donne (i mitici anni settanta!) che mi avevano fatto conquistare coscienza di me. Ma se questa consapevolezza aveva intaccato i ruoli nella vita quotidiana e mi rendeva più determinata e combattiva nella società, essa era uno strumento ancora rozzo e insufficiente per fare di me una pittrice. Rendermi conto di questo mi ha spaventato, ma non scoraggiato perché se ero riuscita a smontare il riflesso del mio corpo che era più potente del mio corpo stesso, sarei riuscita a smontare il riflesso dell’immagine, a vedere con i miei occhi e a dipingere.

Il corpo femminile deve diventare allora per la stessa donna il luogo della sua finzione, ma l’artificio dell’apparire è possibile solo se si ha un pensiero su di sé. E’ solo in una visione prospettica, in cui il soggetto da rappresentare è la differenza, che si può trovare il proprio punto di vista, dal quale guardare e verso il quale guardare: da qui prende il via quel doppio movimento — uguale e inverso — che sta all’origine di un unico momento creativo, che nasce dai rapporti sociali tra donne e dal desiderio di renderli visibili. E questo l’orizzonte nel quale io posso pensare di mettere in scena l’opera.

 

2 commenti su “l’artificio dell’apparire

  1. odette
    27 luglio 2012

    brava,solo quando si ha coscienza di se’ ci si vede realmente come si è è è…..
    peccato che poche donne riescono a fare questo,o meglio spesso ci si traveste o
    ci si maschera come gli altri ti vogliono.Perche? Spesso fare come ti vogliono rende la vita più facile,nel lavoro nell’amore con le altre donne.Forse o senza
    forse,è questa la ragione per cui le donne non riescono a fare squadra ad essere
    unite per i loro diritti ed il loro rispetto o autostima,da millenni devono “essere”
    come tu (altri) mi vuoi!!! Continua a dipingere e ad inviarci le tue riflessioni.
    Baci a presto!!!! Odette Deanna

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  2. Paolo1984
    31 luglio 2012

    le immagini della nostra cultura (la fioraia, la lavandaia, la ballerina, l’odalisca, ecc..) avevano comunque dei riscontri nella realtà, certo nulla ci impedisce e ci impedirà di crearne altre o di reinterpretare le precedenti. Lo stesso vale per l’iconografia maschile

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2012 da in arte, donne.

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