laboratorio donnae

“Scagliate eravamo nel buio navigare senza meta, ma insieme…”

KATHE KOLLWITZ Madre con bambino morto 1903La poesia “Antigone in Puglia” parla di una storia vera, la storia di una madre Rom che ha seppellito la figlia neonata su una spiaggia della Puglia, dove era approdata dopo essere fuggita dal Kossovo. Questa madre fu arrestata dalla polizia italiana e denunciata per occultamento illecito di cadavere.

Altre storie, racconti e poesie  si possono leggere nel blog “El Ghibli”, la rivista del vento, la prima in cui la redazione è composta da scrittori migranti. “Si tratta dell’unione collaborativa di individualità ben distinte, ognuna espressione di una composizione alchemica assolutamente unica ed irripetibile, risultato di una personale e composita avventura biologica e culturale, che nella differenza accomuna storie e destini. E per dare vita ad un progetto letterario che, muovendo dalla migranza, riconsideri consapevolmente la parola scritta dell’uomo (e della donna) che viaggia, che parte, che perde per sempre e che per sempre ritrova. Un progetto letterario che parli del viaggio in movimento e di quello immobile.”

Antigone in Puglia di Brenda Porster

Scagliate eravamo
nel buio navigare
senza meta, ma insieme,
lei riempiva esattamente
l’avida culla del mio braccio vuoto
un umido peso caldo il suo bisogno che io solo
potevo saziare, le vaghe profondità scure
degli occhi, il disperato cercare
manine strette curve a conchiglia, rosee
dita-gamberetti che afferrano
il mio seno, titubanti
labbra e poi il tiro come tenaglia
di vita da me a lei a soddisfare
il nostro mutuo bisogno
l’una all’altra legate, in perfezione,
il cerchio chiuso.

Quando ho visto che lei non c’era
più, il suo piccolo peso
fiaccato, sospeso,
il calore, tutto, esaurito,
il suo cercare finito?
Non aveva più bisogno di me,
mentre io ero rimasta
anelante, il mio braccio un cerchio
vuoto. Un terrore di ghiaccio mi ha afferrato
il petto, e all’improvviso ho saputo:
sarebbero arrivati loro,
e l’avrebbero gettata negli infiniti
abissi, sarebbe caduta
giù per non essere trovata più
il suo piccolo corpo a spiegare
braccia fluttuanti di anemone
per sempre cercando per sempre
esposta.

No! Così non sarà! Io,
sua madre, le avrei reso
una calda copertura, sabbia decorosa
e luogo, una collocazione
della mente, per entrambi i nostri bisogni
un’ultima volta, poi le ho detto
finalmente: buona notte
cuore mio, buona notte,
e l’ho lasciata là.

[traduzione di Andrea Sirotti]

l‘immagine è un’opera di KATHE KOLLWITZ Madre con bambino morto 1903

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 ottobre 2013 da in conosciamoci, donne, informazione, migranti, politica, resistenza, tessitura con tag , , , , .

Blog Statistiche

  • 130,062 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: