laboratorio donnae

perduto amore

Giovanna Parmigiani e Enza Miceli raccontano del Festival Contro la Violenza sulle Donne, organizzato a dorothea_tanningTaurisano (Lecce) da alcune associazioni locali: Donne Insieme, Flauto Magico, Associazione Nuvole e Lavorincorso,  in occasione del 25 novembre 2013

Giovanna Parmigiani:  Per certi versi, passeggiare per Taurisano è come fare un salto nel tempo; parcheggiata l’auto, non c’è voluto molto per capire come Enza e io fossimo le uniche donne a camminare per il corso – e come questa non fosse affatto una circostanza casuale. C’erano solo uomini, giovani e meno giovani, fuori e dentro i negozi, i bar, sui marciapiedi. Camminavano o stavano seduti a bere un caffè o a scambiare quattro chiacchiere. Come succedeva nei racconti delle nostre nonne.

Mentre quegli uomini ci guardavano camminare con curiosità e senza particolare insistenza, Enza e io ci siamo chieste: dove sono, dunque, le donne di Taurisano?

Poi abbiamo visto i manifesti di Perduto Amore: a pubblicizzare la prima edizione del Festival Contro la Violenza sulle Donne otto fotografie di donne di Taurisano che, letteralmente, ci avevano messo la faccia. Una mossa coraggiosa se si tiene conto delle convenzioni del posto, una mossa straordinariamente coraggiosa se si considera che questo paese è tristemente noto per un caso recente – risalente alla scorsa estate- di femminicidio.

Non è facile parlare di quell’episodio e di violenza sulle donne in paese, mi raccontava una delle organizzatrici del Festival: le ferite sono ancora aperte e il dolore delle famiglie interessate dalla tragica vicenda va rispettato e ascoltato. Tuttavia è giusto e importante farlo, mi diceva quella donna, perché, come emerge dalla lettura dei questionari anonimi distribuiti durante le tre tappe del Festival, ancora troppe donne in paese credono che un uomo che arrivi a uccidere una donna lo faccia per ‘troppo amore’.

Per questi e altri motivi ha preso il via la prima edizione del Festival Contro la Violenza sulle Donne, organizzato da alcune associazioni locali: Donne Insieme, Flauto Magico, Associazione Nuvole e Lavorincorso di Taurisano. Nelle sue tre tappe, 10, 17 e 25 Novembre 2013, questo evento ha saputo coinvolgere donne e uomini, scuole e istituzioni.

Nel primo appuntamento, il Centro Anti-Violenza salentino il Melograno è stato invitato a parlare del tema ‘Percorsi contro la violenza’, introdotto dal bel cortometraggio di Paolo Genovese e Luca Miniero ‘Piccole cose di valore non quantificabile’. L’incontro è stato prezioso per fornire informazioni su come funziona un CAV ma, ancor di più, per far immaginare nuove possibilità a chi si sa vittima di violenza, ma non vede vie d’uscita.

La seconda tappa, invece, più istituzionale, ha visto un dibattito sulla ‘prevenzione, tutela e cura’ del fenomeno ‘femminicidio’, che ha coinvolto le forze dell’ordine e le istituzioni locali. A questo secondo evento hanno partecipato la dott.ssa Di Ciommo, presidente dell’Associazione Sui Generis, la dott.ssa Ferraro, responsabile dell’Ambito territoriale di Casarano, la dott.ssa Dantini, Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Lecce, e il dott. Federico, Capo della Polizia di Stato di Taurisano.

L’ultimo incontro, infine, si è tenuto in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne in una sala gremita di persone.  Alla presentazione dei risultati dell’analisi dei questionari anonimi si sono susseguite letture di testi e performance artistiche curate e suggestive.  Installazioni e mostre a tema accompagnavano l’evento, insieme alla mostra fotografica di Lucia Sabato (in collaborazione con Flauto Magico) ‘Alma de Tierra’, in cui comparivano i volti di altre 25 donne di Taurisano, accompagnati da scritte diverse che, tuttavia, si facevano portavoce dello stesso messaggio: l’amore che ama non uccide.

Enza Miceli : Qualche anno fa, in occasione di un’iniziativa politica, la presentazione di un libro, credo,  ho conosciuto  le donne dell’associazione “Donne insieme” e tra loro Marina Guarino. Poi ci siamo perse di vista.

Sono rimasta molto sorpresa quando a settembre mi ha ricontattata, quasi non mi ricordavo di lei; nel momento in cui l’ho rivista però è stato come se quel tempo non fosse passato. Mi ha presentato le sue compagne: Lucia e Mariarosaria, che mi hanno detto della situazione di Taurisano, aggiungendo: ” adesso basta, noi donne dobbiamo fare qualcosa, non possiamo più stare zitte o parlare solo tra noi!”   

E così hanno promosso l’evento a cui abbiamo partecipato Giovanna ed io.  Per me è stata davvero una esperienza emozionante. Hanno organizzato tutto al dettaglio, con cura e attenzione. Dopo la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne promossa dall’Udi nell’ormai lontano 2008,  questo, per me,  è stato il 25 novembre più sentito, pieno di senso, profondo.

Provo ammirazione per queste donne che sono riuscite a smuovere un paese dove “se il marito ti uccide è perché ti vuole troppo bene”, dove “in fondo, se Frida è stata uccisa, forse se l’è cercata”. Trovo che hanno avuto un  coraggio da “combattenti”  a metterci la propria faccia con umiltà, senza protagonismi. Hanno riempito la sala di donne, di uomini, hanno coinvolto le istituzioni locali, si sono esposte e il messaggio che hanno trasmesso è stato forte e chiaro: una donna sola è vittima ma insieme possiamo fare molto, possiamo diventare testimoni.

l’immagine è un’opera di Dorothea Tanning

Un commento su “perduto amore

  1. Giusi Ambrosio
    10 dicembre 2013

    Esprimo Ammirazione, amore, condivisione di senso con tutte le iniziative che denunciano la trappola dell’amore a interpretazione e giustificazione della violenza. La falsificazione della volontà di potenza, e dell’esercizio di dominio e possesso, si avvale per antica consuetudine di una inquietante definizione di amore.
    Io credo che una complicità sociale,non innocente, fornisca nella dimensione della non-interferenza su fatti relativi alla relazione tra i generi e tra i sessi, una palestra di esercizio violento del conflitto. La diversità di atteggiamenti e di strumenti che definisce la forma del conflitto si condensa da una parte nell’aggressività e dall’altra nella paura e illusione di poter con la docilità evitare il peggio.
    La complicità sociale e a volte anche familiare è una ipocrita finzione di comprensione e di auspicio che, sopportando e tacendo, le donne possano redimere il violento e ricomporre il vincolo della sottomissione scambiandolo per amore. Denunciare, denunciare, denunciare in tutte le forme, in tutti i modi può offrire sostegno e forza al pensiero e all’azione. Grazie a quante assumono iniziative e parola pubblica. Un abbraccio Giusi Ambrosio

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