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leggere,recensire

 Virginia Woolf ha scritto, come solo lei sapeva fare, un libro – Leggere, recensire (1) – in cui alterna ricordi legati al piacere della lettura a riflessioni sul ruolo del recensore e sul valore della critica. Rileggerlo mi ha fatto sorridere ammirata  pensando a quanto di profetico c’è nelle sue parole. Dei quattro saggi raccolti nel volume (Letture, 1919; Lettere d’oggi, 1930; A proposito di libri, 1931; Sulla recensione, 1939) condivido un breve capitolo, il terzo, del saggio Sulla recensione.

Se il recensore ha cessato di essere di alcuna utilità sia per lo scrittore sia per il pubblico, sembrerebbe un dovere civico abolirlo. Ed effettivamente il recente fallimento di certe riviste composte soprattutto di recensioni parrebbe indicare che, qualunque ne sia il motivo, tale sarà il suo destino. Ma prima che il recensore sia cancellato dalla faccia della terra vale la pena osservarlo in azione – i grandi quotidiani e settimanali di politica ancora si portano dietro una manciata di brevi recensioni – per capire che cosa sta cercando di fare; e perché gli riesca tanto difficile farlo; e vedere se per caso non ci sia qualche elemento che valga la pena di salvare. Proviamo a chiedere al recensore stesso di chiarirci la natura del problema, secondo il suo punto di vista. Nessuno è più qualificato a farlo di Harold Nicholson. Proprio l’altro giorno (2) ha parlato dei doveri e delle difficoltà del recensore, quali egli li vede. Per cominciare ha detto che il recensore, che è « tutt’altra cosa dal critico », viene « ostacolato dalla natura ebdomadaria del suo compito »: in altre parole deve scrivere troppo e troppo spesso. Quindi ha cercato di definire la natura di quel compito. « Deve, il recensore, confrontare ogni libro che legge con i criteri eterni della eccellenza letteraria? Se così fosse, le sue recensioni sarebbero un unico lungo ululato. Deve semplicemente tenere in considerazione gli utenti delle biblioteche e dire loro quali libri leggere? Se così fosse, degraderebbe il suo gusto a un livello non molto stimolante. Come regolarsi allora? »

Dato che non può fare riferimento ai criteri eterni della letteratura; dato che non può dire all’utente delle biblioteche quali libri gli potrebbero piacere (perché «degraderebbe il suo intelletto»), gli rimane un’unica cosa da fare: destreggiarsi. «Io mi destreggio tra i due estremi. Mi rivolgo agli autori dei libri che recensisco; cerco di dire loro perché mi piace o non mi piace il loro libro; e confido che da un tale dialogo il lettore medio possa trarre qualche informazione».

Ecco una dichiarazione onesta, e la sua onestà risulta illuminante. Fa capire che la recensione è diventata espressione di un parere soggettivo, offerto senza neppur cercare di rifarsi a «criteri eterni» da un uomo che va di fretta; che dispone di poco spazio; dal quale si pretende che in quel poco spazio soddisfi a interessi diversi; che è angustiato dalla consapevolezza di non adempiere il proprio compito; che non sa bene quale sia quel compito; che, infine, è costretto a destreggiarsi. Orbene, il pubblico, per ignorante che sia, non è asino al punto da investire sette scellini e sei pence dietro consiglio di un recensore che scrive in queste condizioni; e, per ottuso che sia, il pubblico non è tanto gonzo da credere nei grandi poeti, nei grandi romanzieri, e nei capolavori epocali che nelle citate condizioni vengono settimanalmente svelati. Tuttavia le condizioni sono quelle; e tutto lascia supporre che nel corso dei prossimi anni esse diventeranno ancora più drastiche. Già ora il recensore sta attaccato per un filo alla coda dell’aquilone della politica. Presto verrà completamente spazzato via. Il suo lavoro sarà svolto (e in molti giornali è già così) da un efficiente funzionario armato di forbici e colla che verrà chiamato (chissà) lo Spremitore. Lo Spremitore scriverà una breve relazione sul libro; con un estratto della trama (se è un romanzo); una scelta di versi (se è un libro di poesie); un paio di aneddoti (se è una biografia). A questo ciò che resta del recensore – magari lo si chiamerà l’Assaggiatore – apporrà un timbro: una stellina in segno di approvazione, una crocetta di disapprovazione. Il risultato – Timbro più Spremitura – sostituirà il discordante e insensato chiacchiericcio che regna attualmente. Né vi è motivo di ritenere che a due degli interessati questo sistema debba rendere un peggior servizio di quello oggi in vigore. L’utente delle biblioteche saprà quel che gli preme di sapere: se il libro in questione sia il tipo di libro da ordinare alla biblioteca; e l’editore farà raccolta di stelline e crocette invece di sobbarcarsi la fatica di copiare a righe alterne lodi e insulti ai quali né lui né il pubblico credono più. E l’uno e l’altro forse risparmieranno un po’ di tempo e un po’ di denaro. Ora restano da considerare le altre due parti in causa: vale a dire lo scrittore e il recensore. Che effetto avrà su di loro il sistema Timbro e Spremitura?

