laboratorio donnae

pensiero fisso

– scritto di Pina Nuzzo –

Nonostante il caldo ho un pensiero fisso. Voglio  davvero uno spazio politico di donne?Alla fine dei ragionamenti che faccio tra me e me, concludo: si, lo voglio. Perchè  lì, in quello spazio, reale e simbolico,  mi penso e mi rappresento. Lì  realizzo  una socialità che prescinde dall’economia dei rapporti familiari e da quella mondanità che è governata dalla rappresentazione dei ruoli.

Passare, però, dal desiderio al fare  non è cosa semplice; so per esperienza quanto tempo e quanta  energia siano necessari.  Significa tessere  relazioni e  pensiero con  pazienza e costanza. Penso alla fatica già fatta, agli entusiasmi, ai dubbi, alle aspettative, agli incontri avuti, a quelli progettati e non ancora realizzati. Penso pure che niente è definitivo, per sempre, c’è sempre un momento in cui bisogna fermarsi e decidere cosa è meglio “qui e ora”.

Ogni volta che mi sono trovata a ricominciare ho dovuto valutare cosa dovevo lasciar andare e cosa tenere per me delle esperienze precedenti.

Porto ancora con me il separatismo e l’autonomia. E vedendo quanto accade nel variegato mondo del femminismo,  mi viene l’urgenza di  esplicitare  un grumo politico che riassumo, sbrigativamente, così: essere femminista significa essere di sinistra?  La questione ritorna ciclicamente, è  sempre  attuale e  non si può eludere  con frasi fatte o posizioni pregresse.  Bisogna parlarne, con franchezza,  alla luce di  fatti politici  che hanno coinvolto molte di noi.  Facciamolo al primo appuntamento del laboratorio donnae.

 

Per chi ha voglia di leggere e di interloquire, nonostante il caldo, propongo un passaggio del mio intervento alla Scuola della differenza di Lecce – 12 settembre 2006 – Ri\conoscer\si

Tra generazioni: la politica del riconoscimento

[…] Alle giovani donne ho mostrato chi io sono e dove sono. Le ho guardate, ascoltate e ho colto in alcune la nostalgia per qualcosa che, per ragioni anagrafiche, non hanno conosciuto direttamente ma di cui hanno solo sentito parlare. Hanno nostalgia del femminismo, a volte vivono una sorta di invidia per quello che immaginano che noi abbiamo vissuto e che loro non hanno.  Attraverso le nostre memorie e perfino attraverso il racconto dei nostri conflitti  guardano a noi  come a una generazione di donne compatta e solidale. E non importa se sia vero, importa che partano da questo confronto  per nominare una solitudine che nasce da quelli che io, prima di conoscerle, avrei nominato come vantaggi. Mi ha sorpreso rendermi conto che tutto quello che noi abbiamo conquistato e che ha contribuito alla costruzione della libertà nostra e pensavamo di tutte,  si configura nelle loro vite come una faticosa gestione.

Le lotte in cui ci siamo impegnate, le leggi che abbiamo conquistato sono state un nostro personale guadagno e ci hanno reso riconoscibili, tra noi ma anche socialmente. A partire da quanto abbiamo realizzato, e di cui siamo giustamente orgogliose, non sappiamo come comportarci di fronte a certe scelte delle nostre figlie o di giovani conoscenti che ci sembrano  in aperta contraddizione non solo con la libertà ma anche con la dignità. Forse dobbiamo riflettere su quanto di questa libertà che noi abbiamo perseguito si è trasformato in un vero e proprio prendersi delle libertà per un compagno apparentemente infragilito, su quanto lo ha rafforzato, su quanto lo ha reso invasivo. Il punto non è tornare indietro ma capire che la lotta non è finita e che anche la libertà è un processo collettivo delle donne, che va governato insieme. Se una giovane donna pensa di dover fare da sola perché si sente continuamente sollecitata – dalla madre carnale e\o dalle madri  simboliche – ad essere all’altezza, questo comportamento occulta gli inganni del patriarcato oggi e i nuovi conflitti che si sono determinati tra i generi. E si rende irriconoscibile alle sue coetanee  .

Capire qualcosa delle donne giovani con cui mi trovo a contatto è  uno sforzo notevole perché devo continuamente agire su di me per non cadere nel pregiudizio o peggio ancora nel maternalismo.

Se qualcuna mi racconta gli appassionamenti per il suo partito io non posso leggerli con la categoria che a suo tempo abbiamo chiamato ‘doppia militanza’. I partiti non sono certo cambiati ma siamo cambiate noi e si tratta di riconoscere in quella donna la novità.

Ho sentito l’insofferenza di alcune che, pur sentendosi attaccate personalmente di fronte all’ipotesi di una modifica della 194, non sopportavano i miei discorsi sulla contraccezione. Ho riconosciuto in loro una paura che avevamo anche noi e che poi abbiamo accantonato e che ciascuna ha imparato a gestire per come poteva e per come sapeva.

La contraccezione libera le donne dalla paura dell’aborto ma non migliora automaticamente la sessualità e può dare il senso che il corpo delle donne sia sempre disponibile e lasciare a loro tutte le responsabilità, almeno fino al concepimento, perché abbiamo visto che le cose cambiano.

Che la contraccezione fosse pensata per una sessualità che corrisponde ad una idea maschile del sesso ci era chiaro anche negli ’70 , ma noi avevamo il problema della paura di morire d’aborto clandestino. Oggi che questa paura si può evitare – molte lo sanno –  si può leggere in alcuni modi di essere e in alcuni comportamenti delle più giovani il bisogno di gestire l’integrità del proprio corpo. Ascoltare questo bisogno e ricordarsi cosa può significare ci aiuta a rileggere i nostri corpi di donne di diverse generazioni per come sono oggi.

