laboratorio donnae

25 novembre a Mirafiori

– scritto di Rita Danila Murgia –

Seguo il  blog anche se non partecipo attivamente, scrivo solo se ho qualcosa da dire ed oggi è così. Anche quest’anno con le donne della circoscrizione di Mirafiori, presso la biblioteca Pavese, abbiamo preparato un’iniziativa per il 25 Novembre e voglio condividere con le altre sul blog DonnaeLab,  il mio pensiero.
Mi guardo attorno, ascolto quello che viene detto nei convegni, nelle iniziative “eccellenti” cui partecipano tante esperte e mi rendo conto che non siamo andate avanti rispetto a quanto abbiamo fatto con la
Staffetta del 2008/09. Si parla di violenza ricacciando le donne nella gabbia delle  vittime, si fa fatica a uscire da questa rappresentazione e autorappresentazione. E’ ancora difficile  posizionarsi come testimoni ed agire di conseguenza. Ma solo cambiando il nostro modo di leggere la realtà  possiamo diventare  più libere di scegliere come vogliamo vivere. Se ci lasciamo appiattire ed abbruttire dalla paura, rabbia, risentimento dove troviamo le risorse per cambiare? Questa è la riflessione che sto elaborando e che voglio condividere.
Per la giornata del 25, per l’incontro a Mirafiori, ho pensato di scrivere una lettera rivolta ad ogni donna ed uomo presenti in sala. Ho preso lo spunto da un fatto reale( vedi link video). Un grande abbraccio a tutte.

per il 25 novembre a Mirafiori:

Sono Rita Danila Murgia dell’Udi di Torino, oggi voglio farvi un regalo, ho scritto per ognuno di Voi una lettera come si usava nel secolo scorso.

Sono emigrata dalla Sardegna a Torino e il mio percorso è il vostro è lo stesso di voi che siete arrivati dalla Puglia, Sicilia, Marocco,  India, Pakistan, Iran o  qualsiasi parte del mondo; anche io ho lasciato la mia terra, i miei affetti, le mie abitudini e tradizioni e mi sono inserita in questa cultura dove vivo.

Alcuni di voi hanno le lettere spedite dai familiari, altri ricevono le notizie del paese per telefono, mail o video telefonate, ho voluto recuperare la memoria delle lettere e delle notizie come ce le riportavano allora.

Caro fratello, cara sorella,

ti ho mandato il video di Tzia Peppedda di Orani, te la ricordi? Lo sai che  il 7 di novembre dei ladri mascherati, sono entrati in casa sua e le hanno rubato € 1.400, mischina era la sua pensione ed i suoi risparmi per la spesa di questo mese e meno male che i soldi per la bara li tiene in banca al sicuro.

Tzia Peppedda con la vita dura che ha fatto te lo ricordi? E’ nata nel 1910 e quando è scoppiata la 1° guerra mondiale lei era già buttata in campagna a lavorare, mieteva il grano, raccoglieva le ghiande, lavava le lenzuola ed i vestiti nel fiume (estate ed inverno), andava pure al bestiame,  si alzava alle 2 di notte per fare il pane, accudiva i fratelli e le sorelle più piccole, le famiglie allora erano molto numerose e bisognava lavorare tutti, grandi e piccoli;

Ha vissuto la seconda guerra mondiale, la crisi degli anni 70 quando nella nostra zona hanno voluto fare la fabbrica di Ottana che ha impiegato 13.000 persone e poi è fallita lasciando tanti in miseria, ed oggi non è diverso abbiamo tanti disoccupati, non c’è lavoro e ci sono tante famiglie in miseria, quante ne ha viste in un secolo Tzia Peppedda…;

Ma hai visto che vive ancora da sola, come ha risposto al giornalista quando gli ha detto di dire ai ladri ora basta di venire a rubare i suoi soldi? Gli ha risposto che se lo hanno fatto avevano più bisogno di lei, che donna capace di ri-conoscere l’umanità in uno sconosciuto mascherato che la sta derubando, ha provato compassione per questi sconosciuti, li ha perdonati ed ha mantenuto uno sguardo fiero ed ardimentoso, non si è fatta scorare dalla paura, continua a vivere da sola e non vuole nessuno in casa perché lei è in grado di vivere da sola, hai sentito quando il giornalista le ha ricordato che aveva 102 anni, ha risposto 101 i 102 li compie fra un mese.

Mi sto chiedendo una cosa… Tzia Peppedda ha avuto una vita dura, ha vissuto la violenza della guerra, ha visto tante persone disperate per la fame e per la mancanza di futuro, perché Lei è comunque serena anche se hanno violato la sua casa, hanno preso i suoi soldi che sono il frutto di una vita vissuta duramente.

Ma in città le persone più giovani (sono più giovani perché più vecchi di Lei qui in Sardegna saranno solo una trentina), come reagiscono le persone che vengono derubate, che vivono la violenza e la subiscono, cosa pensano, come si vivono dentro, rimangono prigionieri della paura oppure riescono a rimanere testimoni di quello che gli accade pensando come fa Tzia Peppedda, “sono fatti che succedono ai vivi” e continuano a vivere la vita ringraziando la buona sorte che gli ha dato un giorno in più da vivere e scegliere come viverlo.

Ora ti saluto, cerca di stare bene e non preoccuparti che noi qui stiamo bene, quando torni? Noi ti aspettiamo sempre, un abbraccio

Tua sorella Rita

Ho voluto parlarvi come se stessi scrivendo dal paese mia sorella emigrata perché mi permette di parlavi col cuore oltre che con la testa, all’inizio abbiamo visto le slides con le frasi scritte che erano state messe nell’anfora nel 2009, in occasione della Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne, abbiamo parlato di violenza in diversi contesti e quest’anno parliamo della violenza che ci porta lo sconosciuto.

Quando ho pensato a questa serata avevo in mente di parlavi di un’aggressione che ho subito nel 2001, mentre un ragazzo giovane ha tentato di rubarmi la borsetta e della paura che ho provato, di come ha limitato la vita per un certo periodo e di come oggi mi muovo tranquillamente anche di notte da sola in città ma, potevate obiettare che ero giovane e potevo superare il trauma;

Poi ho visto al telegiornale sardo ciò che era successo a Tzia Peppedda, ultra centenaria che ha avuto modo di sperimentare diversi tipi di violenza, ma lei è lì serena, vive non si sente vittima e nemmeno sconfitta da quest’ultima violenza che subisce, ha un moto di fierezza quando dice “ mischini ( poverini), l’hanno fatto perché avevano bisogno, sono più fragili di me, sono da compatire”. Io appartengo alla cultura della  Signora e la condivido, condivido con voi il fatto che se ci mettiamo nella posizione di essere testimoni e non semplici vittime di quello che ci accade per quanto doloroso possa essere per noi, troviamo la forza, le risorse, il coraggio di continuare ad andare avanti nella vita di tutti i giorni senza vergogna, senza sensi di colpa e se trasformiamo la rabbia in compassione per la piccolezza, l’ignoranza e mancanza di umanità di chi ci fa soffrire, forse riusciamo anche noi a perdonare. Vi ringrazio

PDF del TESTO

http://www.videolina.it/video/servizi/35349/orani-rapinata-in-casa-a-102-anni-ne-avevano-bisogno.html

2 commenti su “25 novembre a Mirafiori

  1. odette
    12 novembre 2012

    GRAZIE RITA DANILA MURGIA.odette

    Mi piace

  2. angela
    19 novembre 2012

    Sensibile come sai essere….. ciao Angela

    Mi piace

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