laboratorio donnae

a mio vantaggio

Marie Laurencin, Diana

 

di Pina Nuzzo

Dopo tanti anni di politica sono giunta alla conclusione che la società, per come è pensata e strutturata, non sarà mai ‘casa’ per una donna. Il tempo della vita  strutturato in modo lineare – prima si fa questo, poi questo, poi quest’altro ancora – è funzionale al modo di pensare e di essere di un uomo. Dentro questa linearità egli è a proprio agio, il suo corpo non solo si adatta, ma vi corrisponde.

Mentre una donna, per quanti aggiustamenti si possano operare, per quante leggi si possano ottenere, rimane estranea in una società così concepita. Il corpo di una donna ha un suo ciclo di vita che non può essere costretto dentro un tempo  che non preveda discontinuità. Il desiderio di fare un figlio non può essere messo sullo stesso piano di altre scelte: prima finisco gli studi, poi faccio un master, poi mi specializzo, poi faccio un figlio…

Non si può più accettare che il concetto di autodeterminazione sia subordinato alla necessità del momento, che rimanere incinta sia una scelta  procrastinabile quasi all’infinito. Non possiamo più accettare che il corpo fertile di una donna venga sottoposto alla coercizione di un tempo lineare, progressivo perché, mentre si domanda cosa sia meglio fare prima, perde di vista il suo corpo, non riesce più ad ascoltarlo, a decidere cosa è meglio per lei. Il tutto accompagnato dall’angoscia  di dover essere all’altezza e perfette, sempre più aliene da sé. Anche la politica ha un prima ed un dopo ma l’agenda dovrebbe essere segnata dai corpi – dalla loro “pesantezza” – che dovrebbero indurre alla concretezza e a rivedere i sistemi di welfare vecchi e nuovi.

Ma se io metto al centro del mio pensare il mio corpo fertile, che non vuol dire corpo che necessariamente genera, devo accettare che venga prima.

E che nella relazione con l’altro sia asimmetrico. A mio vantaggio. Essere una donna è un privilegio.

Se assumo questa asimmetria, e finora noi donne non l’abbiamo fatto, posso stabilire un patto con le altre –  anche con quelle che i figli non li faranno mai, che non li vogliono – che ci renda capaci di negoziare con l’altro lo spazio pubblico e quello privato. Capaci di determinare i tempi e i modi della convivenza civile che nel nostro Paese si chiama Democrazia. Una democrazia condivisa che preveda e comprenda la differenza sessuale come un diverso punto di partenza per affermare differenti diritti, differenti doveri.

Donne e uomini troveranno la misura dell’essere madre e padre quando la società in cui viviamo accoglierà come un corpo che fa ordine il corpo fertile delle donne. Allora il generare – nel senso di fare un figlio proprio con quell’uomo – diventerà anche  un progetto con quell’uomo. Questo sarebbe uno spostamento ENORME che può avvenire con il supporto di pensatrici e di politiche.

Per la mia esperienza, nella politica, o almeno quella che interessa a me, è superata la fase delle azioni parziali, a tema – rappresentanza, lotta agli stereotipi e perfino il contrasto alla violenza – perché quanto abbiamo fatto, in termini di leggi e di campagne, cammina sulle gambe delle donne e le istituzioni sono sempre più costrette a farci i conti per il buon motivo che le cittadine votano.

Serve una politica che sappia prendersi il tempo della crescita e della cura del pensiero, che torni a occupare lo spazio pubblico con forme nuove. La consuetudine alla piazza virtuale ha trasformato la vecchia piazza in una piazza mediatica – spesso gridata – sempre più oggetto di consumo. Tutto questo ha reso irrilevanti le forme tradizionali della politica.

(dal mio intervento alla Giornata di studio promossa dalla redazione di IAPh Italia, mercoledì 21 marzo  2012, a Roma : Lavoro o no? Crisi dell’Europa e nuovi paradigmi della cittadinanza)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2013 da in lavoro, maternità, politica, tessitura con tag .

Blog Statistiche

  • 128,005 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: