laboratorio donnae

ci mancherai Liliana

69Liliana Barca ci ha lasciate. Per me è un dolore. Ho incontrato Liliana nell’Udi, tanto tempo fa, ma è negli ultimi anni che ho avuto modo di conoscerla meglio, di apprezzarne la libertà di pensiero e l’entusiasmo che la caratterizzava.  Aveva creduto  nel processo di rinnovamento avviato nell’Udi perché  credeva nelle giovani donne; per questo mi ha dato credito e sostegno. Con la grazia che era un tratto del suo modo di fare e di essere. Mi mancherai Liliana. Pina Nuzzo

Chi era Liliana ce lo dice lei stessa

Da “sciogli il tuo nodo” di Liliana Barca, Roma febbraio 2011

La famiglia di origine

Mi chiamo Liliana Barca, sono nata il 3 ottobre 1923, “negli anni in cui il fascismo violentemente s’imponeva“, com’era solita dirmi mia madre quando cominciai a chiederle del tempo in cui ero nata.

Sono la terza di sette figli, quattro maschi e tre femmine. Essere la figlia femmina più grande ha certo inciso sul mio ruolo in famiglia.

L’educazione ricevuta dai miei genitori è stata molto severa, specialmente mia madre era rigida e autoritaria. La divisione dei ruoli in famiglia era netta e impensabile il poterla mettere in discussione.

I valori da rispettare erano: fare sempre il proprio dovere, essere sinceri, rispettare gli altri, essere responsabili, essere riservati e mantenere sempre la compostezza. lo ero timida ed introversa.

La scuola elementare che ho frequentato si chiamava Italico Sandro Mussolini. Mi affezionai subito alle compagne, mentre le insegnanti le vivevo come figure autoritarie che m’incutevano grande soggezione. Studiare era uno dei doveri principali. I testi scolastici inneggiavano al Re soldato, al Duce, alla battaglia del grano, al fascio littorio, al padre lavoratore e alla madre brava massaia.

Era questo il fascismo? A noi bambini sembrava normale, era un dato di fatto, un ordine costituito, un sistema di organizzazione non soggetto a giudizi o critiche; era così, senza opposizioni.

In quanto a me, fare il mio dovere voleva dire fare i compiti ma anche aiutare in casa e avere la responsabilità di accudire le sorelle e i fratelli nati dopo di me. Cosicché, io che soffrivo per la mancanza di relazione affettiva e di confidenza con mia madre, riversavo tutto il mio amore nei confronti dei più piccoli e mi occupavo di loro senza sforzo e sacrificio. Tuttavia, non potevo certo confidare a loro i miei intimi pensieri, le emozioni, le paure e i turbamenti della mia adolescenza.

Quando avevo forse dieci anni, i miei genitori, che fino ad allora erano stati protestanti e poi a lungo alla ricerca di una confessione a cui appartenere spiritualmente, si convertirono al cattolicesimo. Noi primi quattro figli venimmo dunque battezzati. Ricordo perfettamente quel rito nella chiesa di S. Agnese a cui partecipai passivamente. Dopo il battesimo, ci iniziarono al rito della messa, alla frequentazione dell’Azione Cattolica, alla preparazione al sacramento della comunione e relativa confessione.

Appartenere alla chiesa cattolica non cambiò il mio modo di essere e di comportarmi, mentre regole e divieti da rispettare, aggravati dal senso detta colpa e del peccato, facevano aumentare in me paure e interrogativi. Che cosa significavano quegli atti impuri di cui il confessore mi chiedeva ragione? Qualcosa di innominabile di cui ci si poteva rendere colpevole anche inconsapevolmente? La Chiesa certo non mi dava risposte, né al mio esistere e tanto meno al mio essere nata di genere femminile.

Mio padre, dopo la conversione, divenne rigorosamente credente e osservante, mentre mia madre assunse un atteggiamento distaccato e critico nei confronti della Chiesa, affermandosi più come libera pensatrice.

Mio padre, poiché la sua carriera era stata bloccata, decise di prendere la tessera del Partito Fascista. Lo fece anche per noi figli, perché temeva che non essere conformi all’ordine costituito ci avrebbe fatto sentire “diversi” e recato delle difficoltà. Il rapporto tra mio padre e mia madre, che fino allora mi era apparso pieno di sentimento, sfiorando a volte toni romantici, si trasformò col tempo in un rapporto fatto di contrasti e interminabili discussioni dalle quali noi figli eravamo esclusi. Comunque, cominciammo presto a percepire la natura delle loro discussioni: da una parte mia madre che, sempre più critica nei confronti del fascismo, di fronte a certi accadimenti non perdeva occasione per sfogare la sua indignazione anche con noi figli; dall’altra mio padre che rimpiangeva i tempi del loro amore senza contrasti.

I miei fratelli maggiori frequentavano il ginnasio e il liceo classico. Luciano, il più grande, era “superbravo”, l’orgoglio dei miei genitori. Per questa ragione, la scuola che frequentava mi appariva molto prestigiosa. In quanto a me, dopo la quinta elementare i miei m’iscrissero alla scuola magistrale. Rimasi moto delusa: era una scuola tutta femminile che mi avrebbe fatto raggiungere un livello d’istruzione sufficiente a una donna destinata a diventare una brava donna di casa, moglie e madre, comunque una scuola di serie B.

Anche mia madre, del resto, pur certa delle sue doti intellettive, della sua attitudine allo studio e delle sue capacità d’apprendere, era certa che per lei, donna, non fosse possibile nessun’altra realizzazione se non quella del suo ruolo in famiglia. Più volte la sentivo dire che se fosse nata uomo avrebbe voluto diventare ingegnere o avvocato.

Io, nata femmina, che volevo essere?

Non trovavo nessun interesse per lo studio. Studiavo per il voto, per la promozione.

Le materie scolastiche erano insegnate come fossero ciascuna separata dalle altre, non c’era connessione tra loro e tanto meno era possibile trovare alcun nesso tra quello che si studiava e la realtà della nostra vita.

Per i miei genitori, i professori erano sempre dalla parte della ragione e non venivano ammesse giustificazioni e istanze da parte di noi figli.

Solo una volta accadde diversamente. Era d’obbligo per noi femmine portare il cappello, e d’estate la paglia. Una volta, eravamo alla fine dell’anno scolastico, mentre scendevo le scale con la mia classe, l’insegnante che ci accompagnava all’uscita si girò verso di noi e indicandomi urlò, con gli occhi fuori dalle orbite, “depravata!”. Avevo il cappello in mano. Per la pesantezza e la durezza del tono con cui pronunciò questa parola mi sentii molto colpevole.

Tornai a casa, pronta a prendermi un altro rimprovero da mia madre. Invece quella volta, credo l’unica, mia madre mi tranquillizzò e mi disse di dimenticare quella parola. Anche mio padre la sera mi esortò a dormire tranquilla. […]

È qui l’UDI?

Anche quando il ’68 segnò l’inizio della contestazione giovanile, e nostro figlio partecipò a quegli avvenimenti, cercavo di comprendere il senso dei mutamenti che direttamente o indirettamente ci coinvolgevano tutti.

Ma il mio vero coinvolgimento, a un livello più profondo e personale, arrivò solo agli inizi degli anni 70, con il risveglio delle donne che, a cominciare dalle giovanissime fino alle meno giovani, si riunivano in piccoli gruppi di autocoscienza, formavano collettivi e si riconoscevano in quello che è stato poi denominato il Movimento di Liberazione della Donna. Il termine “liberazione” prendeva il sopravvento su quello di “emancipazione”.

