laboratorio donnae

quanta sapienza c’è

1116– scritto di Ilaria Scalmani – 

“Bollitore rotto? Computer lento? Non c’è bisogno di precipitarsi in negozio per rimpiazzarlo con l’ultimo modello. In tempi di crisi economica ed ecologica, il motto è “riparalo, non disperare”. E “Repair, don’t despair” è per  l’appunto lo slogan adottato da due trentenni. Ugo Vallauri e Janet Gunter, questi i loro nomi, l’anno scorso hanno dato vita al “Restart Project”.  Sulle orme dei “Repair Café” di Amsterdam o dei “Fixers Collective” di Brooklyn, organizzano nella capitale britannica dei “Restart Party”: workshop mensili itineranti dove si impara gratuitamente a riparare il proprio gadget elettronico o elettrodomestico rotto.” […] C’è chi arriva lamentandosi della lentezza del proprio portatile per poi scoprire che basta aumentarne la memoria o chi si presenta con un rasoio elettrico malfunzionante e, con l’aiuto dei volontari e di qualche tutorial pescato su Internet, riesce a farlo operare nuovamente. Con un po’ di pazienza e di fortuna, alla fine si trova una soluzione all’80 percento dei problemi”. Leggi tutto

Il web ha tanti difetti ma  anche pregi; il pregio per me oggi è stato quello di leggere questo articolo  e sentirmi appena il cuore più leggero.

Da sempre ho  attenzione per le cose, per gli oggetti, i materiali, anche quelli di scarto.  Riusare, reinventare pur di non consumare passivamente. Oggi so che il riciclo è un bisogno, sicuramente molto sentito dalla mia generazione, ma può anche essere un atto creativo.  E questo va incontro alla mia passione per l’arte.

Ricordo che dall’età dei 10 anni ho sempre avuto la fissazione di tenere un cestino della carta in casa dove ammucchiavo giornali, riviste fumetti per poi gettarli negli appositi secchioni della carta, che, col passare degli anni, aumentavano in città.

Da quest’inverno nel municipio di Roma dove vivo è iniziata la raccolta differenziata e lì è stato il tripudio di contenitori sparsi tra il balcone e la cucina per carta, vetro, plastica, umido e ancora il misto. Facendo il semplice gesto di smistare i nostri rifiuti mi sento ogni giorno utile all’ambiente e alla società. Poi però mi rendo conto che malgrado ciò siamo ancora pieni di spazzatura poiché abbiamo il “vizio” di comprare, comprare e buttare buttare.

Segnali diversi mi giungono dalla realtà che mi circonda, mercatini del riciclo, con oggetti originali, belli e anche utili.  Un esempio è il  mercatino a cui sono andata pochi giorni fa: dove un ragazzo aveva riusato vecchi elettrodomestici degli anni 50/60, come lucidatrici (mia nonna ne aveva una rossa per passare la cera sul marmo) e radio per convertirli in lampade da tavolo o da pavimento. Oggetti esteticamente belli ma anche funzionali.

Leggendo poi l’articolo su Repubblica, scopro che anche in altre parti d’Europa si avverte il bisogno di rallentare col consumismo e riprendere cacciaviti, nastri isolanti, chiodi, ecc., per aggiustare ciò che ci si rompe col fai da te. Oppure se si ha bisogno ci sono dei corsi ad hoc che insegnano come riparare gli oggetti. Questa cosa mi ha fatto pensare a quanta sapienza c’è nelle donne soprattutto nelle nonne o in alcune nostre mamme che avendo vissuto in periodi di difficoltà, crisi economica, guerra questo modo di pensare lo praticavano quotidianamente, ridando nuova vita a vestiti e oggetti per appagare gli occhi e le tasche. Anche con il cibo praticavano la stessa “arte” poiché difficilmente si permettevano di far andar a male qualcosa per poi buttarlo. Credo che in qualche modo ci dobbiamo un po’ riappropriarci di questa sapienza, che in un momento anche questo di crisi economica e ambientale, ci può aiutare a educarci ed educare le nuove generazioni per un futuro più sostenibile e civile.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 aprile 2013 da in ambiente, donne, informazione, laboratorio, letture, scienza con tag , , , .

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