laboratorio donnae

EMANCIPATA SARAI TU!

SECONDO APPUNTAMENTO LaboratorioDonnae

SABATO 26 gennaio 2013

Roma, Viale dell’Arte 91 (EUR, metro fermata Fermi) dalle ore 11,30 alle ore 17,00

Nel primo appuntamento del Laboratorio Donnae, andando un po’ a ruota libera, ci siamo soffermate – a lungo – sul tema del corpo: corpo sessuato, corpo riproduttivo. Seguendo il filo del ragionamento il discorso è caduto sul lavoro e sulle scelte fatte in rapporto o in funzione del lavoro. Molte hanno detto di sé, a seconda dell’età e dell’esperienza; chi raccontando le scelte fatte per avere quel reddito, anche minimo, su cui appoggiarsi e progettare altro; chi affermando di volere un lavoro, fondamentale per sentirsi realizzata. I contributi arrivati dopo il primo appuntamento – e pubblicati nel blog – danno un’idea della discussione.

Riflettendo su quell’incontro, su cose lette in rete e su iniziative politiche a cui ho partecipato in questi mesi, ho pensato di riprendere il filo del discorso mettendo a tema il concetto di emancipazione. Per molto tempo questa parola è stata praticamente bandita dal vocabolario femminista; essere emancipate voleva dire essere omologate. Tuttavia una rilettura del ruolo svolto dal movimento di emancipazione – pensiamo alle leggi in difesa della lavoratrice e della lavoratrice madre – ci permetterebbe di vedere più chiaramente cosa è diventato il lavoro nella vita delle donne di oggi. E capire se ci sono i presupposti  per andare verso un superamento del concetto di  tutela.

Il confronto di questo secondo appuntamento avviene a partire dalla narrazione di  esperienze concrete.

I lavori di sabato sono introdotti da

Simona Trabucco,  Federica Castelli,  Tiziana Pittia,  Cristina Rizzo, Loredana De Vitis

quota di partecipazione € 5,00, compresa pausa pranzo insieme

 

“La politica è stato il luogo del riscatto per tante donne uscite dalla guerra che non avevano istruzione e nessuna prospettiva; oggi, forse, può avere una funzione analoga per donne istruite e preparate che ambiscono ad una rappresentazione di sé che non sia schiacciata solo sul lavoro che si fa per vivere. Infatti se per una donna è un fatto normale lavorare, allo stesso tempo il lavoro non occupa tutti i suoi pensieri e nemmeno tutta la sua vita, perché la realizzazione di sé va oltre il lavoro e include il bisogno di coltivare passioni e interessi. Anche in coppia i giovani difendono ciascuno i propri spazi le proprie amicizie, per questo sarebbero naturalmente flessibili se nel nostro paese flessibilità non volesse dire precarietà assoluta. La precarietà non permette di programmare il tempo e le energie e in particolare ostacola la partecipazione alla vita sociale e politica di tantissimi giovani, donne e uomini. Anche a questo è dovuto il crescente discredito nei confronti della politica, considerata e usata da tanti come un modo per fare velocemente carriera”. (Pina Nuzzo)

http://www.udichesiamo.org/index.php?option=com_k2&view=item&id=1:libere-di-lavorare&Itemid=223

“Vale la pena di nominare correttamente una situazione che vede moltissime donne inoccupate. Quindi non disoccupate o in cerca di lavoro a seguito di un licenziamento, o della cessazione di un contratto. Ma inoccupate. Ciò vuol dire che in Italia, soprattutto al Sud, molte donne non solo non lavorano, ma si chiamano automaticamente fuori dalla ricerca di un lavoro. Semplicemente smettono di cercarlo. […] Infine, la mancata ricerca di un lavoro corrisponde ad una immobilità sociale devastante. Le donne smettono di cercare lavoro perché, se con figli, devono ancora porsi loro per prime il problema di dove collocarli, e a quali costi, qualora dovessero impiegarsi. Smettono di cercare lavoro perché trovano solo occupazioni al di sotto del loro grado di istruzione e specializzazione, con retribuzioni ridicole e non dignitose. Smettono di cercarlo perché in Italia la rete familistica e nepotistica affossa qualsiasi merito e capacità del singolo”. (Valentina Sonzini)

http://www.udichesiamo.org/index.php?option=com_k2&view=item&id=85:un-nuovo-paradigma-economico&Itemid=223

“Volevo, voglio ancora, un lavoro che mi permetta di essere me interamente, che non mi obblighi a funzionare a compartimenti stagni o a corrente alternata: per es. dalle 9 alle 13 agente di viaggio, dalle 13 alle 16 mamma con possibilità di allattamento, dalle 16 alle 20 agente di viaggio, dalle 20 alle 9 mamma/donna/compagna/figlia/amante ecc.. Eh si, il bando, fantastico per tanti aspetti, non lo prevedeva. Non prevedeva la cura della relazione come elemento produttivo, relazione madre/figlio o anche padre/figlio”. (Claudia Lisi)

http://www.udichesiamo.org/index.php?option=com_k2&view=item&id=75:il-lavoro-per-me&Itemid=223

“Flessibili sì, ma alle nostre condizioni, non a quelle del mercato. Il futuro, per ora, non lo immaginiamo, ne abbiamo una percezione schizofrenica. Esiste uno scarto tra i nostri desideri e l’espressività che il mercato del lavoro ci concede. Ma farci da parte non è la soluzione che vogliamo, perché la sottrazione non è una strategia di libertà. Ripartiamo dalle relazioni tra donne, e non solo nel lavoro. Quello che manca è un sapere minimo diffuso, il fatto che ad una donna, un’altra donna qualsiasi, possa venire in mente che, se vuole, ci sono altre donne con cui entrare in relazione, una dimensione che sia inclusiva, in cui ciascuna possa trovare lo spazio per sé”.(Diversamente occupate)

http://diversamenteoccupate.blogspot.it/p/un-curriculumcollettivo.html

 

Un commento su “EMANCIPATA SARAI TU!

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2012 da in appuntamenti, conosciamoci, donne, generi, laboratorio, lavoro, politica, tessitura con tag , .

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