Anche io mi sentii spinta a unirmi a queste donne. A Roma, ci si riuniva in Via Pompeo Magno. Qui scoprii che il mio percorso di autocoscienza, finora portato avanti da sola, trovava un’assonanza con quello di tante altre. In molte donne che durante le riunioni prendevano la parola, sentivo esplodere una gran rabbia: chi era il nemico da sconfiggere se non il patriarcato, il maschilismo, le istituzioni e l’uomo che avevamo di fronte? lo, che in quelle riunioni non fui mai capace di prendere la parola, pur condividendo certi contenuti, non mi ritrovai con i metodi di lotta che lì si volevano usare. Fu a questo punto che interruppi i contatti col mondo esterno, ma non solo a causa delle mie divergenze di opinione in fatto di femminismo. Mi era stata infatti diagnosticata una malattia, già in stato avanzato, e dovetti affrontare un rischioso intervento chirurgico per carcinoma alla cistifellea. Per un periodo lungo ho vissuto da malata, periodo in cui, ancora una volta, ho potuto sperimentare quanto mi siano stati d’aiuto, oltre alle cure mediche, il sostegno, l’assistenza, la solidarietà dei miei cari famigliari, marito, figli, fratelli, sorelle e amici, ai quali va sempre la mia gratitudine. Un privilegio, il mio, di cui vorrei potessero godere tutte le persone che soffrono.

Dopo il lungo periodo di isolamento dovuto alla malattia, una volta recuperate le forze, sentii il desiderio di riprendere contatto con quel mondo di donne in fermento. Questa volta cercai l’UDI. Senza preavviso, andai alla sede di Via Colonna Antonina 44, dove trovai la presidente dell’UDI nazionale, Marisa Passigli, lì da sola. Mi riconobbe subito come la sorella di Luciano Barca, suo compagno di scuola al liceo. Anche a me vennero dei ricordi e in particolare che Marisa dovette lasciare la scuola dopo le leggi razziali. Ci abbracciammo con grande affetto.

Visto il mio desiderio di venire meglio a conoscenza dell’attività dell’UDI, la Passigli mi indirizzò sull’istante a Piazza Venezia dove un gruppo di compagne dell’UDI provinciale di Roma avevano allestito una mostra a favore degli asili nido. Mi accolsero due belle giovani, vivaci e sorridenti, Anna Grignola e Laura Vestri, allora responsabili dell’UDI di Roma. Con grande entusiasmo mi spiegarono quale fosse il progetto politico che stavano presentando al pubblico. Mi associai a loro e alle altre compagne con tale soddisfazione di condividere quell’obiettivo che Anna e Laura rimasero sorprese della mia resistenza alla stanchezza e al gran caldo che in effetti mi sembrava di non avvertire. Fu quello l’inizio della mia attività nell’UDI.

In quegli anni, veniva facile alle donne aggregarsi per affrontare insieme la “questione femminile” ormai esplosa in tutta la società. Poiché anche nella zona Salario dove io vivevo s’erano formati diversi collettivi femministi, misi la mia casa a disposizione del gruppo di donne che in ambito UDI s’era spontaneamente formato. Tuttavia mi rendevo conto che per dare un maggiore peso politico all’attività del nostro gruppo, avremmo dovuto avere una vera sede aperta al territorio. Mi ricordai allora del Circolo UDI Nemorense, che anche mia madre aveva frequentato in passato. Venni a sapere che il locale era ancora a disposizione del PCI, che ne pagava l’affitto, ma fatiscente e inagibile.

Esprimemmo dunque la nostra esigenza ai responsabili del PCI della zona Salario e ottenemmo che il locale, una volta ristrutturato a spese del partito, sarebbe stato assegnato al nostro gruppo. Passò diverso tempo prima che i lavori venissero ultimati. Intanto, il gruppo cresceva sia per il numero di adesioni sia per il livello di consapevolezza politica che al suo interno si andava sviluppando.

