laboratorio donnae

diversamente primo maggio

2009_18835_17164[…] Sono una dottoranda senza borsa (e fuori sede) e contemporaneamente ho un contratto di lavoro precario  (decisamente precario!) in un luogo molto distante dal mio desiderio. Finora, nella vita sono stata giocoliere, musicista, attivista, volontaria, venditrice di sapone, elfo natalizio, critica musicale e molto altro. Contemporaneamente faccio politica tra donne e mi impegno a pensare e a riflettere assieme alle altre.[…]Si parla allora di crisi del lavoro, di fine del lavoro, nonostante si tratti “soltanto” di una crisi di uno specifico modello lavorativo e sociale basato su un immaginario (che associa lavoratore e cittadino), di cui le donne non hanno mai pienamente fatto parte. Nonostante effettivamente le donne ci siano da sempre nel mondo del lavoro, la non inclusione nel sistema lavoro e nel suo immaginario in crisi ha portato le donne a non costruire la loro identità sul lavoro e a fondare la propria identità in altri luoghi e altre esperienze. Il lutto del lavoro è tutto maschile. A partire dalla loro esperienza, ma soprattutto dalla loro genealogia, le donne hanno dunque oggi, nella crisi del lavoro, una voce autorevole per tutte e tutti. […] Federica Castelli

[…]Un’altra tappa fondamentale è stata togliere centralità al lavoro nella mia vita. Il lavoro occupa ancora la maggior parte della mia giornata ed è sempre molto impegnativo, ma lo vivo molto più come uno strumento che mi garantisca mezzi economici e qualche soddisfazione personale che come la cosa in cui io debba identificarmi in quanto non madre e non moglie. Liberarmi dalla centralità che il lavoro aveva nella mia vita a livello mentale, mi ha permesso di dare spazio ad altre relazioni ed attività politiche, trovando finalmente di avere il coraggio di agire sul mio territorio e, forse, mettere finalmente anche un po’ di nuove radici. […] Simona Trabucco

[…] Liberarmi dalla soggezione materiale ha significato per me lavorare. E siccome lavorare mi piace, quella “liberazione” è stata per me anche una liberazione da certi vincoli “morali”. Per esempio, io non credo d’essere/essere stata fortunata: mi sono guadagnata il mio lavoro, mi sono guadagnata tutto quello che ho fatto. […]Ed ecco un’altra “liberazione”. Io mi sono liberata dall’idea che l’ambizione è una cosa brutta e che se la nutri sei certamente meno “donna”. Che significa? Io non la vivo così e non esiste nella mia mente la “scelta” tra “carriera” e “famiglia”. Che significa? Perché dovrei scegliere in questi termini, cioè praticamente per esclusione? E poi perché l’ambizione dovrebbe valere solo per il lavoro? Io, per esempio, ho cambiato più volte lavoro (pagando sempre il prezzo che dovevo pagare per ogni scelta) & ho divorziato, ho dato impulso alla mia attività artistica & ho guardato in faccia la mia (reiterata) insoddisfazione sentimentale. Sono ambizioni per me, belle ambizioni che si meritano di convivere. Me lo merito, voglio sentirmi “bene” in ogni aspetto della mia vita. […] Loredana De Vitis

 dal pdf  Emancipata sarai tu

https://laboratoriodonnae.wordpress.com/2013/03/05/emancipata-sarai-tu-mentre-io/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2013 da in donne, lavoro, politica, tessitura con tag , , , .

Blog Statistiche

  • 128,005 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: