laboratorio donnae

DWF / Gli spazi dell’agire politico

“Accade una sera, attorno ad un tavolo, che mesi di studio, di letture, di interviste, si trovino davanti al vuoto di una Sandra Dooley las niñas 120x120 cms collagerisposta che non avrei saputo dare, se non avessi lasciato cadere i miei libri e i miei appunti, per radicarmi di nuovo nella mia esperienza e nell’esperienza delle altre donne con cui faccio politica.”

Le parole di Federica Castelli, le prime che ho letto aprendo il numero di DWF dedicato agli spazi dell’agire politico, mi hanno fatto tornare indietro di qualche mese, a quegli incontri di cui si parla nella nota editoriale.  A quello “scambio in presenza”, a volte leggero a volte impetuoso e mai scontato; molte delle cose che ci siamo dette sono per me motivo di riflessione – e di ripensamento – ancora adesso.

Consiglio la lettura di questo numero della rivista perché  gli articoli sono interessanti, toccano diversi argomenti e parlano di esperienze differenti, ma quello che mi preme segnalare è il respiro politico. In questo numero ci sono donne che scrivono di come si percepiscono femministe, oltre una rappresentazione già data del femminismo. Da leggere. Pina Nuzzo

DWF / Gli spazi dell’agire politico – 2013, 1 (97) gennaio-marzo

nota editoriale

Questo numero, è l’esito di uno scambio in presenza, promosso nell’ultimo anno con donne di diverse generazioni e provenienti da diverse realtà territoriali e politiche. La redazione ha scelto un metodo, il partire da sé, e ha dato tempo per riflettere o per lasciar sedimentare i discorsi fatti insieme. Questi due elementi, semplici ma non frequenti, hanno interrotto positivamente i ritmi affannati della comunicazione politica, dei social media, delle troppe mail, degli appuntamenti di lavoro o per cercare lavoro.

Era quello che volevamo. DWF è uno strumento di/in movimento, una leva per affermare e far circolare cosa pensano e come si muovono le donne che hanno deciso di fare politica per sé e per quelle con cui sono in relazione. Uno spazio – pubblico – per sperimentare, per scontrarci, per elaborare, in comune.

La pratica dello scambio in presenza è una forma faticosa ma che appassiona, perché mette al centro i corpi e gli umori nell’era in cui tutto scivola in digitale, anche la politica. Ne sono derivati incontri vivi e intensi, dove le differenze, di generazione, di condizioni materiali di vita e di radici culturali hanno rimesso in circolo nodi, urgenze, incomprensioni e distanze, anche in modo generativo. Incontri, dunque, difficili da tradurre in poche indicazioni di senso, in una cornice unica.

Gli scritti che seguono, tuttavia, suggeriscono più di una riflessione. Ragionando delle forme dell’agire politico femminista, emerge con chiarezza un tratto distintivo: la capacità di mostrare le connessioni, la dinamica tra i fattori e i concetti che guidano le pratiche. Pensiamo, in particolare, a “radicalità, esperienza, conflitto” precisamente in questa sequenza. Gli scritti mostrano in più parti che avviare – dentro e fuori di sé – un processo di cambiamento significa attivare una dinamica tra radicalità (rispetto ad un ordine simbolico e politico), esperienza (come spazio/tempo dell’elaborazione più che “testimonianza” o “narrazione”) e conflitto (passo e strumento ineludibile della dinamica sociale), senza mai fermarsi, o monumentalizzare, un solo elemento dei tre. Si tratta di un moto decisamente importante per noi anche per i rapporti e le relazioni che coinvolgono; una modalità profonda, capace proprio per questo di mettere in moto il rimosso, di rischiare il non prevedibile, di mostrare che l’orizzonte da cui nascono gli spostamenti dei significati e del senso delle proprie esistenze è strutturalmente instabile. Positivamente “instabile” come la materialità del corpo. Del resto molte delle esperienze raccontate in questo numero mettono al centro il corpo delle donne, il nostro e delle “altre”, tra rimozione, sovraesposizione e quotidianità.

“Siamo soggettività incarnate e non sappiamo, perché non vogliamo, distanziare la nostra politica dai nostri corpi”. È possibile chiedersi in quali luoghi e a quali condizioni riusciamo ad essere, “tutte intere”, radicali.

Per molte la piazza rappresenta ancora un luogo simbolico importante, ma è da indagare perché e come vogliamo starci (Castelli). 0 forse la piazza è diventata un luogo troppo codificato e, dunque, da reinventare con modalità e attraversamenti che scardinano le pratiche tradizionali mettendo in scena i corpi al di là degli stereotipi e delle convenzioni (Le Ribellule). Tenendo conto del rischio reale di adottare un linguaggio che gioca il conflitto sui corpi delle “altre”, parlando a nome loro, a partire da uno sguardo eterodiretto (Fiorletta).

Corpi al centro, ma al confine, permeabile, tra il dentro/fuori i luoghi istituzionali. In questa prospettiva il lavoro di riflessione su di sé, le altre, il proprio “cono d’ombra”, è molto simile sia che si ragioni negli spazi occupati e autogestiti, in una dinamica generativa che dà vita ad istituzioni “altre”, legate al territorio, al quartiere, alle pratiche, alla cittadinanza attiva delle donne (Pistoni), sia che si scelga caparbiamente di portare tutto intero il proprio corpo nei palazzi della rappresentanza (Di Martino/Costantino).

Corpi presenti che sempre più spesso pagano il prezzo di uno sfilacciamento che si dispiega tra il tempo della sconfitta, tempo di un momento storico di tutte e tutti, e i tempi concitati e inconciliabili di vite frammentate, tra lavoro, vita e politica (Forenza). Corpi che scelgono strade diverse, come quelle della prostituzione, per sfuggire alla crisi del lavoro (Ferraro), ma anche corpi lontani, che emigrano per seguire un sogno che fuori dall’Italia ha più possibilità di realizzarsi, ma a quale prezzo? (Brilli)

Se in questo numero abbiamo indagato gli spazi dell’agire politico, tra radicalità, esperienza e conflitto, il prossimo – fatto in presenza come questo che state per leggere -lo dedicheremo alle relazioni, alle diverse forme che queste assumono nella nostra politica.  (pc,fc e tdm)

http://www.dwf.it/

l’immagine è un’opera di Sandra Dooley, las niñas, 120×120 cms collage

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Questa voce è stata pubblicata il 2 ottobre 2013 da in appuntamenti, conosciamoci, donne, femminismo, filosofia, informazione, letture, politica con tag , .

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