laboratorio donnae

“comunicare male fa male”

the-feminist--femministe--feminista-anahi-decanioNel maggio scorso le donne di Femminismi scrivono: “ Sollecitate dai gravi fatti di femminicidio accaduti nella nostra provincia, e riportati sulla stampa in maniera scorretta e spesso inaccettabile, abbiamo riflettuto ed esaminato la documentazione disponibile in Italia circa la deontologia e la comunicazione di genere, rilevandone la scarsità.
Abbiamo analizzato quindi il materiale prodotto in altri paesi (come il codice pubblicato da Zero Tolerance in Inghilterra) e prodotto un documento in sei punti come guida per una comunicazione responsabile sulla stampa dei casi di femminicidio. […]

Femminicidio è quel tipo di violenza con la quale viene colpita una donna per il solo fatto di essere donna; si tratta di violenza sessuata, fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa, che impedisce alla donna di esercitare appieno i diritti umani di libertà, integrità fisica e morale. La mancanza di una corretta comunicazione giornalistica dei fatti di femminicidio non aiuta la società a liberarsi di una piaga dolorosa, anzi, sostiene una cultura che non riconosce piena libertà: che è libertà di vivere come meglio si crede nel rispetto della libertà altrui. Quando la stampa nazionale o locale si focalizza solo sui sentimenti, sulle frustrazioni, sulla vita dell’uomo che ha compiuto violenza o omicidio e cancella completamente i sentimenti, la vita e i desideri della donna vittima, allora la comunicazione viene deviata in un racconto del fatto dal punto di vista unico del carnefice, contribuendo a spettacolarizzare la violenza o a presentarla come l’atto isolato e scellerato di un uomo: eppure le statistiche, gli studi e le esperienze personali ci dicono che non è quasi mai un atto singolo che porta alla morte di una donna, ma un continuum di violenza che viene considerata normale da sopportare o da far sopportare ad una donna. Per questo chiediamo alla stampa di prendere in esame una proposta di codice etico per trattare della violenza in modo da non alimentarla più e non accettarla più come normale. Questa proposta che vi presentiamo è frutto di una elaborazione collettiva che ha preso le mosse dalla letteratura italiana e internazionale in merito.”

Il documento Codice etico per la stampa in caso di femminicidio – fa riflettere, anche chi non è giornalista, su come vengono raccontati certi  fatti di cronaca e come vengono poi percepiti dall’opinione pubblica.

In questi giorni Monia Andreani, sempre su Femminismi, scrive: “Comunicare male fa male alla comprensione e all’interazione, questo è facile da condividere, chi non è d’accordo? Se si tratta di comunicazione pubblica o, ancora di più, di informazione giornalistica, il disastro è annunciato, ma ci siamo così tanto abituate che ormai facciamo come se non ce ne accorgessimo, e facciamo male per noi stesse e in un’ottica di attenzione responsabile verso le giovani generazioni”.

3 commenti su ““comunicare male fa male”

  1. Monia Andreani
    9 febbraio 2013

    Non chiamatelo più Processo Ruby!

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  2. ladymismagius
    9 febbraio 2013

    Reblogged this on Il Ragno.

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  3. http://google.com
    14 febbraio 2013

    I blog likewise and I’m crafting a little something alike to this particular blog, “comunicare male fa male laboratorio donnae”.
    Will you care in cases where I actuallywork with several of
    your tips? I appreciate it ,Taylor

    Mi piace

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