laboratorio donnae

la merce umana

Africa Volto di DONNA di Grey Estdi  Annalisa Fantini

Dopo un mese di prigionia, di congetture, sussurri, impressioni, proclami e silenzi, le hanno fatte vedere. In un video, sotto il controllo di Boko Aram, in precisa sequenza mediatica, un gruppo, quasi un gregge, di ragazze grigie guarda attonito e spaventato l’obiettivo. Una di loro legge passi del Corano. Subito dopo Abukabar Shekau, leader dei terroristi nigeriani, racconta come le abbia liberate, portandole verso la verità dell’ Islam, davanti al logo del suo movimento: il Corano, su due fucili incrociati sopra la bandiera nera del Jihad, la guerra santa. Le abbiamo viste vive e non ancora vendute come schiave, quelle ragazzine a cui l’istruzione insegnava il cammino per essere donne. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo, breve, perché subito dopo è arrivata la conferma del loro destino, a meno che il governo nigeriano non accetti lo scambio con altrettanti prigionieri politici: duecentoquaranta donne per altrettanti terroristi. La burocrazia della Nigeria prende tempo. Il mondo occidentale si è mobilitato. Nel web si ricorrono le immagini di personaggi illustri e persone sconosciute che chiedono la restituzione delle “nostre ragazze”. Quelle ragazze sono nostre, di ognuna di noi, di chiunque creda che il diritto di vivere e di scegliere sia inalienabile. Vi sono due ordini di ragionamento che risultano di rilievo: perché il mondo occidentale solo adesso ponga con così grande forza l’accento sull’orribile tratta   delle schiave del sesso (e degli schiavi) in Africa; perché tutto mondo islamico non condanni con forza i fatti, mostrando finalmente l’esistenza in vita di quell’Islam moderato di cui si parla, sopraffatto e cancellato, non solo mediaticamente, dalla ferocia del braccio armato.

In Costa D’Avorio, i bambini-schiavi lavorano il cacao la cui cioccolata non mangeranno mai, in Tunisia un gran numero di donne è stato sequestrato e portato in Siria per servizi sessuali ai ribelli; nelle miniere africane lavorano schiavi rapiti con la forza; la tratta delle donne è così diffusa che, attraverso i Balcani, arriva fino alla civile Danimarca. Nel ricchissimo Quatar, l’88 per cento dei lavoratori è costituito da migranti africani e asiatici che vivono in condizioni intollerabili. Si stima che la tratta degli schiavi frutti ogni anno 1,6 miliardi di dollari. Pochi esempi, che le organizzazioni umanitarie e la controinformazione s’impegnano a segnalare.  Le ragazzine Nigeriane sono per buona parte cristiane e questo è di grande interesse in Occidente. Ma di rilievo ancora maggiore è il fatto che in Nigeria vi sono vasti giacimenti petroliferi che il governo non intende spartire con le potenze mondiali. Sembra certo che gli Stati Uniti abbiano finanziato più volte i terroristi di Boko Aram, per costringere i governanti a chiedere il loro intervento; del resto con i talebani, in un primo tempo, si comportarono analogamente. Le milizie Usa sono già a disposizione di Goodluck Jonathan.

Michelle Obama chiede la restituzione delle studentesse. Sono “piccole donne”, in mano all’Islam nella sua veste sanguinaria, le più utili alla propaganda. Tuttavia, le spietate ragioni dell’economia e della politica non possono adombrare la tragedia di quelle studentesse, diventate il simbolo delle donne la cui libertà vale solo come merce di scambio.

Credo che non ci sia donna occidentale che non abbia percepito almeno una volta nella vita quel disprezzo sottile per la sua condizione di genere, quell’aria di sufficienza davanti a una proposta o a un parere ritenuti poco rilevanti, o quell’esagerata ammirazione per l’intelligenza che molte donne possiedono, ma che fa sobbalzare perché non ci sia aspetta che si manifesti. Per questo si ricordano e fanno storia i nomi delle scienziate, delle matematiche, delle artiste, delle letterate. Esiste, poi, un altro vastissimo mondo dove si scompare fisicamente dietro a una palandrana nera o azzurra, dove non può guidare l’automobile, dove (è la condanna peggiore) non si può studiare, né lavorare, né, mai per tutta la vita, decidere per sé. Le religioni rivelate, compreso il Cristianesimo, sono state una iattura per il mondo femminile, perché è quasi impossibile rifiutare gli ordini arrivati direttamente da Dio e trascritti dagli uomini, e se le leggi dello stato coincidono con quelle religiose, è difficile ribellarsi, rifiutare, ripudiare la forza e la violenza di quei dettami. Tuttavia, senza manicheismi, le distinzioni fondamentali fra Bene e Male (non uccidere, non rubare, non mentire…) sono simili ovunque. Per questo le autorità islamiche egiziane di “Al Azhar”, il gran Mufti dell’Arabia Saudita, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica hanno condannato Boko Haram le cui azioni sarebbero frutto di un’interpretazione errata dell’Islam. Oltre questo c’è il silenzio.

Sarebbe importante ascoltare il parere delle donne islamiche, non tanto sul rapimento, che per sua natura è un atto esecrabile, o sui gruppi terroristici che, dicono, non rappresentano l’Islam, quanto sulla scelta di sequestrare studentesse, giovani donne da rimandare al loro destino di merce o di esseri accondiscendenti e silenziosi. Se da un lato, non si può ignorare la scelta politica e mediatica del gruppo Boko Aram, dall’altra, proprio la diffusione della notizia e delle immagini, può diventare un’occasione per riflettere insieme con le amiche musulmane. Speriamo abbiano voglia (e possibilità) di farlo.

 

Annalisa Fantini è nata  a Cesena, residente a Lecce. Laureata in Lettere Classiche all’Università di Perugia. Giornalista e scrittrice. Ha collaborato a lungo con testate locali, nazionali ed estere. Ha fatto parte del corpo docente del corso “Donne, politica, istituzioni” dell’Università del Salento. Ha pubblicato  “L’ Innocenza Indecente” Il Filo-Albatros Editore, sedici racconti di donne vissute nel ‘900. “L’Istinto del pane”, Giulio Perrone Editore, prefazione di Alex Zanotelli, la vicenda di un soldato del C.I.L. che diventa un nonviolento. ” La Polvere degli Angeli”, Controluce-Besa Editore, storia del terribile omicidio di un bambino nella Slavonia del 1914, a pochi giorni dall’attentato di Sarajevo

 

l’immagine “Africa Volto di DONNA” è  di Grey Est

 

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