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Passaggi di memoria. Le donne, la Resistenza, la storia.

Womantrees Dancing--Spring Mitzi Linndi Maria Teresa Sega, pubblicato in: “Venetica. Rivista di storia contemporanea”, terza serie 11 (2005), Memoria della Resistenza.

La partecipazione femminile ai movimenti collettivi non ha un andamento lineare: procede per fasi alterne, tra presenze rivendicate e silenzi; un apparire e scomparire che assomiglia più a un fiume “carsico” che allo scorrere, ora lento ora turbolento,  di un fiume alla luce del sole.

Allo scomparire sottoterra  corrisponde una perdita di memoria, per cui ogni generazione politica di donne si connota, nella fase iniziale, per assenza di prospettiva storica che solo successivamente viene colmata dal bisogno di storia. E’ quanto accade nei momenti di cambiamento, quando nuovi  movimenti di donne si affermano in rottura con la tradizione e in contrasto con la generazione precedente.

La nascita dell’UDI, negli ultimi mesi del ’44 e a livello nazionale nel ’45, avviene, per ammissione delle stesse protagoniste, cancellando ogni riferimento al primo femminismo che, a cavallo tra Ottocento ed età giolittiana, aveva dato vita a mobilitazioni nazionali per l’affermazione dei diritti politici e si era attivamente impegnato sul piano sociale. Maria Michetti, Margherita Repetto e Luciana Viviani parlano di vera e propria “rimozione”, di “rifiuto delle radici”, per l’aver considerando il femminismo, come avevano fatto in epoca  prefascista le socialiste,  un fenomeno prettamente “borghese”, non in sintonia  con la scelta popolare dell’UDI.

La violenta rottura col passato, rappresentata dalla guerra e dalla Resistenza, rafforzava la percezione di essere soggetti politici del tutto nuovi.

Anche  il movimento femminista degli anni ’70 si autopercepisce e autorappresenta come discontinuità rispetto al passato, in contrapposizione alle madri e alle donne politicamente impegnate nelle organizzazioni femminili dei partiti: viste come figure sottomesse le une, emancipate su modelli maschili le altre.

Il “carattere originario” dei movimenti politici delle donne italiane  – ha scritto Annarita Buttafuoco –  “pretende lo spreco, la dispersione della memoria collettiva dei movimenti stessi”.

La nuova soggettività  “per farsi storia [… ] deve affermarsi come antistorica” , riflette Luisa Passerini componendo un  “autoritratto di gruppo”  di sé e delle persone che avevano condiviso negli anni ’60 e’70 il suo vissuto personale e politico. Ne emerge  un’identità costruita su contraddizioni, una memoria segnata dalla lacerazione, dalla “frattura”: “anche i racconti che sottolineano la continuità della propria vita estraggono dalla materia autobiografica – per quanto riguarda gli anni della formazione – i temi ricorrenti della scissione, della differenza, del contrasto”.

Il voler camminare con le proprie gambe, il voler costruire il futuro liberi da fardelli e senza radici, non negava tuttavia, per la generazione del ’68, valore al passato, come sembra invece accadere alle generazioni successive (i giovani degli anni ‘80 e ’90): negava piuttosto una memoria imposta, una storia come disciplina, entrambe del resto reticenti.  Noi appartenenti alla generazione post-bellica, cresciuta immersa nelle “strategie del silenzio” praticate dalla generazione del post-fascismo che ne ha impedito una elaborazione collettiva, abbiamo interiorizzato, dai racconti dei genitori, immagini della guerra e degli orrori senza che fossero accompagnate da un significato e da un giudizio.

[…]

Soltanto più tardi, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80, il bisogno di storia dei nuovi soggetti nati dall’esperienza femminista  spinse  alla ricerca di donne più grandi a cui dare ascolto, valore e visibilità. “La memoria personale e collettiva” diventava, per la prima volta, “un progetto politico del femminismo”.  A questa spinta soggettiva  si deve anche la riscoperta dell’esperienza storica femminile nella Resistenza. La scuola ebbe – e ha ancora – un ruolo importante nell’attivazione di memorie (non tutta la scuola naturalmente), che andrebbe meglio indagato. Proprio a partire dagli anni ’70 infatti si diffusero quelle pratiche, come la storia locale e la storia orale, l’incontro con testimoni, attraverso le quali le/gli insegnanti rinnovavano la didattica della storia, interrogandosi anche sulla perdita di memoria della generazione figlia della “grande trasformazione”, cresciuta nella società di massa. Partire dalla memoria per arrivare alla storia non aveva soltanto lo scopo di rendere più coinvolgente il lavoro didattico, ma si riempiva anche di altri significati: prestare ascolto a soggetti “esclusi dalla storia” e non ultimo trattare temi e periodi, come appunto il fascismo, la guerra e la Resistenza, quasi del tutto assenti dai manuali. Ciò indusse ad affrontare il problema della soggettività e conflittualità delle memorie.

L’abbandono della storia manualistica, che creava una rassicurante distanza, obbligava ad attrezzarsi storiograficamente, a farsi ricercatrici di fonti alternative. E se vi era in questa ricerca  una componente volontaristica e “selvaggia”, sconfessata dall’assetto accademico, il  libro-svolta nella storiografia resistenziale,  La Resistenza taciuta, sta a dimostrare come al contrario seppe essere rigorosa e feconda. Le autrici  Anna Maria Bruzzone  e Rachele Farina, insegnanti di un istituto torinese, volevano far conoscere ai loro studenti, tutti maschi, le donne che avevano vissuto la Resistenza come esperienza di cambiamento e li portarono ad un incontro dell’ANPI, dal quale, dopo aver  ascoltato Elsa Oliva, uscirono pieni di entusiasmo.

E così, ponendosi un problema di trasmissione tra generazioni e di conoscenza tra generi,  pensarono di andare a cercare quelle partigiane che non avevano mai parlato, scegliendo quelle che avevano subito “forme di emarginazione o di esclusione sociale. Donne che, pur avendo rivelato le loro eccezionali doti durante la guerra partigiana, furono poi risospinte alla tradizionale condizione subalterna”

PDF testo completo e note

l’immagine “Womantrees Dancing Spring” è di Mitzi Linn

 

Un commento su “Passaggi di memoria. Le donne, la Resistenza, la storia.

  1. Misterkappa
    27 aprile 2014

    Bel post, complimenti! 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2014 da in femminismo, resistenza, ri-letture con tag , , , .

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