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“E’ con lo striscione, con il collettivo e con il manifesto che vogliamo andare oltre”

5post dal blog Femministe Nove  

In tutto il mondo siamo sempre in (più di) due

Paestum ha segnato per noi un passaggio, personale e politico.

Paestum del 2012 ci ha fatte incontrare in quel gruppo nove in cui si è parlato di lavoro, reddito e precarietà, e non di rappresentanza, quello in cui ha prevalso il “femminismo radicale”quello in cui sono stati messi in discussione rapporti di autorità e dinamiche di riconoscimento, in cui si è partite da sé per confrontarsi sulle strade percorse e per cercare nuove pratiche politiche femministe.

L’incontro tra molte di noi è avvenuto lì: un trovarsi che è stato un riconoscersi.

Paestum 2013 ci ha viste insieme, una accanto all’altra a portare un anno di lavoro fatto in comune. Donne che politicamente non nascono a Paestum – né quello del ‘76, né quello di quarant’anni dopo –, donne provenienti da esperienze e percorsi politici diversi che hanno riconosciuto in queste energie nove un potenziamento della propria singolarità e nella condivisione della responsabilità e del desiderio la possibilità di produrre spostamenti e cambiamenti nella realtà. Scegliendo di coltivare e alimentare questa relazione e questa ambizione, nasciamo come collettivo.

Le genealogie e i percorsi che accompagnano la nostra politica sono differenti e mutuati a partire da esperienze, incontri e luoghi diversi. Ma siamo convinte che la forza che ci viene da ogni genealogia – ognuna guadagnata nel proprio percorso – sia una sola, moltiplicata per ogni spazio e condensata in un’esperienza: la libertà di una donna è un guadagno per tutte le altre. Di questo siamo convinte e andare oltre la stigmatizzazione del percorso dell’altra, sentire quale discorso in comune circolava tra noi al di là dei riferimenti differenti, è stato un potenziamento enorme, e vogliamo rilanciarlo.

Ed è da qui che nasce il nostro manifesto – il manifesto di Femministe nove –, la nostra prima azione politica: un testo che porta in calce i nostri nomi e in ogni parola quella pratica di pensiero in presenza che non si cancella nel momento in cui è presentata in una pagina scritta.

Ogni concetto ripreso, modificato fino allo sfinimento, ogni parola sostituita per non urtare l’altra, ma mai semplicemente cancellata, per non eliminare il portato di ognuna, semmai riscritta e limata perché ciascuna ci si potesse ritrovare. Complici nell’idea che niente ci può appartenere in tutto e per tutto, che niente ci aderisce addosso in tutto e per tutto, che il lavoro di condivisione è anche lasciare andare, lasciare che la convinzione, la veemenza di una abbia di fronte­ la fiducia delle altre che le lascia spazio.

Rivendichiamo l’azione forte e di rottura che abbiamo fatto a Paestum. I corpi parlano. I nostri corpi hanno detto. Se Paestum è stata ostaggio di una performance, questo dà il senso del valore politico che Paestum si è data.

Per noi il valore politico di Paestum è un altro. I contenuti portati in assemblea, e poi sciolti dove possibile nei workshop, chiamano in causa i nostri corpi, quegli stessi corpi che uno accanto all’altro vogliono trovare la forza di trasformare un quotidiano che non è, e non può più essere, scisso dal resto. Noi eravamo a Paestum come collettivo, che piaccia o meno. La forza delle relazioni è nei corpi o non è. Questa è la pratica trasformativa che abbiamo scelto: andare nel mondo con la forza delle altre, con la potenza di quelle relazioni che hanno bisogno di corpi che si toccano, si scontrano, si riconoscono, (si) occupano. La singolarità,  vissuta sulla nostra pelle come tensione tra una frammentazione strutturale e una ricerca di interezza che va conquistata quotidianamente, non ci basta. La relazione, come terreno di azione per stare e andare nel mondo, è ciò che ci muove. E’ su questa relazione – pratica politica per eccellenza di un femminismo che a tratti sembra dimenticarsi che ci sono delle condizioni materiali e c’è un fuori con cui bisogna fare i conti – che ci siamo messe in discussione, ed è su questa relazione che abbiamo scelto Paestum per mettere in gioco la pratica, il pensiero e i corpi. Tutto insieme, tutte insieme. C’e’ stato e c’è in questo un’energia contagiosa e un’assunzione di responsabilità.

Non è oltre lo striscione, oltre il collettivo, oltre il manifesto che vogliamo andare. E’ con lo striscione, con il collettivo e con il manifesto che vogliamo andare oltre: oltre una dinamica di potere, oltre un sistema che non ci vuole singole ma isolate, oltre un modello politico-culturale che usa i nostri corpi per conquistare soldi, voti, luoghi. E poi oltre Paestum.

Ci piacerebbe che le donne, tutte quelle presenti a Paestum, quelle che non conoscevamo, quelle che non leggiamo, quelle di cui non abbiamo ascoltato la voce, che tutte queste donne dicano cosa si sono portate a casa da Paestum. Perché noi ci portiamo sempre (in)dietro qualcosa.

Ci portiamo a casa anche la gioia di un momento come mai prima: quell’eccedenza dello stare tra donne che non è rappresentazione del femminismo scritto e narrato da altre, ma esperienza viva di ognuna di noi, che ha l’aspetto della pelle d’oca e delle gambe paralizzate, ha il calore degli abbracci e del sudore, ha la forza di un percorso lungo un anno, la debolezza e la sofferenza di un’esposizione e una messa in discussione continua, che guadagna consapevolezza e inizia un nuovo ciclo di domande da porsi e da porre ad altre. Mai un passo indietro rispetto a questo guadagno: alla politica che una volta tanto non è solo responsabilità ma anche piacere e vitalità della condivisione.

Nel contesto di oggi, il pericolo non è di annegare in un soggetto collettivo che quando rappresenta taglia e cuce e fa scomparire la singola donna: il nostro pericolo è scomparire e annegare nell’individualismo della competizione, della strada personale da perseguire a tutti i costi, nell’autopromozione che ci divide e non ci realizza. È l’assenza delle altre che ci indebolisce e ci lascia prive di un panorama.

Scoprire queste cose dentro di noi – ognuna dentro di sé e nell’altra accanto – ha fatto sì che il senso di responsabilità ritornasse indietro fino a noi arricchito, non come il peso della realtà, ma come desiderio e necessità di sentirci chiamate in causa da quel che ci interpella nel profondo.

Noi vogliamo stare a questo gioco, speriamo saremo in tante.

È con questo spirito che saremo a Bologna il 14 dicembre.

Femministe Nove

link utili incontro 14 dicembre Bologna

http://paestum2012.files.wordpress.com/2013/10/tarantino_dini_verzini_corpo_a_corpo.jpg

http://paestum2012.wordpress.com/2013/10/22/sara-gandini-laura-colombo-eccitazione-permanente-in-relazioni-politiche-vive/#more-2204

le foto sono di Gaia Leiss

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Questa voce è stata pubblicata il 23 ottobre 2013 da in appuntamenti, conosciamoci, donne, femminismo, politica, resistenza con tag , , , .

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