In comune abbiamo il dovere di ripensare come rappresentare i nostri corpi e la loro inviolabilità, e per le giovani questo e più urgente. Non sarei tornata su questo pensiero se non avessi parlato con tutte loro nel corso di questi anni.

Di questo sono loro riconoscente.

3 commenti su “pensiero fisso

  1. laboratorio donnae
    31 luglio 2012

    COMMENTO SU FACEBOOK (http://facebook.com/laboratorio.donnae ) di Arianna Martignon: ‎”un movimento politico di donne è di sinistra? ” No, grazie. Cosa
    vuol dire sinistra oggi? E cose ne facciamo di quelle donne, come me, che non conoscono nè si riconoscono in quella ideologia? All’UDI ho imparato che una politica delle donne, per essere vera ed efficace, deve essere autonoma dai partiti. Per me vuol dire anche esserlo dalle ideologie.

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  2. Nerella Sala
    2 agosto 2012

    Questa mattina Aurelia (una cara amica) ed io ci siamo alzate di buon’ora e dirette verso la bassa modenese con l’obiettivo per fare approvvigionamento di frutta e verdura dal sapore autentico.L’atmosfera fra di noi era quella del primo giorno di vacanza dopo la scuola (in realtà, primo giorno di ferie) – Mentre spensierate percorrevamo con l’auto strade di campagna assolate a ridosso del fiume , abbiamo iniziato ad intrecciare pensieri. L’argomento era esattamente: la politica e le sue modalità, si discuteva in particolare della scelta dell’amministrazione della nostra citta’(Modena) di fare un faraonico percheggio a pagamento a ridosso del centro storico, costruito da una società privata che non ha comportato spesa alcuna per l’amministrazione pubblica ma i cui costi graveranno direttamente sui cittadini poichè si è allargata a dismisura l’area dei parcheggi a pagamento ben oltre il centro storico i cui introiti andranno direttamente nelle casse della suddetta azienda. Qualcuno ha chiesto se eravamo d’accordo?

    2 sere fa ero in Pomposa (una suggestiva piazza cittadina) per ascoltare un concerto di giovani e bravi artisti, c’era molta gente,l’evento era sicuramente gradito al pubblico,ma io non ho potuto fare a meno di volgere lo sguardo alle finestre sbarrate delle abitazioni che si affacciano sulla piazza, ho pensato a cosa significa vivere in quella zona fra gli schiamazzi notturni. Io ,che ho abitato per un periodo in un luogo analogo so cosa significa!

    Questi 2 esempi mi servono per affermare che ciò che non tiene più nella politica(come è pensata attualmente ) è esattamente il concetto stesso di rappresentanza (chi rasppresenta chi) quello di destra e sinistra è ormai morto e sepolto da tempo.

    Io credo che occorra trovare modi nuovi per costruire il “noi”, mi viene da pensare che come nelle relazioni di coppia (fra amici,fidanzati, amanti, ecc..) si possa parlare di crescita solo se viene raggiunta dai due componenti la dimensione del “noi”che non è : uno decide e l’altro segue e nemmeno: entrambi stanno chiusi nel proprio”io” ciascuno sulla difensiva, ma è la soluzione terza , la sintesi dei pensieri dei due , rispettosa delle differenze di sentire.

    Anche nella gestione della cosa pubblica occorre battere le difficili strade della costruzione del “noi” per fare ciò occorre una grande disponibilità all’ascolto e al dialogo, in questo noi donne possiamo fare scuola.

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  3. Valentina
    3 agosto 2012

    Ieri a Genova sono successe due cose:
    prima, in pieno centro si è tenuta la manifestazione degli operai dell’ILVA. Un corteo monocolore di uomini sudati dal caldo della mattinata. Tutti maschi, tutti operai, tutti a sostenere i colleghi di Taranto e a difendere la propria occupazione. L’1 mi ha scaricata in mezzo alla strada sotto la Sopraelevata e ho avuto modo di vedermi tutto il corteo. I poliziotti aprivano il gruppo: un gruppo monocolore di uomini sudati dal caldo della mattinata. Tutti maschi, tutti poliziotti, tutti in tenuta antisommossa.
    Entrambi i gruppi occupavano uno spazio fisico (la strada), uno spazio politico (la manifestazione per il diritto al lavoro ma, si badi, non anche per il diritto alla salute nel posto di lavoro), uno spazio sociale (la città intera che si è paralizzata).
    seconda, sulla prima pagine de Il Secolo XIX una fotografia ritraeva l’assessora Lanzone seduta in consiglio comunale con le gambe nude raccolte sulla poltrona. Una dirigente dell’ASL3 chiamata dal sindaco Doria all’assessorato al Personale, una donna chiamata ad esercitare le proprie competenze in una giunta di centro sinistra. Una donna che allo stipendio di dirigente della ASL somma quello di assessore al Comune: probabilmente si tratta di circa settemila euro al mese.Anche questa donna, come i maschi di cui sopra, occupa uno spazio fisico (anzi due, la ASL e il Comune di Genova), uno spazio politico (è in forza alla giunta di centro sinistra) e uno spazio sociale (è una cittadina che elegge ed è eletta, fra le altre cose).
    Cosa è di destra o di sinistra? Cosa rappresentano il amschile e il femminile in un contesto come quello che stiamo vivendo? Quali responsabilità ha il femminile che ha il privilegio di rappresentare i cittadini nelle istituzioni?

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Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2012 da in donne, laboratorio, politica.

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