laboratorio donnae

io e la filosofia.

– scritto di Nerella Sala – 

Sesto giorno di vacanza, ci sono ancora alcuni strascichi di lavoro che mi tengono occupata , poi  le  figlie, gli amici ma  sento che lentamente la mente si libera dalle incombenze quotidiane e può lasciar spazio ad altri pensieri mentre la città si svuota e mi regala quel raccoglimento necessario per pensare e scrivere.

Già, io non vado in vacanza, non a motivo della crisi mondiale e dello spread, ma perché voglio pensare, leggere, sognare.

Così,  lasciando vagare la mente mi trovo  ad entrare nel sito del “Festival della filosofia” della  mia città: Modena   che si terrà come di consueto  a settembre, per iniziare a prendere contatto con gli argomenti  i relatori  e pregustare il piacere di intrecciare pensieri.

Faccio questa operazione con timore perché già so che non appena si paleseranno  i nomi, una lama di pugnale mi  attraverserà il  ventre : è il dolore  lancinante che provo ogni anno poiché sistematicamente non compaiono più di tre o quattro nomi femminili  sui quaranta totali.

Mentre il pubblico è composto per i tre quarti da donne, là sul palco  ci sono solo uomini.

Già, i pensieri, quelli che contano che risuonano nelle piazze sono quelli degli uomini, non che alle donne non venga dato spazio, per l’amor di Dio!: c’è sempre, una mostra, uno  spettacolino, qualche fotografia  dedicata al femminile, altrimenti   l’amministrazione di sinistra come farebbe  a “sentirsi”  la coscienza a posto. Ma la cosa che più mi addolora è che nessuno fa nulla (nemmeno le donne). Ho provato a portare l’argomento in seno alle associazioni femminili   ma al di là delle parole di esecrazione  accompagnate da uno sguardo implorante  rivolto al cielo, come a dire che solo l’intervento di Dio, (sempre un maschio) forse potrebbe qualcosa, altro  non si fa.

Così ormai da quattro anni ho preso l’abitudine  di  assistere alle lezioni delle poche filosofe  (peraltro tutte ad  altissimo livello) e intervenire  alla fine di ogni lezione magistrale dei più numerosi filosofi   polemizzando col relatore di turno  (in particolare coi membri del comitato organizzatore) per l’assenza di pensiero  femminile.

Certamente, all’inizio sono apparsa come una novità , qualcuno mi ha anche applaudita, poi  col passare degli anni sono diventata una noia: eccola!  adesso arriva quella a dire le stesse cose che già sappiamo a memoria  e cioè che al Festival della Filosofia  di Modena trova spazio solo il pensiero maschile.

Non che qualcuno abbia pensato di porre rimedio a ciò  per esempio  incrementando  il numero delle relatrici , tacitandomi  così definitivamente, ma semplicemente affermando che io ripeto cose che già si sanno, quindi: basta!

Occorre  molta forza, molta determinazione e capacità di restare in conflitto  per affrontare le battaglie, si devono  mettere in conto la derisone, l’emarginazione, gli sguardi di sufficienza che provengono da chi non vuole cambiare, e da chi non riesce a immaginare che si può cambiare.

A volte però  i miracoli avvengono!

Leggo i nomi dei relatori che saranno presenti quest’anno e mi accorgo che ben otto  donne saranno coi loro corpi  sui palchi  nelle piazze a fare risuonare pensieri .

Forse Dio è intervenuto!

A me  però  piace pensare che la mia piccola guerra  abbia iniziato a dare  i  suoi frutti , io di otto nomi femminili non mi accontento!

5 commenti su “io e la filosofia.

  1. laboratorio donnae
    7 agosto 2012

    Cara Nerella la tua “tigna” mi colpisce. Mi chiedo se questo sia, ancora oggi, l’unico modo possibile per trattare con le istituzioni. Mi piacerebbe pure sapere cosa ne pensano le filosofe. Ma, come non si può dire “le donne” perché nessuna/o può rappresentare un intero genere, capisco che dire “le filosofe” diventa altrettanto arbitrario. Sarebbe interessante sapere da te se la battaglia che hai intrapreso ha coinvolto donne e filosofe. Non ne faccio una questione di quantità, basterebbero una donna e una filosofa e sareste già tre. Un numero sufficiente per cominciare a pensare all’edizione del prossimo anno, partendo da quello che tu stessa dici e cioè che non ti accontenti. Questo è un ragionamento tutto da fare, con te e con chi vorrà, che si intreccia fortemente con l’idea che ciascuna di noi ha della politica delle donne.Ciao Pina

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  2. Laura Piretti
    10 agosto 2012

