laboratorio donnae

il corpo e la parola…

figura creta– scritto di Simona Trabucco – 

Grazie alla rete, il 9 marzo, a Lugano, ho avuto modo di partecipare al primo incontro del Corso di Storia delle Donne, promosso dall’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino (AARDT), che ha avuto come tema centrale “Il corpo e la parola nell’educazione femminile dell’antica Grecia”.

Il prossimo incontro si terrà il 13 aprile, sempre a Lugano, ed avrà come tema “Spazi di libertà e affermazione di sé. I testamenti delle donne nell’Italia medievale, secoli XIII-XIV”.

Il corso è un chiaro ed utilissimo contributo alla presa di consapevolezza del fatto che i soggetti della storia sono al contempo donne e uomini. E che i soggetti della politica dovrebbero essere donne e uomini, per una vera democrazia paritaria.

All’incontro di marzo dedicato alle donne della Grecia Classica, la presentazione della Dott.ssa Gabriella Seveso (Università degli Studi di Milano Bicocca)è stata estremamente “attuale” per via dei continui parallelismi esistenti tra l’invisibilità e l’assenza delle donne dalla storia antica e classica e l’attuale scarsa presenza femminile nella vita pubblica, sociale ed economica di moltissimi paesi al mondo.

Una invisibilità, quella delle donne nel mondo antico, voluta e mantenuta coercitivamente dal sistema che le delegittimava come soggetti politici e ancora oggi fatta passare in sordina anche tramite la totale assenza delle figure femminili da qualsiasi libro scolastico di storia (scrive AARDT: “Negli ultimi anni, la storia delle donne e gli studi di genere hanno trovato il loro spazio nella storiografia con però scarso approfondimento in ambito accademico. Spesso, infatti, non sono proposti corsi specifici, ma l’argomento viene trattato in un seminario introduttivo e poi spetta alla/allo studente approfondire questo orientamento di studio. Nei manuali di storia in uso nelle scuole medie e nei licei cantonali del Ticino gli accenni sono rari, limitati a qualche regina o santa famosa o a figure eroiche singole. Questo ambito storico con un approccio di genere è ancora ben lungi dall’essere definitivamente istituzionalizzata”).

Eppure le donne c’erano, mettevano al mondo figli che diventavano “eroi”. Le donne la storia l’hanno fatta e l’hanno scritta.

E’ grazie alle opere degli storici antichi, dei drammaturghi e dei commediografi greci che possiamo ricostruire quella invisibilità e capire come fosse fortemente voluta ed attuata dal patriarcato, imposta come una forma di controllo degli uomini sulla parola e sui corpi delle donne e delle fanciulle.

Addirittura Aristotele affermava che la “passività” della donna nell’atto riproduttivo giustificava già di per sé la sua subalternità sociale e giuridica. Inoltre la donna-materia che mette al mondo i figli, come gli schiavi ed i ragazzi, non riesce a gestire la sua parte razionale, è un essere irrazionale e per questo pericoloso, che necessita di essere guidato e comandato (cfr. Aristot., Pol. I 5, 1254b; I 12, 1259b; I 13, 1260a, in: http://www.donnamed.unina.it/velo_crpfemm.php).

E’ con la nascita della polis che diventa necessario controllare il corpo fertile della femmina perché sia accertata la paternità dei figli, sia assicurata la discendenza paterna e mantenuto l’asse ereditario maschile. Nella società delle poleis greche, il diritto alla partecipazione alla vita pubblica ed alle istituzioni, riservato ai maschi, era fondamentale assicurarsi che i figli fossero legittimi. E le donne vengono rese invisibili, chiuse letteralmente in casa: agli uomini la “polis”, la città, alle donne la “oicos”, la casa e la pura funzione riproduttiva, con conseguente fortissima repressione del reato di adulterio, perseguito anche concedendo a tutti gli uomini della famiglia particolari poteri punitivi verso l’adultera, volti al controllo della sessualità riproduttiva delle donne, alla preservazione dello scopo della “oicos”, che era la procreazione di figli legittimi con la quale assicurare la propagazione della famiglia e il mantenimento dei sacra familiari (http://www.unipegaso.it/biblioteca/ejuridica/005_APOLITO_M.pdf

Durante l’incontro di Lugano pensavo a quella forma di controllo sulla vita come ad una forma di esorcismo della paura del potere riproduttivo negato agli uomini, un esorcismo attuato tramite la negazione di ogni diritto all’istruzione, politico, giuridico, sociale ed economico. Una silenziazione del potere e dell’importanza di quel potere.

Pensavo anche a come quel controllo sulle parole, sui pensieri e sui corpi femminili, nonostante gli esiti delle tante lotte femministe e l’attuale forte attivismo dei movimenti femminili in tutto il mondo, sia ancora in atto e ancora oggi impedisca la realizzazione di una vera democrazia paritaria, dove i due generi, con le loro differenze e con il più ampio riconoscimento ed apprezzamento delle peculiarità di ogni individuo, possano ri-scrivere insieme le regole della convivenza civile. Regole che per millenni sono scritte da un solo genere e si sono fondate su una grande paura della condivisione del potere politico ed economico, e sulla ancor più grande paura della sfera emotiva, affettiva e relazionale, di cui gli uomini hanno preferito privarsi per avere un alibi nella loro ricerca di supremazia nel mondo, relegando la sfera “affettiva” al mondo femminile.

Molto è cambiato e sta cambiando e forse i molti “colpi di coda” del patriarcato che tanto infastidiscono, altro non sono che il segnale di una crisi in pieno atto, di una fine del patriarcato sempre più vicina.

Consiglio di partecipare ai 4 incontri in programma perché hanno il grande merito di saper presentare in modo molto chiaro, e non solo per addette ai lavori, squarci di vita e di storia lontane ma attuali. E favorisce la riflessione di tutte e tutti sull’anacronisticità del linguaggio e delle pratiche di esclusione ancora oggi usate ed attuate da politici e gestori dei mass media.

Qui la descrizione delle finalità del corso ed il programma:

http://www.archividonneticino.ch/index.php/l-associazione/archivo-eventi/eventi-2013

PDF  dell’utilissima bibliografia messa a disposizione dalla relatrice, Dott.ssa Gabriella Seveso 

2 commenti su “il corpo e la parola…

  1. paola m
    3 aprile 2013

    Molto importante che le donne che si occupano di ricerca storica facciano anche divulgazione o, come preferisco definirla, corretta comunicazione dei contenuti delle loro scienze. Molto importante ed utile a diffondere una percezione del passato, e della storia antica in particolare, che non sia appiattita, per le donne, in una visione indistinta e monodimensionale: dentro una posizione generalizzata di subordinazione, le condizioni delle done sono state diverse a seconda delle epoche e dei luoghi, e sono state diverse le ideologie collettive che queste condizioni sostenevano. Nella storia del mondo mediterraneo, diciamo riassuntivamente greco e romano, è di grande interesse capire come e perché le posizioni delle donne nelle società siano cambiate, con quelli che ci sembrano avanzamenti e arretramenti, e come queste dinamiche stiano connesse alla storia di donne e uomini. Bellissima iniziativa.

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  2. Simona Trabucco
    3 aprile 2013

    Credo che lo scopo delle prossime lezioni sia proprio quello di capire come ci siano stati cambiamenti (in avanti o… all’indietro) nel corso dei secoli. L’iniziativa continua, vi aspetto a Lugano sabato 13 aprile alle 9. Chi potesse arrivare il venerdi’ sera puo’ fermarsi da me.

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