Quando, a lavori ultimati, si presentò la questione dell’inaugurazione del Circolo, dovemmo spiegare ai responsabili del PCI che non potevamo accettare che fosse il partito a organizzare e a pubblicizzare l’evento. Noi avevamo in effetti accettato un atto di solidarietà politica, e che le sezioni della zona Salario si fossero tassate per finanziare i lavori. Ma non potevamo accettare di mettere piede nella rinnovata sede come delle “invitate”. Ne discussi infine con la responsabile femminile del PCI della zona e grazie alla sua sensibilità e intelligenza il Circolo Nemorense riaprì i battenti e fu il nostro gruppo a inaugurarlo. Era lo stesso Circolo a cui aveva aderito mia madre nel 1945, lei che sarebbe voluta nascere uomo e che tramite l’UDI trovava una scusa per accedere al partito degli uomini (teneva infatti nascosto a suo marito di avere la tessera del PCI). Quanto diversa era oggi la coscienza che muoveva le donne verso valori di metodo e scelte politiche maturate in autonomia rispetto a un senso della politica tutto al maschile!

Per anni, il martedì era diventato il “martedì dell’UDI”. Nei nostri incontri i temi che venivano messi in discussione riguardavano principalmente il rapporto uomo-donna, la scelta della donna di essere o non essere madre, l’aborto clandestino, la contraccezione, in quegli anni ancora proibita, il rapporto con i figli. Era attraverso il confronto delle esperienze personali che giungevamo a conoscerci e riconoscerci in uno spirito di rispetto reciproco e di solidarietà costruttiva.

La mia amica Lucia

In uno di questi martedì al Circolo UDI, arrivò Lucia, la persona con cui da subito instaurai un rapporto di amicizia che dura ancora oggi. Fu un incontro per me particolarmente emozionante: scoprimmo come le nostre storie passate s’erano appena sfiorate. Di lei, bambina di 8 anni, figlia di un medico militare ch’era stato assassinato alle Fosse Ardeatine, io avevo sentito parlare da mia zia durante il racconto dell’arresto da parte dei tedeschi di un altro compagno del Partito d’Azione che conosceva il papa di Lucia. Se già mi colpì l’immagine di questa bimbetta rimasta improvvisamente orfana di padre, come mi figurai allora dal racconto di mia zia, fu ancor più emozionante sentire da lei stessa adulta i racconti di quella tragedia. La prima volta che andai a visitare quel sepolcro, simbolo della Resistenza, fu proprio con lei: la mia amica Lucia.

Come compagne dell’UDI abbiamo collaborato alla realizzazione di svariati progetti. Come amiche, abbiamo condiviso momenti di gioie e dolori. È stata questa per me la scoperta del sentimento di amicizia.

Chi ha paura dei consultori?

A Roma, a Via del Governo Vecchio, partecipavo agli incontri organizzati da Simonetta Tosi, medico e ricercatrice, che poi presso il consultorio di Via dei Sabelli metteva a disposizione delle donne le sue competenze sui metodi di contraccezione e sulle pratiche di self-help. Venivano inoltre organizzati i viaggi a Londra per alcune donne che volevano abortire e in questo modo si offrivano loro delle possibilità finora negate o addirittura sconosciute alla maggioranza delle donne. Ho imparato molto da Simonetta e dalle altre compagne del suo gruppo.

Tuttavia, come UDI, il nostro obiettivo era di andare a un confronto con le istituzioni, convinte che dovesseroessere queste a dotare lo Stato Sociale di servizi pubblici, gratuiti e aperti a tutte le donne. Era a luoghi dove le donne potessero acquisire conoscenza e informazione che pensavamo, tali da poter operare scelte consapevoli su questioni della salute e della sessualità. Partivamo quasi da zero: esistevano solo i centri ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) nati col fascismo, che al massimo offrivano alle donne in condizioni di povertà e disagio del latte in polvere.

