laboratorio donnae

“il mio lavoro di compliance manager”

Dominique FortinScrive Simona Trabucco su Facebook : “Il mio lavoro di compliance manager mi mette a confronto ogni giorno con gli indici di corruzione dei paesi di quasi tutto il mondo. Ho notato un parallelismo impressionante tra la classifica dei paesi più corrotti (a giorni sarà pubblicata quella di Transparency International) e la classifica sulle disparità di genere pubblicata dal World Economic forum (http://www.weforum.org/issues/global-gender-gap). 

Dove le donne non hanno il giusto posto nella società civile, nel mondo del lavoro, e nella vita politica di un paese il tasso di corruzione è elevatissimo. Dove non c’è democrazia paritaria c’è il fallimento della società civile e della classe politica ed economica.”

La considerazione di Simona mi fa immaginare  il prossimo appuntamento del laboratorio ricco di spunti.  Ci sono domande che voglio fare a lei e alle altre relatrici, a partire dalla singolare esperienza di cui ciascuna di loro è portatrice.

http://www.transparency.org/news/pressrelease/media_advisory_launch_corruption_perceptions_index_2012

3 commenti su ““il mio lavoro di compliance manager”

  1. laboratorio donnae
    2 dicembre 2012

    Simona Trabucco ha appena commentato su fb: Lavoro per una grande multinazionale che ha avviato da tempo una grande campagna anticorruzione. Transparency International è il nostro riferimento per gli indici di corruzione percepita. E non solo il nostro.

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  2. Simona
    2 dicembre 2012

    La grandi aziende quotate in borsa hanno l’obbligo di aderire ad una serie impressionante di normative sul controllo interno. Questo a tutela delle consumatrici e dei consumatori, investitrici ed investitori. Ho la fortuna di lavorare per un gruppo americano che non solo si è adeguato sulla carta (approvando una serie di procedure di controllo interno volte ad impedire abusi e pratiche illegali) ma haanche implementato i processi interni di compliance e controllo dei rischi. La lista dei paesi corrotti serve a verificare se eventuali fornitori o clienti residenti in un determinato paese debbano essere soggetti a particolari controlli e verifiche sulla loro eventuale implicazione in politiche di corruzione o altre pratiche illegali. Per dirla in modo semplice e fare solo un esempio, non possiamo comprare un chiodo da un’azienda il cui general manager sia stato, anche in passato ed in un’altra azienda, implicato in casi di corruzione. Il parallelismo tra la lista dei paesi corrotti e quella del gender gap è tanto impressionante quanto immediato.

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    • doriana
      2 dicembre 2012

      ciao simona,
      e qui si apre un buco nero che inghiotte tutto (e tutti-e), rispetto al discorso ‘ndrangheta e mafie…spero di riuscire a venire a gennaio per ascoltare i vostri punti di vista!intanto un abbraccio e a presto

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