laboratorio donnae

maschi paganti, ragazze minorenni

Mail inviata a Laboratorio Donnaehoechportada Hanna Hoch

“Il sesso che verrà”, mi pare fosse questo il titolo dato alla discussione proposta  venerdì sera – 3 gennaio – nella  trasmissione Otto e Mezzo sulla rete7 e condotta da Lilli Gruber. Era presente come ospite Lidia Ravera che lucidamente metteva in evidenza come negli ultimi venti-trent’anni si sia diffusa in tanta parte della società una concezione consumistica del sesso e una mortificante separazione tra sessualità e sentimenti. Non era questo che si intendeva proporre con la rivoluzione dei costumi negli anni ’70, con la pratica del desiderio come espressione di libertà e parte della lotta di liberazione. Questo in sintesi quanto definito in relazione ai comportamenti assunti da giovani e meno giovani donne, forse formatesi su immagini di corpi esibiti e  di una  aspirazione al successo  elaborata   mediante una proposta televisiva di veline, meteorine ecc.,ecc.,ecc.

Mi ha poi però sorpreso e anche indignato il passaggio sulle ragazze romane minorenni e prostitute presentate come la prova e la verifica di tale costume diffuso.

Mi ha sorpreso che donne quali Lilli Gruber e Lidia Ravera abbiano utilizzato l’espressione penalizzante di baby-squillo e  evidenziato la  superficialità di tali ragazzine che si prostituivano per avere beni effimeri, tipo borse firmate o cose simili.

Mi sembra molto grave puntare sulle minorenni come colpevoli e trascurare qualsiasi osservazione sulla sessualità maschile, su quelli che per il gusto del piacere-potere sono i corruttori e gli autori consapevoli e responsabili di quanto accade nella relazione tra i sessi e in questo caso anche tra le generazioni.

Possibile che anche donne di valore e cultura colpevolizzino le vittime e non abbiano niente da dire sugli autori di tale commercio di esseri umani che non hanno neanche avuto l’accesso a un pensiero di sé che non sia di sottomissione? credo che la SOLA  età della ragazze dovrebbe comportare un altro tipo di attenzione, un sentimento di compassione nei confronti delle loro giovani vite ferite, dell’inconsapevolezza che regge alcuni comportamenti, dello sfruttamento a cui si assoggettano e vengono assoggettate.

Le minorenni non solo non sono sullo stesso piano cognitivo, morale, giuridico dei Signori maschi paganti nei cui confronti andrebbe rivolta la riflessione, l’analisi e se vogliamo anche la condanna. Mi sembra veramente inammissibile che anche in casi come questi siano le donne, quasi bambine, a essere condannate. E quale senso dare alla sottolineature che ragazze minorenni si prostituivano, o meglio Venivano prostituite, per accedere a beni effimeri e non necessari?? perché se fosse stato per fame avremmo dovuto comprendere la necessità e considerare i maschi paganti le loro prestazioni sessuali quasi come Benefattori? Veramente non so cosa dire e spero si sia trattato solo di una casuale mancanza di riflessione da parte delle due donne a dialogo. Ma come? e di cosa dovevano parlare se non dell’argomento enunciato!

Un saluto Giusi Ambrosio

l’immagine è un’opera di  Hanna Hoch

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