laboratorio donnae

…essere all’altezza dei nostri desideri

HERA  2014, carta e acrilico su tela cm 70x100_Pina Nuzzo

Cara Pina, contavo di scrivere un piccolo contributo per il prossimo laboratorio, ma questo che forse riesco a mandarti non si può certo definire tale. E’ stato un mese orribile […] Se fossi in un frullatore acceso avrei maggiore stabilità! Ma penso con gioia al vostro contemporaneo riunirvi. Vi mando un abbraccio colmo di affetto e gratitudine, Claudia

Devo dire che mi è sembrata strana in un primo momento la scelta del tema per il prossimo appuntamento di Laboratorio Donnae: distanza/vicinanza, senso di sé. Adesso mi sembra una  sorta di memento del tipo “ricordate vostra semenza. Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir vertute e canoscenza” – cito a memoria, non ho qui né libri né connessione e mi perdonerai le imprecisioni!-

Non so, non credo che l’intento fosse questo, o forse non solo, ma per me in questo momento ha anche questo valore.

Ho cominciato a pensare che era una buona scelta un giorno a scuola.  In classe si parlava della violenza sessuale, chi più chi meno interessato a certe “lettere d’amore” colme di immagini e termini violenti, pubblicate su un quotidiano. Cose private di uno scrittore famoso, Fleming. Le ragazze lo facevano con rabbia e indignazione, ricordavano episodi di cronaca  ed esperienze personali, cominciavano ad avere anche loro un linguaggio violento, non trovavano altro modo di reagire e di opporsi se non una riproposizione degli stessi schemi che alimentano la violenza. Oppure manifestavano uno sconforto  e un senso di impotenza senza vie d’uscita. Consideravano tutto come un fatto personale, condizioni individuali, con in più somma sfiducia nelle forze dell’ordine che non si muovono nemmeno in presenza di denunce. Avevano alcune un sguardo da vittime predestinate e recalcitranti.

E’ stato così che ho parlato loro dell’Anfora. Silenzio assoluto. Non me l’aspettavo.  E poi un mare di domande.  Cominciavano a vedere un altro modo di affrontare le cose. Le domande non riguardavano le manifestazioni, la vicenda della Staffetta, gli aspetti più cronachistici, se così si può dire. Le loro domande riguardavano proprio l’anfora, l’oggetto, la forma, i disegni, il contenuto. Questo soprattutto: il contenuto e come quel contenuto passasse di mano in mano, ogni mano una persona, una donna, una che non conosci, ma che porta il tuo contenuto e ne è responsabile, che cammina accanto a te, a cui puoi affidare quello che pensavi di non poter dire perché non ci sono orecchie capaci di sentire.

Il clima era cambiato: stupore, curiosità, incertezza, una scintilla di speranza. Vedevo sotto i miei occhi come grazie all’Anfora quelle ragazze abbandonavano progressivamente, nel loro immaginario, il ruolo di vittime per muoversi verso quello, propositivo, di testimoni. Nessuna parola, nessun mio racconto  avrebbe potuto tanto. Vedevo anche un’altra cosa, non meno importante, per me commovente. Era la prima volta che si confrontavano mettendosi in gioco così apertamente, che si riconoscevano, che si trovavano. Tra di loro e con me.  Un tipo di relazione diversa. E pensavo a come quel piccolo manufatto di argilla fosse stato capace qualche anno prima di mettere in relazione migliaia di donne che hanno fatto la Staffetta e come continuasse a farlo con un andamento come dire circolare (le donne presenti in un dato momento) e verticale (con un prima e un dopo, le donne che l’avevano inventata, riempita, portata, e quelle di oggi).

E come un ponte verso quelle che saranno. Magari queste stesse ragazze tra qualche anno.

E così penso che anche gli altri materiali che in questi giorni ritroverete abbiano lo stesso valore: testimonianza di quello che è (o è stato) e di quello che invece si vuole, segno dei passi compiuti per ottenerlo, ogni “documento” un atto di coraggio e di  fiducia, un invito a osare e il laboratorio non un compiacersi di quello che è stato, ma un invito ad essere nella realtà all’altezza dei nostri desideri, perché diventino progetti e vita nuova.

Claudia Lisi

L’immagine HERA (2014, carta e acrilico su tela cm 70×100) è un’opera da me realizzata per la mostra “Figuriamoci, visioni oltre il mito”. Per dare corpo alla figura della dea ho usato fotocopie dell’anfora della Staffetta. Foto di Francesco Pettinato

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2014 da in appuntamenti, arte, donne, politica, sessismo, tessitura, violenza.

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