Cominciamo dallo scrittore, il cui caso è più complesso perché possiede l’organismo più altamente differenziato. Nei due secoli circa nei quali si è trovato esposto ai recensori ha indubbiamente sviluppato in lui quella che potremmo chiamare la coscienza del recensore. Nella sua mente è viva l’immagine di una figura nota come « il Recensore ». Per Dickens si trattava di un pidocchio armato di frecce da pigmeo con-sembianze d’uomo e cuore di demonio. Per Tennyson era ancora più terrificante. È vero che i pidocchi oggigiorno sono così tanti e i loro morsi così numerosi che lo scrittore è diventato relativamente immune: oggi più nessuno insulterebbe un recensore con la violenza di Dickens o gli obbedirebbe così passivamente come Tennyson. Eppure sulla stampa leggiamo certi sfoghi che inducono a credere che le zanne del recensore contengano ancora una dose di veleno. Ma che cosa mordono? Qual è la vera natura dell’emozione suscitata? Questa è una domanda complessa; ma forse possiamo arrivare a una possibile risposta sottoponendo lo scrittore a un semplicissimo test. Si prenda uno scrittore sensibile e gli si ponga dinnanzi una recensione ostile. Immediatamente si manifesteranno sintomi di sofferenza e di collera. A questo punto gli si dica che nessuno, eccetto lui, leggerà quei commenti ingiuriosi. Nel giro di cinque o dieci minuti il dolore che, se l’attacco fosse stato sferrato in pubblico, sarebbe durato una settimana alimentando un rancore accanito, scompare del tutto. La temperatura si abbassa; subentra l’indifferenza. Questo prova che il punto sensibile è la reputazione; ciò che la vittima temeva era l’effetto dell’insulto sull’opinione che gli altri hanno di lui. E l’effetto sulla sua borsa. Ma la sensibilità da borsa è nella maggior parte dei casi meno sviluppata della sensibilità da reputazione. Quanto poi alla sensibilità da artista (la sua personale opinione circa il proprio lavoro), quella non viene scalfita da niente che in bene o in male il recensore possa dire. Invece la sensibilità da reputazione è ancora molto viva; perciò occorrerà del tempo prima di convincere gli scrittori che il sistema Timbro e Spremitura è altrettanto buono di quello in uso oggi. Obietteranno di avere « la reputazione », un disturbo che si manifesta con attacchi che compaiono e scompaiono a seconda di ciò che di loro vien detto sulla stampa. Tuttavia, nell’attuale situazione, i tempi sono maturi perché anche lo scrittore si convinca che nessuno lo tiene in maggiore o minore considerazione per il fatto di essere lodato o biasimato sulla stampa. Ben presto si renderà conto che i suoi interessi – il desiderio di fama e il desiderio di denaro – sono garantiti con altrettanta efficacia dal sistema Timbro e Spremitura che dall’attuale.

Tuttavia anche stando così le cose, allo scrittore potrebbe rimanere qualche motivo di lagnanza. Il recensore svolgeva anche altre funzioni oltre a quelle di accrescere la fama e stimolare le vendite. Lo ha indicato chiaramente Harold Nicholson: « Cerco di dire loro perché mi piace o non mi piace il loro libro ». Lo scrittore vuole sentirsi dire perché a Harold Nicholson il suo libro è piaciuto o non è piaciuto. Questo è un desiderio sincero. Che supera il test della segretezza. Chiudete porte e finestre; tirate le tende, assicuratevi che non abbiano a penetrare né fama né denaro; e ugualmente allo scrittore continuerà a importare molto di sapere che cosa pensa del suo libro un lettore onesto e intelligente.

(1)  Leggere, recensire  edizioni Marcos y Marcos, Milano,1990, traduzione di Adriana Bottini.

(2)   The Daily Telegraph, Marzo, 1939.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2012 da in donne, letture con tag , , , , , .

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