Sebbene non sia mio compito scrivere qui la storia dell’UDI, non posso fare a meno di soffermarmi più dettagliatamente nel descrivere l’attività che ho svolto dagli anni 70 agli anni ’80 e a cui ho dedicato molto del mio tempo, con passione e coinvolgimento personale: la promozione dei consultori pubblici.Era forte in me la convinzione che il potere maschile si annidasse soprattutto nella gestione della salute pubblica. Quando nel 75 è stata promulgata la legge nazionale 405 sui consultori, e poi l’anno successivo quella regionale, era viva la partecipazione di noi donne alla gestione di queste nuove strutture e acceso il confronto tra noi sull’uso che ne avremmo voluto fare.

Proprio da questo confronto con le altre donne, mi appariva chiaro che lo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io” avrebbe avuto una forza dirompente e rivoluzionaria: lo abbiamo gridato nelle piazze di tutt’Italia destando grande scandalo. E questo la dice lunga.   […]

Col passare degli anni, non potendo più partecipare a una vita politica attiva, vivo il senso di solidarietà all’interno dell’intimità famigliare e faccio mie le parole di Christa Wolf “…non sono più in prova, quello che ho fatto o non ho fatto vale”.

Ed ecco allora che il mio nodo si scioglie e l’arcobaleno mi appare nella sua bellezza.

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23 commenti su “ci mancherai Liliana

  1. Marina Cassani
    5 dicembre 2012

    Questa è una storia bellissima! Dobbiamo cercare di riconquistare tutte queste cose che stiamo perdendo in maniera incosciente… Non possiamo perdere la storia che le donne hanno scritto: è una storia di rivoluzioni e di conquiste che non possiamo permetterci di buttare al vento. Grazie Liliana per quello che ci hai regalato, il nostro impegno sarà quello di passare la staffetta alle giovani che non devono ripartire da zero. Andiamo avanti: noi siamo qui

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  2. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI DORIANA RIGHINI: mi dispiace moltissimo ….ricordo perfettamente la prima volta che vidi Liliana, che fu anche la mia prima volta in via dell’Arco di Parma….me la ricordo seduta, silenziosa, con lo sguardo vivacissimo ma al contempo composto. mi ricordo che quasi alla fine della riunione se ne andò e la guardai di spalle mentre usciva dalla sede appoggiandosi al bastone e camminando pianissimo e pensai che era uno spettacolo di donna, uno spettacolo di dignità e di amore per la vita e la politica.
    un abbraccio, Pina

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  3. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO UDI MODENA : Le donne dell’Udi di Modena esprimono alla figlia ed alla famiglia il profondo cordoglio per la scomparsa di Liliana Barca.

    Liliana è stata una presenza appassionata e costante nella lotta delle donne per la loro libertà, salute ed autonomia, una presenza che ha arricchito l’UDI di forza e di saggezza.
    Tanti anni di battaglie per i consultori, per l’autodeterminazione delle donne e sempre una partecipazione attiva alla vita dell’associazione, in tutti i suoi momenti cruciali, anche difficili, sempre da lei attraversati con slancio e generosità.
    La sua presenza discreta ma sempre forte, anche negli ultimi anni, le sue parole sincere, aperte, la sua voglia di costruire sempre e di non arrendersi mai, non sono per noi solo un ricordo, ma un’eredità che intendiamo trasmettere alle generazioni più giovani.
    Grazie Liliana.

    il coordinamento dell’UDI di Modena

    Modena 4 dicembre 2012

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  4. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO SIMONA TRABUCCO: Oh Pina che dolore non averla mai potuta incontrare ed imparare da lei. Che brutta notizia. Mi aveva colpito la sua lettera dove scriveva del suo percorso a contatto con femministe piú avanti di lei, da cui lei aveva appreso un pensiero. Io farò tesoro di lei anche se lei non c’è piú. Puoi dire questo alla famiglia e dare un grande abbraccio alla figlia. Grazie. Simona

