laboratorio donnae

anche in Europa: attente al lupo

Lupo_travestito_da_pecoradi Pina Nuzzo

L’attacco all’autodeterminazione delle donne spagnole e la bocciatura della risoluzione Estrela sono stati i due segnali che hanno fatto capire alle donne che la misura è colma.  Non c’è più tempo da perdere perché non si tratta più di fronteggiare gli attacchi “in casa”, ma di contrastare un patriarcato più diffuso e radicato, dalla faccia europea.

Se l’essere cittadine in Europa vuol dire che i giochi sulla nostra pancia si moltiplicano, se i parlamentari  italiani mostrano di non conoscere la 194, o si affrettano a dichiarare prima di tutto  la loro fede religiosa, allora è tempo di organizzarsi.

E di farlo in proprio, senza che qualcuna/o ci metta poi il cappello, a maggio, per esempio, quando si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo. L’8marzo di quest’anno si caratterizza per l’azione di tanti gruppi di donne che si stanno coordinando in tutta Italia, ma soprattutto con la manifestazione io decido, promossa da un nuovo femminismo che teorizza l’importanza di andare in piazza  con gli uomini.

Questa compresenza non sarà senza conseguenze, impone un negoziato i cui esiti non sono scontati, né in privato, né in pubblico.

Declinare nuovamente, politicamente, l’autodeterminazione per una donna è una sfida,  significa comprendere che il diritto dei popoli ad autodeterminarsi non garantisce lo stesso diritto alle donne. Significa sapere che decidere se e quando fare un figlio è un potere su cui i maschi da sempre esercitano un controllo, fino alle forme più aberranti che non sto qui ad elencare perché le conosciamo.

Il rischio oggi viene dalla confusione, dall’aver sostituito il sesso con il genere e dalla pretesa di dare la linea politica, anche nel femminismo che diventa trans-femminismo.  Far coincidere  l’autodeterminazione (e i diritti) dei soggetti in transito con l’autodeterminarsi del soggetto femminile, che può generare e mettere al mondo, significa usare il corpo e la storia delle donne per rafforzare un nuovo neutro, ancora più potente e normativo. A cominciare dall’erosione della figura materna.

Adesso, in questo momento, vedo solo una parte del rischio, è difficile fare previsioni, posso solo registrare lo spostamento. Uno spostamento che supera i confini e propone strumenti legislativi, regolamenti europei con cui ci dovremo misurare, amaramente, temo.

Noi di Laboratorio Donnae ci mettiamo in gioco, anche quelle che vivono in piccoli centri o all’estero, consapevoli della necessità di costruire spazi politici  dove sia possibile mettere distanza tra sé e la propria esperienza per farne parola alle altre.  Perché, di questi tempi,  il rischio più grande non è solo il silenzio delle donne, ma il silenzio tra donne. Per questo ci siamo.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 marzo 2014 da in 8 marzo, aborto, donne, elezioni, generi, informazione, laboratorio, Parlamento Europeo con tag .

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