laboratorio donnae

milit0nti e donne al tempo di internet

Internet ha modificato radicalmente il modo di comunicare che è diventato più veloce, più capillare, più esteso. Una grande quantità di informazioni passano attraverso blog, siti, giornali on line e questo consente di interagire in tempo reale; con lo stesso strumento leggo una notizia, rispondo, dico la mia.  Per chi voglia fare politica internet è una straordinaria fonte di conoscenza, ma anche di nuove relazioni. Le “amicizie” e le “condivisioni” di fatto ridefiniscono i contorni di una geografia politica non più riconducibile al “territorio”. Attraverso la parola scritta  alcune donne, alcuni gruppi, hanno acquisito un’autorevolezza che va oltre la rete. Qui ci sono donne capaci di nominare la propria concezione della politica con una chiarezza e una consapevolezza sempre più rare nei luoghi fisici della politica.

Esemplare  lo scritto  “I milit0nti che nelle lotte di “femmina” non ci sono mai!”  pubblicato nel  blog femminismo a sud  (   http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/08/22/i-milit0nti-che-nelle-lotte-di-femmina-non-ci-sono-mai/ ) . E che pubblico a mia volta. Pina Nuzzo

“Tu le difendi perché sono donne…” E già questo la dice lunga sulla maniera di affrontare l’argomento. Ancora Pussy Riot, ma non perché parliamo di loro, giacché sono solo diventate un pretesto per spararsi un po’ di merda aggratis tra compagni e compagne.

Come dire che quando faccio i picchetti per un cucciolo rinchiuso nei lager destinati agli animali io li difendo in quanto cani. O quando lotto per la salvaguardia della vegetazione io difendo qualcosa in quanto albero.

Non sono più le lotte che contano ma l’oggetto delle lotte. Se lotti per uomo allora ok, se lotti e disgraziatamente dall’altro lato come vittime della repressione ci sono donne allora succede il finimondo.

Perciò attenta a te, milit0nta, perché la lotta alla repressione va bene ma per queste tre femmine due anni di galera cosa vuoi che siano. Per aver cantato una canzone, per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione.

Dopodiché bisogna anche vietare che le varie Repubbliche se ne occupino perché altrimenti sei al soldo della Cia. Dunque devi occuparti di lottare solo per soggetti popolari, virili, e poi impedire che se ne parli.

Della serie l’icona è mia e me la scelgo io. Anzi ce la scelgono i compagni ché senno’ guai a parlare di pratiche in passamontagna fucsia.

Sono calma ma mi viene un po’ di nausea perché rifletto e rifletto molto. E mi viene in mente che le donne che lottano non hanno mai perso occasione di spiegare che lottano per tutti e tutte e però quanti sono i compagni che vedi nelle piazze ogni volta che si parla di autodeterminazione, interruzione di gravidanza, diritto alla contraccezione, perché si sa che questi sono cazzi nostri, a dire che un problema di genere c’è eccome e ai compagni non gliene fotte un beneamato cazzo.

Chissà se lottare per avere una sessualità non riproduttiva e per essere ciò che si vuole, non necessariamente machi ed etero, sia abbastanza in linea con il militante e compagnesco pensiero. E chissà perché sui loro siti non si leggono due righe su queste cose. Cose di femmine, già.

E poi non li vediamo quando si parla di violenza sulle donne e non li vediamo neppure quando parliamo di sessismo nel movimento perché comunque  non sono giudicate lotte virili al pari di antirazzismo e antifascismo, come se l’antisessismo non debba essere trasversale a tutto il resto o come se il sessismo non sia la forma di razzismo/fascismo più grave che ci sia, trasversale ad ogni etnia e ad ogni ceto e ad ogni identità politica.

Tanto siamo sempre noi che andiamo a rompere i coglioni nei centri sociali quando il compagno tal dei tali schiaffeggia la compagna o quando il sessista compagno pretende accesso ad uno spazio che dovrebbe essere anche nostro. Siamo sempre noi che dobbiamo fare quei cazzutissimi opuscoli di informazione per un accesso alla sessualità e alla contraccezione consapevole mentre gli uomini sono impegnati in virilissime azioni per scrivere su un muro “Stato assassino” ed è importante perché così quel muro saprà che c’è uno che pensa questa cosa un po’ criptica ma d’effetto.