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  5. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI CRISTINA COLOMBO: Una notizia che mi lascia molta tristezza.
    Ho potuto, se pure per poco tempo, apprezzare l’energia, la vitalità, la generosità di Liliana, le sue parole e la sua dolcezza le porto nel cuore. Cristina Colombo

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  6. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI LOREDANA DE VITIS: Liliana è uno dei ricordi più chiari, energici e dolci che ho dei miei viaggi romani e dei tuoi racconti su cos’era la politica delle donne e su cosa è ed è rimasto di bello.
    La nostra riunione in casa sua, quel nuovo universo che mi pareva di scoprire, la sua forza, i suoi incoraggiamenti, le sue storie, e anche il pranzo assieme attorno a quel tavolo sono nel mio cuore un tassello della costruzione di una nuova fase della mia vita, a Udi “finita”. Lego l’immagine di Liliana a tutto questo e sono molto, molto triste.
    Ringrazio d’averla conosciuta e abbracciata, d’aver avuto il privilegio d’esserci. Quello che farò in futuro ne avrà traccia: un onore e una responsabilità.
    Loredana

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  7. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI ROSARIA FIORE: Un abbraccio forte da Rosaria a Gloria a tutte le donne, e una rosa rossa che mando con il pensiero a Liliana.
    Abito presso Bari, altrimenti verrei
    Rosaria Fiore

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  8. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI ILARIA SCALMANI: Una piccola grande donna, dal sorriso gentile e accogliente.
    E’ questa la prima impressione che ho avuto di Liliana Barca quando l’ho vista per la prima volta.
    Non ho avuto modo di conoscerla abbastanza di persona, l’ho vista poche volte ma quel poco diceva tanto del suo essere donna.
    Ho letto ciò che lei ha scritto e ciò che hanno scritto di lei.
    Ho imparato a conoscerla spesso dai racconti di Pina.
    Quel che ricordo di lei è la sua generosità verso le donne in tutti i sensi e che ha mantenuto fino all’ultimo.
    Una perdita che mi colpisce molto.
    Un vuoto che sento ogni volta che una grande donna ci lascia.
    Ciao Liliana Ilaria Scalmani

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  9. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI VANNA PALUMBO:Non potendo partecipare alle esequie, e me ne dolgo, ti prego di farti latrice di questo piccolo breve messaggio: Quando ci lasciano donne di tale elevata statura, impegno ed umanita’, ci sentiamo tutte più’ sole e più’ povere. Unico conforto questi tristi sentimenti e’ onorare il loro nome, mutuare la loro esperienza, attingere alla fonte dei loro pensieri, delle parole, dell’esempio e della passione per alimentare la spinta a proseguire, come in una ideale staffetta, nella battaglia per i diritti delle donne. La più’ grande battaglia di civilta’.
    Vanna Palumbo

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  10. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI ESTER PACOR: io, come tante, nell’ UDI negli anni ’70 – ’80 ed ora, nelle riunioni e nelle Campagne più recenti e più nuove, mi sono affezionata al pensiero di Liliana e, soprattutto, alla forma con la quale spiegava le sue idee. Dal tempo dei consultori ad ora.
    La mia militanza è lontana, abita le terre del nord-est, ha linguaggi spesso diversi, rapporti con le istituzioni complicati ma densi anche di vittorie. Nel ricordarla ora faccio mie le parole di Christa Wolf “…non sono più in prova, quello che ho fatto o non ho fatto vale” che lei ha giustamente usato per concludere il racconto della sua militanza.
    Credo che nel Laboratorio Donnae, così utile e necessario, potresti dedicare un “luogo” alle storie di tante, spesso “microstorie” in una “Storia” con la S maiuscola ma che, se non le salviamo noi, finiscono nell’ oblio e siamo noi, la generazione che viene dopo, che abbiamo l’ obbligo di rappresentarle.
    ciao Ester Pacor

