laboratorio donnae

femminicidio: distrutto roseto a Pistoia

vera mukhina, nel vento, mosca– scritto di Pina Nuzzo –

Sono poche le strade, le piazze, i monumenti dedicati alle donne. Mancano  luoghi che ricordino le vittime di femminicidio. Così scrivevo in vista del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne su questo blog.

La risposta positiva di alcuni enti locali alla richiesta, avanzata dalle associazioni femminili, di dedicare monumenti  alle donne morte per violenza,  ha rincuorato molte di noi. Una targa, una stele, un mosaico per dire no alla violenza sulle donne e  per dirlo insieme: donne e uomini. Attraverso le istituzioni.

A Novi Ligure la Delegazione Un Women della provincia di Alessandria con il patrocinio della Città di Novi ha realizzato una stele  in plexiglass, a testimoniare che la violenza sulle donne non deve essere tenuta nascosta, ma denunciata, compare la parola femminicidio”.

A Genova, presso il Tempio Laico del Cimitero di Staglieno, è stata scoperta una targa dove è scritto:“In memoria di tutte le donne morte per mano violenta di chi diceva di amarle. Perché le loro storie non affondino nel silenzio ma risveglino coscienze e civiltà. Il Comune di Genova contro il femminicidio”.

A Borgo Panigale è stato  intitolato un giardino alle sorelle Mirabal che per il loro modo di agire, gentile e nobile, furono soprannominate “las Mariposas” (le farfalle). Nel giardino è  stato piantato  un cespuglio di Buddleja, chiamato “albero delle farfalle” e deposto un mosaico-bassorilievo realizzato dai ragazzi della scuola media Alessandro Volta.

A Pistoia  nel giardino della biblioteca San Giorgio di Pistoia è stato piantato, invece, un roseto.

Queste sono alcune delle iniziative prese quest’anno in occasione del 25 novembre. Accade però che a Pistoia, dei vandali, entrati nottetempo nel giardino, abbiano sradicato alcune piante di rose, abbiano rotto e gettato oltre il muro di confine della biblioteca alcune targhe in cui erano riportati i nomi delle donne vittime di violenza.

Una notizia del genere ha il potere di farmi sprofondare. Penso alla ragazza indiana appena morta tra atroci sofferenze, ripercorro con la memoria i tanti “casi”, tutte le volte che  sono rimasta senza parole – ma dovevo volevo scrivere un volantino –  ripenso a Rosaria Lopez e a Donatella Colasanti, a Palmina bruciata viva perché non si voleva prostituire e i suoi assassini non sono mai stati presi, alle tante tante tante donne uccise per amore e mi chiedo: perché continuo a fare politica? E’ solo un attimo. Poi mi riprendo, penso alle donne, ancora poche, che grazie alle altre hanno  il coraggio di dire basta, di denunciare. Testimoniare, parlare, essere vicine e solidali tra noi è il solo modo che abbiamo per stanare i violenti; per smascherare i vigliacchi.

2 commenti su “femminicidio: distrutto roseto a Pistoia

  1. Wanda Montanelli
    30 dicembre 2012

    Cara Pina, la barbarie avanza. Gli sforzi per un mondo di civiltà e rispetto sono compiuti con risorse messe in campo dalla società civile, come tu ben sai dall’esperienza delle tante iniziative Udi e di altre donne in associazioni. Sarebbe necessaria una maggiore competenza e sensibilità a livello istituzionale per rafforzare gli strumenti culturali, a partire dalla scuola, la famiglia, e tutti i mezzi di comunicazione di massa. Non si fa abbastanza per stemperare il clima di crudeltà verso le donne, moltiplicato da diffusioni in immagini, testi, slogan. Talvolta anche chi sembra difendere le donne in realtà le danneggia per come pone il messaggio alla lettura pubblica. Il tema è complesso e difficile. Non ti dico niente di nuovo. Le vicende da noi e all’estero dimostrano un mondo di basso livello, al di sotto della sfera animalesca. Gli episodi in India fanno cadere le braccia. Ma andiamo avanti con i nostri sforzi per fare il meglio che possiamo. Ognuno di noi può fare del suo meglio per vincere contro l’inciviltà e smascherare, come tu dici, i vigliacchi.
    Wanda Montanelli

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  2. Giusi Ambrosio
    30 dicembre 2012

    Cara Pina e care tutte le altre che con dolore e passione esprimete la forza della determinazione e della volontà di lottare. Quanto accade ogni giorno fa crescere la nostra indignazione e come sempre la necessità di prendere parola. Sarebbe elementare civiltà sentire tutti e tutte almeno a parole concordi nel definire il femminicidio reato proprio di una guerra tra i sessi e crimine contro l’umanità. Eppure quali mentalità stratificate si evidenziano ancora in questo nostro terzo millennio? Un volantino prodotto da un prete e esposto in una chiesa costituisce un importante documento utile verifica di un modo di pensare evidentemente molto diffuso. EBBENE dalle parole del prete si evince come l’assassinio di una donna sia equiparato allo stupro e di conseguenza come lo stupro sia una forma di femminicidio. Nel richiamo a fare autocritica sulle ragioni del femminicidio il prete adduce le stesse motivazioni cha in altra sede vengono addotte a giustificare lo stupro come effetto di una provocazione da parte della/ e donne.
    Il corpo delle donne sarebbe lo strumento di cui Satana si avvale per provocare gli uomini e indurre le azioni peccaminose, violenza sessuale e assassinio, comunque punitive del male fino all’eliminazione della causa dl male, la donna stessa.Sembra di leggere il Malleus maleficarum, trattato sulla stregoneria redatto nel Seicento e forse ancora testo di riferimento per chi pratica anche l’esorcismo.
    Non basta poi ricordare come nella tradizione religiosa sia stato santificato il martirio delle Vergini e come le vergini divenute Sante nessuna provocazione avevano messo in atto ma espresso solo un rifiuto. Anche Una bambina come Maria Goretti. Ma niente o troppo poco è stato detto contro gli assassini e gli stupratori.
    Solo un odio di GENERE fornisce la spiegazione del perchè si applichino al femminicidio categorie interpretative utilizzate strumentalmente per lo stupro.
    Queste nostre morte erano spesso state le mogli le compagne dei loro assassini; spesso sono state uccise perchè rifiutavano un legame che consideravano insostenibile o perchè considerate di ostacolo a nuovi legami che l’assassino desiderava praticare.Altre volte sono state uccise solo e perchè donne.
    Niente può realmente cambiare se non si mette sotto accusa la pratica della mascolinità e tutte le forme di complicità sociale nei confronti dei violenti.
    Una lotta delle donne deve anche trovare forme inedite per esprimersi senza cedere alla tentazione salvifica. Un abbraccio Giusi Ambrosio

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