Siamo sempre noi che muoviamo il culo quando nelle occupazioni con i migranti osserviamo come in nome dell’antirazzismo si tace mentre lo straniero placca la tredicenne straniera che lì alloggia con la sua famiglia. Cose di femmine, certo, perché i proletari queste cose non le fanno e se le fanno dipendono tutte dalla cattiva influenza dell’occidente. Perché dirle in pubblico significa che “facciamo il gioco della repressione”. Gioco della repressione un paio di ovaie. E a quella ragazzina chi ci pensa? Noi. Perché sono cose di femmine.

E poi ci sono le volte in cui ci pensano i compagni, in senso paternalista, sempre con tattiche abbastanza private e rispettose della esigenza di discrezione della ragazzina. Un paio di pugni in pubblico et voilà. Il testosterone aggiusta tutto. E minchia, si, noi non vi diamo nessuna soddisfazione perché alla fine non vi ringraziamo nemmeno giacché ci sembrate solo un insieme di muscoli esibiti che vanno lì a salvare la fanciulla.

Anche il modo in cui le tre ragazze russe hanno denunciato i due patriarchi è una cosa da femmine. Cappucci colorati, sovversione del linguaggio, comunicazione globale, video, cose che ai compagni che a malapena sanno stare su internet salvo per usare indymedia per saldare conti tra fazioni sempre pronte a sputarsi veleno un branco contro l’altro, sembrano bestemmie.

La cosa che più mi amareggia è il vecchiume che ci vedo dentro a cose così. Perché io ai compagni voglio bene, e mi sembrano a momenti poetici quando tentano di trovare un senso delle cose affidandosi alle proprie ideologie. Ma é tutto così paradossale che servirebbe un momento per parlarsi e bestemmiare anche ma parlarsi e dirsi che i mondi non possono essere di un colore solo e che infatti i passamontagna possono essere di mille colori, le pratiche politiche pure e non per questo bisogna immaginare complotti al seguito di fascisti che stanno infestando la rete alla ricerca di breccie attraverso le quali insinuare i propri argomenti di merda.

Ché poi, ce lo sapessero questi compagni che per lottare contro i fascismi che vogliono toglierci il diritto di scegliere ci vuole ben altro che un passamontagna e ci vuole coraggio e determinazione e grazie a questi pregiudizi siamo sole e quei pochi che lottano con noi si pigliano i vostri giudizi ché non sono sufficientemente virili o, che poi è la stessa cosa, sono comunque sospetti di fiancheggiamento con l’impero occidentale.

Vabbè. Resto avvilita. Abbastanza. Noi che delle donne rifiutiamo lo status di vittime e che vogliamo mostrare le loro lotte, le nostre, a testa alta, con quella sfrontatezza che mal sopportano tutti quelli intrisi di cultura patriarcale. Le tre ragazze russe sono donne che lottano, stanno in galera, e vaffanculo perché non ho letto da tanti compagni fino ad ora neppure un “libere tutte”. Hanno da marcire in galera. Perché Pussy Riot. Perché donne. Perché bone. Perché hanno forato i media. E se non è misoginia questa, allora cos’è?

3 commenti su “milit0nti e donne al tempo di internet

  1. susy per gli amici
    24 agosto 2012

    Che cosa dire, se non che avete stra-arci-ragionissima?
    Purtroppo.
    susy fiore

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  2. Doriana
    25 agosto 2012

    scrivevo un paio di anni fa, sul mio blog:

    “”
    Dedicata…ai “compagni”, per i quali il femminicidio non esiste, per i quali le femministe sono delle paranoiche esagitate, e per i quali invece no. E pero’a fare il letto la mattina o ad occuparsi della prole ci devono pensare le compagne (ne conosco, eccome).

    “Secondo Marx, all’origine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo sta lo sfruttamento della donna da parte dell’uomo, e il primo sfruttamento umano passa attraverso la divisione del lavoro tra l’uomo e la donna. Perchè Marx non ha dedicato la sua vita a risolvere questo sfruttamento? Ha scorto la radice del male, ma non l’ha trattata come tale: perchè?” (Luce Irigaray, Amo a te).
    “”

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  3. Pina Nuzzo
    27 agosto 2012

    Hai ragione cara Doriana, questo è un problema annoso con cui si trova a fare i conti ogni generazione di donne che voglia dire la sua e fare politica in proprio.
    Il femminismo però non è passato invano se donne, con il linguaggio di oggi e a partire da sé, tengono testa a maschi e compagni. Sono fiduciosa, non per carattere, ma per passione politica, ciao Pina

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Questa voce è stata pubblicata il 24 agosto 2012 da in conosciamoci, donne, politica con tag , , .

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