laboratorio donnae

non possiamo abbassare la guardia

Kruger5UntitledYourBodyIsABattleground1989– scritto di Pina Nuzzo –

Leggere che “ la ragazza stuprata in India è in terapia intensiva, dove quattro operazioni chirurgiche cercano di salvarle l’intestino ormai lacerato dalle violenze” , ammutolisce. Le parole vengono meno. Per definire tanta ferocia la parola violenza è poco, tanto meno “sessuale”; siamo di fronte ad una forma di tortura: tortura sessuata.

Leggere, un esempio a caso, che Jennifer Zacconi, incinta, fu  massacrata di botte e sepolta viva dall’uomo che era il padre del bambino, fa venire i  brividi. Il fatto accadde nell’aprile 2006, ma l’abbiamo ricordato anche il 25 novembre di quest’anno, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono sempre tante le donne da ricordare. Troppe.

Il femminicidio è la prima causa di morte per le donne in occidente e nel mondo.  La seconda causa di morte per le gestanti in occidente. E non ha senso parlare di emergenza; questo termine richiama alla mente gli effetti di un disastro o di un evento imprevedibile. Mentre, come lo ha definito l’ONU, è un atto di guerra contro il genere femminile. Una  guerra cardinale che si combatte da sempre in ogni angolo della terra, anche nel cosiddetto tempo di pace, che non ha bisogno di uno stato per essere dichiarata perché la dichiarano giorno dopo giorno, singoli maschi contro singole donne. La violenza contro le donne non è equiparabile ad un uso più generale della violenza; essa è il baluardo su cui stati e religioni edificano il potere, preservando con azioni e leggi specifiche, il rapporto di forza tra i generi a scapito di donne e bambini.

 “Nella nostra civiltà patriarcale la guerra dei sessi si svolge pertanto intorno a modalità e norme maschili, che vedono le donne perdenti in partenza. Da qui la ribellione di queste ultime che assume il nome di femminismo. Il femminismo è l’unica guerra dei sessi dichiarata dalle donne”. (Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa, editore nottetempo 2007)

Quello che ha scritto il parroco di Lerici, sul portone della chiesa, è l’ennesima prova che   tanti maschi – anche preti – non reggono le donne quando si autodeterminano.

Per questo noi non possiamo abbassare la guardia e non possiamo fare a meno del femminismo. Non ancora.

 

6 commenti su “non possiamo abbassare la guardia

  1. teresa marina paladin tissone
    27 dicembre 2012

    CARA PINA PURTROPPO HAI RAGIONE,COME SEMPRE !
    TI MANDO UN SINCERO AUGURIO DI BUON ANNO marina UDI Savona

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  2. Donatella Proietti Cerquoni
    27 dicembre 2012

    Grazie Pina.

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  3. claudio ferri
    28 dicembre 2012

    sempre dalla parte delle donne: le nostre madri, le nostre nonne, le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre amate…un bacio!

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  4. Lorenzo Gasparrini
    28 dicembre 2012

    Grazie Pina. Aggiungo che mio padre, di sfuggita, con indifferenza, senza troppo pensarci, ha dato ragione al parroco di Lerici – cosa che mi fa capire quanto lavoro c’è ancora da fare anche per me.
    Dàje.

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  5. laboratorio donnae
    28 dicembre 2012

    ricevo da Rosanna Marcodoppido e pubblico: Brava, Pina: parole belle, parole vere! Il rapporto di potere e di possesso, come sai, si è strutturato e affinato nel corso di millenni per dare un ordine senza soluzione di continuità alla relazione tra donne e uomini. Dopo tanti anni di lotta delle donne cosa resta dell’ordine patriarcale nelle strutture materiali e simboliche di questa nostra contemporaneità? Purtroppo ancora molto. E’ importante riconoscerne i segni ovunque esso si annidi. La rivoluzione femminista ha tempi lunghi proprio perché non si prefigge la presa del potere, ma la sua condivisione. Vogliamo qualcosa di mai accaduto e che dovrà prima o poi accadere per il bene di tutte/i, in tutto il mondo. Qualcosa è già avvenuta grazie a tante di noi. Aspetto con fiducia l’indignazione pubblica e l’impegno concreto di moltissimi uomini di fronte a questa barbarie che continua e continua e continua….
    Il femminismo farà la sua parte, come sempre. Buon anno!
    Rosanna

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Questa voce è stata pubblicata il 27 dicembre 2012 da in donne, generi, informazione, letture, politica, violenza con tag , , .

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