    Cara Nerella, come si potrà mai sapere se le poche donne in più di questa edizione del Festival della Filosofia siano dovute alla tua costante presenza e alla tua costante “rottura di scatole” o all’azione di quelle associazioni femminili che, fra un’alzata di occhi al cielo e un’altra hanno invece chiesto, interrogato, disturbato, denunciato ecc. ma in altri luoghi e in altro modo. Non durante le conferenze, questo no, ma sui giornali, in tutti gli incontri possibili. Io personalmente anni fa, a Ferrara, in un pubblico incontro promosso dall’UDI di Ferrara, e mi ricordo che il tema era il 50E50, portai il programma del Festival di Modena di quell’anno, anche se non centrava molto, per dimostrare che la presenza femminile era necessaria ovunque e parlai a lungo del problema con la giornalista del TG3 che presentava l’iniziativa. Anche in luoghi “difficili”, per esempio nel Consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che finanzia il Festival, alla presenza della stessa responsabile del Festival, ho fatto, da sola e certo non fra gli applausi, la mia battaglia. L’Udi di Modena ha detto ovunque tutto quello che c’era da dire, ma l’Udi di Modena non è sempre nei luoghi dove si decide. Nerella lo ha fatto in pubblico, durante le Lezioni maschili. Questo io, ad esempio, non potevo farlo, perchè per protesta, diserto tutto il Festival in blocco e l’ho detto a tutti/e quelle/i che ho potuto. A me sta bene, può darsi che l’aumentato numero di “filosofe” dipenda da questo, facciamo che sia così anche se ho i miei dubbi. Potrebbe essere un insieme di cose ad avere spostato un poco la situazione e proprio per questo a Nerella dico che non si diventa più brave cancellando le altre.

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  3. Nerella Sala
    11 agosto 2012

    Cara laura è proprio questo il problema : si parla nei luoghi” deputati”, presso le istituzioni, ma non si fa con , in mezzo alla gente non si organizza la mobilitazione delle donne , oddio questo mai!! Qui non si tratta di essere più o meno brave, questo è un problema tuo visto che ne parli ma di un problema politico “di sudditanza” alle istituzioni a chi governa la città (che certamente io non ho), la politica delle donne qui non vola libera segue al traino.
    in quanto a me penso che sia “beata la terra che non ha bisogno di eroi”
    Un caro saluto

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    • Laura Piretti
      11 agosto 2012

      bene, non facciamo di ogni erba un fascio. Tu pensi che una mobilitazione dura sia necessaria per il festival della Filosofia. Altre, nella città dove “la politica delle donne è al traino delle istituzioni”, come tu dici, la stanno facendo per i pregatori davanti al Policlinico, per la casa di maternità, contro gli obiettori di coscienza della legge 194, contro la poca trasparenza dei finanziamenti ai consultori cattolici. Tutte questioni che danno molto più fastidio del Festival della Filosofia. Infatti e non parlo di me, che non sono affatto brava, ma di tante altre donne bravissime, quasi sempre dell’ UDI, considerate da anni dalle istituzioni di cui sarebbero al traino, delle vere rompiballe, da isolare e tormentare quando è possibile. L’UDI stessa a Modena conosce serie difficoltà, tutte molto “politiche”, proprio perchè sui temi forti non fa sconti. Dopo di che i fronti possibili per le lotte dure sono tanti. ma continuo a pensare che, soprattutto fra donne che lottano seriamente, non sia utile, nè bello screditarsi a vicenda. Le donne sono tante, anche fra le frequentatrici del Festival, come giustamente osservi, chi ti ha impedito di mobilitarle? di scrivere un testo, distribuirlo, convocarle per la prossima edizione, chiedere di parlare con l’organizzazione del Festival? dovevamo essere noi, ancora una volta? c’è chi pensa e chi fa? no, non nell’UDI. Comunque ecco ciò che, secondo me, di questa questione può interessare un Laboratorio donnae: la libera politica delle donne, quella non al traino, nel concreto, che cosa è? Dopo aver mobilitato le donne (anche quelle delle zone terremotate) sul Festival della Filosofia di Modena, poi facciamo la battaglia per le ufficiali rappresentanti del pensiero di genere in italia e nel mondo? forse le vestali del pensiero della differenza? chi decide chi pensa per le donne? Non è meglio, e in questo concordo con la conta di Nerella, farne una pura questione di numero? più donne ovunque, anche al festival della Filosofia. E allora, ma questo è un mio vecchio pensiero, non è sempre e solo un problema di 50E50? non è questa la vera battaglia?

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Questa voce è stata pubblicata il 7 agosto 2012 da in donne, filosofia con tag , , , , .

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