laboratorio donnae

una femminista molecolare

lee krasner– scritto di Enza Miceli – Ho partecipato al terzo appuntamento del Laboratorio Donnae di giugno, a Pesaro. Ho atteso quel fine settimana con trepidazione, è come se avessi saputo che lì qualcosa si sarebbe compiuto, una sensazione  mi diceva che, a prescindere da tutto quello che stavo vivendo in quel momento nella mia vita, dovevo esserci!

Infatti è stata una esperienza molto ricca, piena e autentica. In quello “spazio” che cambia di volta in volta, nei volti delle presenze stimate e amate io mi sento intera e libera. Libera nei miei pensamenti e con le mie difficoltà, con i miei avanzamenti, con le mie fragilità.

In questo incontro si è parlato, tra l’altro, dell’importanza di raccontare quello che ognuna di noi  vive e progetta tra un appuntamento e l’altro. Invece, spesso, non riteniamo degne di “narrazione” le cose che facciamo, pensiamo che non siano interessanti per le altre. Mi sono resa conto a Pesaro che davvero poche sanno cosa sto facendo “a casa mia”. Del resto, se non lo dico io, chi dovrebbe farlo?

Quello che le altre sanno appartiene al passato, anche se molto recente. La mia attività nella politica delle donne si può riassumere nelle varie edizioni della Scuola Politica e nelle Campagne promosse dall’Udi negli anni tra il 2005 -2010. Con il  XV Congresso del 2011 l’Udi è diventata un’altra cosa, non mi corrisponde e non mi rappresenta più.

Non mi imbarazza dichiarare quanto questo mi abbia fatto sentire orfana.

Elaborare il senso di smarrimento che ne è derivato è stato difficile, per certi versi è un processo non ancora concluso dentro di me. A un certo punto, però, mi sono detta che dovevo guardare avanti e procedere anche “da sola”.  L’esperienza fatta mi aveva cambiato, mi aveva insegnato delle cose ed  era arrivato il momento di far fruttare quanto avevo ricevuto dalle donne  che avevano creduto in me.

Soprattutto un’esperienza, tra quelle fatte nell’Udi,  mi ha segnato profondamente: la “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne” ha modificato definitivamente la mia percezione di un dramma che riguarda tantissime donne, spesso a me vicine.

Mi sono guardata dentro e ho capito che per me non è più tempo di parole, di convegni, di balli e di scarpe rosse che sì, sono importanti, che sì muovono e smuovono le coscienze e fanno opinione, ma io ADESSO voglio fare altro.  Quello che è possibile, ma altro. Non mi basta più condividere pensieri e articoli sui social network, sento che devo e voglio andare oltre.

Ho pensato alla cosa più semplice e in fondo ovvia: mettere a disposizione di altre me stessa. Ho pensato di costituire un’associazione nel paese nel quale vivo che possa  dare sostegno alle donne vittime di violenza sessuata, di abuso. Per  questo mio progetto ho bisogno di altre donne: mi sono guardata intorno. Ho cercato, le ho trovate. Alcune le conosco da tempo, altre le ho incontrate da poco, tutte si sono appassionate  a questo “sogno” e stanno mettendo a disposizione anche la loro professionalità, sapendo che non ci saranno ritorni economici.

I percorsi  differenti e l’assenza di un linguaggio condiviso richiedono tanta fatica  per comunicare tra noi, per capirci, ma ci mettiamo tanto impegno. Per ora l’importante è dare un segnale in un paese piccolo come quello dove io vivo, dimostrare che insieme possiamo portare avanti un progetto e possiamo diventare un riferimento per quelle donne che vogliono cambiare la loro vita.  E se anche una sola donna non si sentirà più sola,  allora sarà un successo!

Così è nata l’associazione DNAdonna.

Queste tre lettere, DNA, sono  contenute nella parola donna, il DNA dal punto di vista strutturale è un’elica formata da tanti tasselli differenti tra loro che però, insieme concorrono a dare quel preciso messaggio. Questo progetto lo vivo, lo penso e lo costruisco esattamente così.

Con questo appuntamento del Laboratorio Donnae ho capito che sto facendo quello che ci siamo dette tante volte:  ognuna di noi è il terminale di tante altre relazioni, da queste prendiamo la forza necessaria che ci spinge a pensare nuove forme e nuovi progetti.  Questo mi ha permesso di superare finalmente la sensazione di essere una particella smarrita e pensarmi  come una particella unica,  prendendomi la libertà di  pensare un progetto mio coinvolgendo altre.

Posso dire che mi sento una femminista molecolare?

Soleto, 10 giugno 2013

l’immagine è un’opera di Lee Krasner

4 commenti su “una femminista molecolare

  1. milenacarone
    10 giugno 2013

    direi che puoi non solo dirlo.
    puoi (infatti lo fai) dire molto altro ancora.
    per continuare il gioco delle parole, anzi,
    direi che DNADonna è paradigmatico come esempio di femminismo molecolare.
    e ce l’ha scritto nel suo nome.
    mac

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  2. Simonetta Spinelli
    10 giugno 2013

    Ciao Enza, grande femminista molecolare, mi è dispiaciuto non essere con voi a Pesaro ma il tuo scritto mi restituisce il senso dell’incontro. Ti sono grata e ti abbraccio
    Simonetta

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  3. Cristina Colombo
    11 giugno 2013

    Penso che spesso sono proprio “i percorsi differenti e l’assenza di un liguaggio condiviso” che creano alchimie inimmaginabili…e la forza…e il coraggio.
    Brava Enza! E grazie

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  4. Giusi Ambrosio
    13 giugno 2013

    Brava! sento nelle tue parole entusiasmo e energia. Credo che la tua iniziativa possa offrire a tante donne senso di forza e opportunità del vivere. Comprendo anche la riflessione sulla modalità dell’essere femminista, una strada sempre personale e sempre da ritracciare, un abbraccio giusi ambrosio

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Questa voce è stata pubblicata il 10 giugno 2013 da in donne, femminismo, informazione, laboratorio, politica, tessitura con tag , , .

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