laboratorio donnae

auguro a tutte un buon esito dell’incontro

Liliana Barca  ha voluto inviarci una lettera/commento in vista dell’incontro di sabato e domenica prossimi. Le sue parole sono chiare, sono lucide, sono un regalo prezioso e il migliore augurio per il nostro lavoro.

L’invito di Pina a discutere di autodeterminazione mi ha portato alla mente i seguenti termini: autocoscienza, autoformazione, autostima, autofinanziamento; termini strettamente legati tra loro.

Adottati da noi donne, ci dicono come, autonomamente e con la rivoluzione femminista, abbiamo svelato una storia (di menti, idee, sentimenti, esperienze, identità di genere) fino allora negata.

Ricordo i primi gruppi di autocoscienza nati agli inizi degli anni ’70: per quanto potevo percepire, quelle giovanissime donne, con profonda emozione e sofferenza, esprimevano un disagio, un malessere, che faceva capire a noi più adulte quanto loro non volessero vivere come noi avevamo vissuto.

Per quel che mi riguarda, quelle ragazze spinsero anche me a una spregiudicata riflessione su me stessa e sul mio corpo. Nel linguaggio di noi donne, parole come coito, orgasmo, self-help, sessualità, aborto, violenza, stupro, prima indicibili, cominciavano ora a esprimere esperienze vissute sulla nostra pelle.

Quale cultura poteva averci così condizionate da farci negare la nostra stessa esistenza?

Abbiamo avviato un processo si autoformazione per svelare quali miti, riti, leggende, codici, tradizioni e ripetuti comportamenti avessero fino allora dominato le nostre vite.

Abbiamo avviato un processo per sviluppare autostima, per riconoscere le nostre potenzialità, il nostro coraggio, per liberarci delle nostre paure, dei sensi di colpa, della subalternità, di una cultura che ci ritiene il sesso debole, rispetto a quello forte del maschio, che ci riduce a donna oggetto.

A ciò abbiamo risposto con la cultura della sessualità che, ben oltre la funzione del sesso, porta a un’enorme espansione di senso: dà carattere a tutta la nostra esistenza di donna, dal nascere fino alla fine della vita, dà identità e capacità di scelta e d’azione a partire proprio dalla nostra differenza di genere, fino a creare uno stile di vita di cui poter essere orgogliose.

Abbiamo coniugato emancipazione e liberazione, dando un nuovo senso alle nostre capacità in campo lavorativo e professionale, dove, al valore della complementarietà e della supplenza, si sostituisce quello della scelta di realizzazione personale.

Abbiamo conquistato leggi e diritti e con ciò ci siamo assunte le nostre responsabilità.

Ci siamo dunque autodeterminate?

È bastato forse il voto alle donne per diventare cittadine a pieno titolo?
È bastato capire e rivelare che il privato è politico, per far sì che la maternità venisse considerata come un valore sociale?
È bastato il diritto alla scolarità, ad accedere alle professioni, per avere pari opportunità lavorative?
E che dire dell’organizzarci politicamente per avere una riconosciuta rappresentanza politica?
È forse bastato l’autofinanziarci per non essere accusate di dipendere dalle ideologie di questo o quel partito?

Per rispondere a questi interrogativi, abbiamo promosso progetti e proposte che esigono il cambiamento: a partire da certi ben radicati aspetti della mentalità e del comportamento maschile fino alle leggi che regolano l’assetto sociale, l’organizzazione del lavoro, l’istruzione. In particolare, mi riferisco alla preparazione universitaria in campo medico-sanitario e ginecologico, e a quanto importante sia che cambi il rapporto medico-paziente, che si rispetti la libera scelta, che si garantisca il consenso informato.

Affinché sia data anche alle donne la possibilità di realizzarsi, cambiare l’assetto sociale significa anche tener conto che strutture e servizi devono rispondere a esigenze che differiscono tra uomini e donne. D’altra parte, diritti, doveri e responsabilità vanno assunti da tutti indistintamente. In questo senso, la Politica è necessaria e deve funzionare.

A questo punto, mi urge rispondere a un interrogativo posto da Pina: “il movimento delle donne è di sinistra?”.

Per quel che mi riguarda non ho dubbi: sì!
Ma sento necessario definire che significa per me “essere di sinistra”.
Sono di sinistra perché aderisco al sistema democratico e a una serie di valori che in democrazia ritengo imprescindibili: il dialogo e la partecipazione, la laicità senza eccezione alcuna, l’etica politica, la giustizia sociale. Ho fiducia che donne e uomini, e donne insieme, siano in grado di migliorarsi e rendere migliore questo mondo. Come ho già detto, penso che tutti, nel rispetto reciproco e nella condivisione di diritti e doveri, debbano assumersi le proprie responsabilità.

A proposito di laicità e rispetto reciproco, voglio concludere con un breve aneddoto. Mentre eravamo in vacanza, mio marito ed io usammo delle gentilezze verso una signora che era sola. Arrivata la domenica, questa signora si premurò di avvertirmi che la messa si sarebbe svolta in un luogo diverso dal solito. Ringraziandola le dissi che comunque non sarei andata a messa. Al che, con espressione delusa mi dice “… e io che la credevo una signora tanto per bene!”. “Anche io la ritengo una signora per bene” le rispondo “e non cambio opinione perché lei va a messa”. Da quel momento, non ha più smesso di esprimermi le sue scuse.

Ringrazio Pina, le amiche e compagne per l’attività politica che svolgono così generosamente. Auguro a tutte un buon esito dell’incontro che si terrà a breve al quale, purtroppo, non potrò partecipare.

Un abbraccio affettuoso,
Liliana Barca

5 commenti su “auguro a tutte un buon esito dell’incontro

  1. Nerella Sala
    16 settembre 2012

    Un grazie commosso: terrò con me le tue parole come prezioso irrinunciabile bagaglio cui attingere durante la navigazione verso nuovi orizzonti di senso,
    un caro abbraccio.

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  2. teresa marina paladin tissone
    16 settembre 2012

    Anch’io auguro a tutte un buon esito dell’incontro,ma se potete parlate anche
    dell’UDI, perchè tutto quello che ha scritto LILIANA io l’ho imparato nell’UDI e non riesco a pensare all’UDI senza PINA NUZZO . Un abbraccio a tutte.
    teresa marina paladin

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  3. andrea
    17 settembre 2012

    ” Liliana è Bella e Grande e Lotta Insieme a Noi! ” hasta

    Duccio

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  4. Simonetta Spinelli
    18 settembre 2012

    Liliana é sempre una donna meravigliosa. Conoscerla é uno dei regali che mi ha fatto il Movimento Femminista. Simonetta Spinelli

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  5. Simona
    20 settembre 2012

    Vorrei tanto conoscere Liliana e la ringrazio per queste parole che vengono da tanti anni di lotte e che, cariche di domande attuali e di racconti su inizi lontani, sono comunque come balsamo per i miei occhi e la mia mente affamata di certezze. Se la sinistra é quella che lei descrive, sono anch’io di sinistra e decisamente lo é anche il movimento delle donne. Per il resto, mi dissocio da qualsiais definizione o apparnenza politica. Ne sono davvero disgustata e provo un senso di alienazione e distacco totali dalla politica “tradizionale”, ogni schieramento compreso. Quello che sto facendo prima in Udi ed ora con Pina e Laboratorio Donnae è molto probabilmente quel lavoro o processo di autoformazione di cui Liliana parla all’inizio della sua bellissima ed incoraggiante lettera. Quel processo per me è difficile, duro, impervio ed é decisamente politico. Ci vediamo a Roma!

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Questa voce è stata pubblicata il 15 settembre 2012 da in appuntamenti, donne con tag , , , .

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