laboratorio donnae

se ci offendi non vale

Kruger7UntitledYouAreNotYourself1982

– scritto di Pina Nuzzo –  Nel web, spia dei nostri tempi, si parla molto e animatamente, in questi giorni, di pubblicità sessista; in particolare dopo che “Un gruppo di senatrici del Partito Democratico, composto da Silvana Amati, Manuela Granaiola, Daniela Valentini e il vicepresidente di palazzo Madama, Valeria Fedeli, – ha appena firmato un disegno di legge già incardinato dal titolo «Misure in materia di contrasto alla discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media». L’obiettivo infatti è quello di scoraggiare con l’introduzione di sanzioni l’utilizzo troppo esplicito del corpo della donna nella pubblicità televisiva o stampata (giornali e manifesti)”

La notizia, al momento,  non ha avuto conferme né smentite, ma tanti commenti

A me pare che la violenza sulle donne proliferi anche in quelle società dove le “figure” sono bandite dalla rappresentazione artistica e religiosa. Le donne si stuprano e si ammazzano pure dove si esercita un controllo ferreo sulle immagini; pensiamo ai cataloghi IKEA modificati per il mondo arabo.

Nel 2010 ho contribuito ad avviare nell’Udi una Campagna che aveva come obiettivo il contrasto degli stereotipi di genere e delle immagini che offendono le donne. La scelta del nome, “Immagini amiche”, nasceva dalla volontà di non fermarsi alla denuncia, né di puntare alla censura o alla demonizzazione della pubblicità .  Non è con un atteggiamento punitivo nei confronti del corpo e della bellezza che si rompe il monopolio maschile della visione dei corpi e della sua rappresentazione.

Lo slogan – SE CI OFFENDI NON VALE – richiamava in modo esplicito il famoso ritornello, se mi lasci non vale, della omonima canzone di Julio Iglesias del 1976.
Lui, che pure la tradisce, le dice: se mi lasci non vale. Non vale perché lei sta rompendo la consuetudine che esige dalla donna, anche nelle canzoni, di subire in silenzio un torto e di rimanere al suo posto.
La canzone non dice che non è giusto o che non è legale che lei se ne vada, dice non vale perché lui non vuole ammettere che i costumi stanno cambiando e che le donne si sottraggono.
Lo slogan intende ribaltare il senso del ritornello immediatamente riconoscibile e rivendica se ci offendi non vale per dire che le donne non possono essere impunemente rappresentate in modo violento fino a suggerire forme di abuso che sono controproducenti per la stessa pubblicità: per loro determinazione, indipendentemente dalle leggi, indipendentemente dalle Authority, indipendentemente dalle pur sacrosante norme di autoregolamentazione che ci indica il Parlamento europeo…leggi tutto

l’immagine è un’opera di Barbara Kruger, You Are Not Yourself, 1982

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Questa voce è stata pubblicata il 9 luglio 2013 da in donne, femminicidio, generi, politica, sessismo, violenza con tag , , .

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