laboratorio donnae

…per questo mi sottraggo agli appelli

– scritto di Pina Nuzzo –

“Dai resoconti di Paestum si capisce che  si è parlato molto di Democrazia Paritaria. Ci piace. Perché vuol dire che l’azione politica avviata dall’Udi nel 2006 è andata lontano, oltre ogni aspettativa”. Questo scrive UDIMacare Salento nel suo blog. (leggi tutto)

Alla  riflessione ( e alle citazioni di cui ringrazio le Macare) aggiungo.

Nel 2006  per promuovere una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali,  l’Udi scelse la forma della legge di iniziativa popolare ritenendola lo strumento più immediato, più  diretto per avviare un dibattito ampio e creare le condizioni di un cambiamento culturale.

Solo uno spostamento  dell’opinione pubblica avrebbe potuto smuovere i partiti che si erano sempre mostrati sordi alle richieste che da tempo le donne andavano facendo per un riequilibrio della rappresentanza. Non posso dimenticare l’espressione inorridita di alcune  parlamentari, anche di centro sinistra, quando, in un incontro alla Camera dei deputati, aperto alle associazioni, annunciai la nostra intenzione di promuovere il 50E50. Mi dissero che eravamo fuori dalla realtà e che le donne potevano aspirare, al massimo, ad una quota del 30 o del 40 percento.

Quella Campagna coraggiosamente partì, trovando il consenso di tante e di tanti. Curiosamente però, più l’adesione cresceva, più i politici (e le politiche)  cominciarono a modificare il loro  linguaggio  dichiarandosi  a favore del 50E50; sempre naturalmente cancellando l’origine e annettendosi il merito dell’idea. Era già un risultato: quando le parole spostano, spostano le persone e cambiano le cose.

Quella Campagna aprì anche discussioni e conflitti tra le donne, ci furono donne  che decisero di impegnarsi e raccolsero le firme a prescindere dalle posizioni del loro partito. Donne che si sono autodeterminate così come  hanno fatto, in tutta semplicità, donne lontane dalla politica.

I risultati concreti di un impegno politico che ha coinvolto migliaia di donne li abbiamo visti nelle amministrative. L’opinione pubblica ha incalzato i candidati a sindaco, gli amministratori degli enti locali  si sono affannati  a dire che avrebbero rispettato il principio del 50E50. Spesso le promesse sono state mantenute, ma comunque in futuro chiunque vorrà  governare sa che deve fare i conti con l’ambizione femminile.

Questo è il punto d’arrivo per me. Come prova il dibattito che ha attraversato Paestum.

Per questo mi sottraggo agli appelli a sostegno di una singola donna. Come  femminista ho fatto  tutto quello che potevo perché le donne che lo vogliono possano gareggiare alla pari. Tutte le donne. Quelle  che vogliono  spendersi  in un partito troveranno  tra le donne (e gli uomini ) che condividono con loro ‘quel’ progetto politico le alleanze e le strategie necessarie.   Di contro i partiti, se vogliono essere minimamente credibili, non possono più eludere la domanda che viene da una grande parte dell’elettorato.

50E50 in altre parole

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Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2012 da in donne, generi, politica con tag , .

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