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  11. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI CRISTINA LANNA: Cara Liliana, , per me sarai sempre presente, Porto ogni giorno dentro la tua positivià , la tua umiltà , la tua voglia di fare , la tua voglia di vita . Ti ho conosciuta qualche anno fa in un UDI a me ed a te cara, di cui fai parte, ed è per questo che sarai sempre nel mio cuore.
    Cristina Lanna

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  12. marisa rodano
    5 dicembre 2012

    Sono desolata della scomparsa di Liliana Barca e rivolgo alla sua famiglia, già duramente colpita dalla recente morte del fratello Luciano, le mie più affettuose condoglianze.
    marisa rodano

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  13. piedozzino
    5 dicembre 2012

    Grazie Liliana.

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  14. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI GIUSI AMBROSIO: condivido il senso profondo della perdita per tutte noi di una persona come Liliana che con delicatezza e tenacia ha vissuto la lotta e l’ impegno politico. Ha avuto la capacità di sorridere e di accogliere quante le si avvicinavano mostrando spirito d’incontro alle persone e di apertura alle idee. Mi ha sempre colpito per la comprensione e anche la benevolenza che mostrava nei confronti dei nuovi propositi delle singole donne e dei nuovi percorsi per le iniziative UDI. Andrò a salutarLa in pomeriggio nella casa di via Isonzo, intanto un abbraccio a tutte le donne e con intensità particolare alla figlia Gloria. Giusi Ambrosio

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  15. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI CATERINA DIETRICH: non conoscevo personalmente Liliana, ma quando una donna in gamba ci lascia fa sempre dispiacere. Il coraggio delle proprie idee, il coraggio di difenderle, la determinazione nel portarle avanti e la costante voglia di condivisione con le altre, sono sicuramente prerogative che tutte ci accomuna. Un grande abbraccio.
    caterina

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  16. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI NERELLA SALA: Cara Pina, abbraccia per me Gloria ,dille che ho incontrato una sola volta sua mamma nel gennaio di quest’anno ma che tornando da Roma ho parlato a tutte le mie amiche di lei: accogliente, aperta, curiosa , bellissima.
    Dille che anche io come lei , la terrò nel mio cuore fra le persone care , a presto Nerella

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  17. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI MARGHERITA REPETTO: Di Liliana ho il ricordo di donna di intelligenza fine e gentile, di una compagna leale, che sapeva metter da parte se stessa per il bene comune delle donne. In questi lunghi anni per me di lontananza dall’Italia ogni volta che ho pensato a Liliana ho riprovato la sensazione che avevo sempre allora, quando lei partecipava con un suo contributo nelle riunioni. Anche nelle vicende piu’ difficili e di contrasti interni di quegli anni, Liliana con le sue parole e le sue proposte creava sempre un’oasi rassicurante di costruttivita’ e di sicurezza che si poteva malgrado tutto andare avanti. Leggendo come lei ha vissuto la storia sua e di tutte, nella sua ricostruzione cosi’ essenziale e discreta, si capisce perche’ lei guardasse sempre avanti:. Liliana amava le donne e le ascoltava. Margherita Repetto

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  18. laboratorio donnae
    5 dicembre 2012

    MESSAGGIO DEL GRUPPO UDI DI SAVONA: Noi donne del Gruppo UDI di Savona non abbiamo conosciuto personalmente LILIANA ma l’abbiamo conosciuta attraverso i suoi scritti dai quali traspirava la Sua passione,
    Siamo in lutto per la Sua grande perdita ma proprio per questa grande
    perdita raddoppieremo il nostro impegno,come se LEI fosse ancora tra noi.
    Porgiamo le nostre condoglianze alla figlia GLORIA

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  19. Le donne dell'UDI di Pesaro
    6 dicembre 2012

    UDI di Pesaro. Cara Liliana tutte noi ci sentiamo più povere oggi. Noi ti abbiamo incontrata e imparato a conoscerti in questi ultimi 15 anni di vita dell’UDI, fatta di grandi campagne politiche, sapere che anche tu ci credevi ci ha dato la forza di iniziare a riscrivere la nostra storia e quella di tutte le donne di questo paese. Il tuo esserci senza far pesare la tua storia e militanza ti ha resa una di noi, arrivate dopo, e insieme abbiamo condiviso la stessa passione per la politica delle donne. Ti ricordiamo e ci viene in mente il tuo sorriso, la tua voce, la tua grazia.

