laboratorio donnae

libertà, ripeto tra me e me.

muchacha de espaldas 1956-57, carmen laffon– scritto di Annarita Del Vecchio – Pesaro, terzo appuntamento Donnae, 1-2 giugno. Tema: Libertà, imprescindibile.

Come sempre, di fronte a queste parole-contenitrici di altro e di tanto, lascio che mi circolino nel corpo, lascio che trovino il tempo e lo spazio per diventare parole incarnate. Un rischio, perché quando è così la pancia è il luogo privilegiato del loro stanziare (pancia, che per me significa assenza di una mediazione razionale, assenza di una categoria ben precisa e contenitiva che mi protegga dall’ignoto,  insomma “pancia” per me significa “senza controllo alcuno”)

Allora ripeto: Libertà per me, in me.

Come sempre sono partita da me. Me qui ed ora. Me a Manfredonia. Me ed i miei progetti. Me ed il mio desiderio. Allora mi chiedo: Dov’è il mio desiderio? E la libertà del mio desiderio?

Penso al mio percorso, quell’andare che è iniziato tempo fa  con una ricerca marcata da un senso di solitudine e di mancanza di radici. Ed ora, guardando a ritroso mi sono accorta di essere partita proprio da quel vuoto che sentivo con il desiderio/bisogno di riempirlo per me, e forse anche di me.

Ho iniziato quel andare un po’ spersa, però dopo la prima scuola politica dell’Udi (nel 2011) ho avuto la netta sensazione che qualcosa fosse iniziato a cambiare. Poi c’è stato il 2 giugno 2012 a Pesaro, la piazza di udichesiamo  ed il coraggio di prendere parola. E poi ancora il Laboratorio Donnae con i suoi incontri e le sue tessiture.  Ed è così che passo dopo passo ho sentito sempre più forte alle mie spalle (come è stato detto durante il laboratorio) il mio genere, non come mera consolazione o sorellanza a prescindere,  ma come qualcosa di diverso che ancora non aveva nome.

Ed ora che  ho le parole per nominarlo, ho deciso di narrarlo.

Ora posso dire che si tratta di  un fatto politico che prima  mi ha permesso di uscire dalla solitudine del Io sola per entrare in quella dimensione collettiva di Io con le altre. E poi mi dato la possibilità di trovare la legittimazione al desiderio di crearmi e creare l’occasione per agire sul mio territorio, di creare con altre donne  in questa terra che ho pensato per molto tempo ostile. Il tutto con la presunzione, come ben è stato detto,  di poter pensare (ed io dico di poter fare) in grande perché sento che questo percorso personale e politico mi fa acquistare titolarità sul mio desiderio, perché mi  fa avere il coraggio di misurarmi con quello che voglio e posso fare a partire dal riconoscimento della mia forza e soprattutto, il radicamento in una genealogia di cui finalmente sento di far parte.

Quindi da questo incontro mi sono portata via il riconoscimento di come la mia libertà individuale (essermi definita come soggetto nonostante i limiti che mi circondavano e continuano a circondarmi, dentro e fuori), ha permesso il riconoscimento di una libertà collettiva che, dandomi la possibilità di pensare in grande e con altre 10 diverse per età, provenienza e formazione ha dato vita ad un progetto: la cooperativa Laboratorio Zarchar.

Ci siamo unite su un’idea innovativa del lavoro: produrre noi stesse lavoro individuando bisogni e organizzando risposte. La cooperativa  ha deciso di fare proprio il concetto di empowerment comunitario che indica l’insieme di conoscenze, abilità relazionali e competenze che permettono ad un gruppo di persone di porsi obiettivi e di elaborare strategie per conseguirli utilizzando risorse esistenti. Abbiamo deciso di partire da quello che siamo per costituire un lavoro di rete che mira ad attribuire o a riattribuire poter d’azione al sociale. Ed è proprio questo che la cooperativa vuole perseguire. L’obiettivo del laboratorio Zarchar è di creare percorsi di cittadinanza attiva attraverso la costituzione di itinerari formativi ed educativi non formali che abbiano lo scopo di recuperare le capacità, le  competenze e saperi presenti nel nostro territorio. Un sapere che viene dalle tradizioni come per esempio, l’artigianato, i lavori manuali;  che può diventare mestiere. Nasce, ad esempio da questo un corso sul cucito e il ricamo che però  non solo mira  a recuperare un mestiere, ma si rinnova in una veste sostenibile  attraverso l’utilizzo di materiale da scarto. Guardando poi al dialogo interculturale abbiamo promosso corsi di lingua araba…e insomma  tanto altro ancora.

Forse non è proprio il progetto che sognavo tanti anni fa, ma la politica che sto facendo, le parole di donne a cui attribuisco autorità, mi hanno insegnato  l’importanza degli aggiustamenti per non moderare il mio desiderio e non perdere di vista l’obbiettivo.

Ora so che ho bisogno di essere vista in questo andare collettivo, ma anche di vedere a mia volta. Ora so che dandomi il permesso, posso creare l’occasione affinché altre lo facciano.

Ora questa relazione molecolare con altre mi appassiona, mi coinvolge, mi tiene in quel luogo dove per tanto tempo ho avuto paura di stare. Con me.

l’immagine è opera di  Carmen Laffon, muchacha de espaldas 1956-57

5 commenti su “libertà, ripeto tra me e me.

  1. Violeta Abrate
    15 giugno 2013

    Querida Annarita
    Hermosas tus palabras. Yo he vivido por los 70 en argentina imbuida en proyectos de desarrollo comunitario en al menos 10 barrios diversos de la ciudad de Córdoba.
    Bajo la lluvia y el sol mis zapatos gastaban sus suelas entretejiendo lazos entre las personas de comunidades pobres. En ese momento organizaba en cada barrio Centros Culturales para Adultos, espacios educativos y socioculturales que funcionaban en fábricas, iglesias, hospitales, clubes, centros vecinales. En esos lugares la comunidad se encontraba y tenia diferentes trayectos a recorrer, el escolar con certificación oficial, con una metodologia y curricula propia para el adulto y otros espacios de costura, tejido, cursos de electricidad, cursos de artesanias. El método de trabajo era por “proyectos”. Se partia justamente de un diagnostico de necesidades, intereses y problemas de aquella comunidad y luego se construia un proyecto comunitario que diera respuesta a esa realidad local.
    Puedo si quieres facilitarte algun nombre sobre bibliografia sobre esta metodologia de trabajo. Pero como dice Serrat: “Caminante no hay camino, SE HACE CAMINO AL ANDAR”. Un abrazo, estoy feliz de tu partida, estoy feliz de tu “reencuentro”.

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  2. Giusi
    16 giugno 2013

    😄Brava Annarita, complimenti,a te che quel luogo dove avevi paura di stare , l’ hai trovato ………baci!

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  3. plegado chapa
    9 luglio 2013

    libertà, ripeto tra me e me. | laboratorio donnae Os adrezco el compartir con todos nosotros toda esta practica información. Con estos granitos de arena hacemos màs grande la montaña Internet. Enhorabuena por esta web.

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  4. laboratorio donnae
    9 luglio 2013

    Grazie per le belle parole. Aiutano, fanno andare avanti con più leggerezza. Pina Nuzzo

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  5. Annarita
    9 luglio 2013

    Como he aprendido por Pina Nuzzo, narrar la propia historia, el recorrido que cada uno hace es importante para poder construir y dejar huellas que sirvan para seguir adelante.

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