laboratorio donnae

parole di burro

goody_beach Shalene Valenzuela– scritto di Valentina Sonzini –  C’è un modo per attentare quotidianamente alle “minoranze”: discreditarle. Non c’è bisogno di operare una violenza diretta, fisica, di abuso dei corpi, basta depredarle della dignità. Lo si fa con gli immigrati, tacciati di crimini, di rubare il lavoro agli italiani. Lo si fa con i musulmani, i rom, i sinti, i giovani che occupano i centri sociali, gli accattoni. Con tutti quelli che stanno, in un certo senso, ai margini della cultura liberista.

Lo fa anche con le donne che, pur non essendo minoranza neppure nel nostro Paese, vengono trattate come tale da uno stato assistenzialista che ha concesso, con il tempo, poche opportunità ma un’ampia gamma di “parità” col maschile (si pensi al sistema pensionistico, per esempio).

Lo ha fatto Marco Cubeddu, scrittore e, da due giorni, collaboratore de Il Secolo XIX.

In un articolo apparso ieri sul quotidiano (http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2013/07/01/APvyOAsF-ragazze_siete_shorts.shtml), l’autore infila una serie di stereotipi e di asserzioni che farebbero impallidire Massimo Fini (ricordate il suo articolo apparso nel 2012 su Il fatto? Donne, guaio senza soluzione). Casus belli: gli shorts che, a dire di Cubeddu, lascerebbero scoperte le natiche delle ragazze senza cervello, che mostrano il loro corpo con l’intento specifico di provocare e adescare. Di più, l’autore aggiunge quanto sia improprio utilizzare la parola femminicidio: l’omicidio è pur sempre un omicidio.

Lascio ad ognuna trarre le dovute considerazioni sulle parole di un ventiseienne che ha evidentemente bisogno di far parlare di sé.

Rimane il fatto che simili articoli, se per di più pubblicati in prima pagina come è accaduto per quello di Cubeddu, continuano a lasciare l’amaro in bocca. A maggior ragione quando la testata rincara la dose, pubblicando il giorno seguente un’altra colonna dell’autore che, invece di ovviare alle sciocchezze scritte (belinate, in genovese), cerca ulteriori argomenti.

Sembra quasi che la pressione mediatica che le associazioni femminili e femministe italiane sul tema della violenza di genere, sul bisogno necessario e impellente di un cambio di rotta culturale che coinvolga da subito il maschile, sia rimasta lettera morta. Come fosse un accidente nel panorama deturpato di un’Italia che uccide le proprie compagne, e leva a quelle che rimangono la possibilità di affermarsi anche con il proprio corpo.

Non è più tempo di falsi moralismi: la questione maschile nel nostro Paese è sempre più pressante. Adesso abbiamo bisogno che gli uomini che credono nella possibilità di agire relazioni consapevoli con il femminile si affranchino da questi venditori di parole fatte di burro rancido, che puzza a distanza di un miglio.

l’immagine è un’opera di  Shalene Valenzuela

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Questa voce è stata pubblicata il 2 luglio 2013 da in donne, generi, informazione, politica con tag , , .

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