    Noi donne dell’UDI ti dobbiamo molto. Grazie Liliana

    Siamo vicine alla famiglia in questo triste momento e ne condividiamo il dolore.

    Le donne UDI di Pesaro

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  20. odette
    7 dicembre 2012

    Purtroppo non sono riuscita a fare arrivare il mio messaggio,ci mancherà tanto Liliana,per la sua dolcezza e serenità, quando agli incontri UDInazionale anche difficili se io ero accanto a Lei mi dava sicurezza e forza.Cercherò di pensarla
    sempre al mio fianco.Un’abbraccio alla figlia e a tutte Voi.Odette De Caroli

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  21. laboratorio donnae
    10 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI EMILIA LOTTI: Cara Pina, solo oggi ho appreso la notizia che la rarissima Liliana barca ci ha lasciato. Sono molto dispiaciuta di non avere potuto rispondere prima al tuo messaggio, tuttavia se per caso hai la possibilità di comunicare a sua figlia gloria le mie sentite condoglianze. Ci ha lasciato una donna che lascia un patrimonio importante per le nuove generazioni. Grazie dell’informazione un saluto Emilia Lotti

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  22. laboratorio donnae
    17 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI VANIA CHIURLOTTO: Voglio dire l’eleganza. Liliana Barca era sempre elegante. Non è questione di abbigliamento, è questione di stile nel portamento, nella voce, nel sorriso, nell’approccio alle persone, nell’argomentazione. In Liliana era un fatto politico, perché era il segno visibile che per lei ogni incontro con le donne era un impegno, ma in primo luogo una gioia, una festa, un rito che meritava rispetto e che andava celebrato. Non si è mai atteggiata a “dirigente”, eppure ha saputo avvicinare molte alla politica delle donne, sedurle con l’esempio di una pratica politica viva, di un rigore sorridente.
    Vania Chiurlotto

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  23. laboratorio donnae
    28 dicembre 2012

    MESSAGGIO DI GLORIA DESIDERI,FIGLIA DI LILIANA :

    Cara Pina,

    Sono rimasta molto commossa nel sentire la tua partecipazione e quella delle altre compagne che sono venute a Via Isonzo il 5 dicembre, così come nel leggere tutto quello che è stato scritto su Laboratorio Donnae per ricordare Liliana. Sapevo quanto fosse stimata e amata, ma altra cosa è percepire direttamente questo flusso di sentimenti e pensieri, così carico di storie ed esperienze, che connetteva mamma a tante donne di tutte le età e diversa provenienza.

    Sento ogni giorno la sua mancanza fisica, ma al tempo stesso una grande forza dentro, soprattutto quando penso al dono di averla accompagnata condividendo con lei i suoi ultimi mesi di vita, i suoi ultimi respiri.

    Ringraziando te, vorrei estendere il mio grazie a tutte le donne che hanno ricordato Liliana sul blog e partecipato con così tanto affetto al mio cordoglio.
    Buon Anno Nuovo, cara Pina, e a tutte le donne dell’UDI e di Laboratorio Donnae, con l’augurio di poterci presto incontrare per ricordare Liliana ancora una volta insieme.

    Un caloroso abbraccio,
    Gloria

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Questa voce è stata pubblicata il 4 dicembre 2012 da in conosciamoci, donne, laboratorio, politica, tessitura con tag , , , , .

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