laboratorio donnae

non ho mai sopportato berretti o fazzoletti in testa

– di Pina Nuzzo –

???????????E’ arrivato il caldo che  non ho mai amato. Fino a una decina di anni fa pensavo: ma come fanno le suore con tutti quegli abiti addosso? Poi mi dicevo che avevano scelto quella vita e quell’abito e passavo oltre. Adesso non penso più alle suore, ma a tutte quelle donne che non possono vestirsi secondo il proprio desiderio e il proprio gusto  e non riesco a passare oltre.

Provo tanta ammirazione  per le iraniane che hanno avuto il coraggio di fotografarsi a testa scoperta e di mettere online le fotografie. “In due mesi, la campagna ha guadagnato 320.000 sostenitrici: si chiama “Libertà clandestine delle donne iraniane” e sfida l’articolo 638 del codice penale che le punisce, qualora non indossino velo in pubblico, con la prigione o con una multa”. Alcune foto sono accompagnate da un pensiero, come questo: “Era la prima volta in cui vedevo il deserto. (Ndt.: l’autrice parla del deserto e del sole al femminile) Mentre il sole sorgeva rispettando la sua bellezza, io ho tolto il fazzoletto da testa così che potesse vedere bella anche me. La sensazione è stata stupenda. Ero senza timore, nel deserto, con la mia testa scoperta”.  (dal blog di Maria G. Di Rienzo)

Mi commuovo.  Non amo il caldo e mi piace il vento, per questo non ho mai sopportato berretti o fazzoletti in testa.

Di pensiero in pensiero mi torna in mente mia madre che non si piegava facilmente al “si fa così” e faceva sempre in altro modo. Che si trattasse di una ricetta, del modello di un abito o della sistemazione dei mobili.  Tutto quello che sapeva della vita l’aveva imparato da sola, anche dipingere, anche ricamare con una macchina industriale,  ma aveva un rimpianto: non sapeva guidare. Se vedeva donne più vecchie di lei alla guida di una macchina diceva: guarda come è libera! A pensarci adesso mi chiedo perchè non l’ho incoraggiata, perchè non l’ho sostenuta, oltretutto non aveva neanche sessant’anni.

Quando ho partecipato sul web alla campagna  “io guido con Manal”   in sostegno delle donne arabe contro  una legge del 1991 che impedisce loro di prendere la patente e di guidare,  ho pensato a lei.  A mia madre che non aveva una legge contro, solo una figlia miope; a mia madre che non era emancipata per ragioni sociali e culturali, ma era una donna che usava la testa  liberamente.

I pensieri si rincorrono e si accavallano e un sentimento si fa strada: la mia libertà, seppure duramente conquistata e sempre a rischio, mi appare  un vantaggio enorme.  Che devo mettere a frutto, anche per altre.

immagine di Jane Eccles

3 commenti su “non ho mai sopportato berretti o fazzoletti in testa

  1. Annalisa Fantini
    25 maggio 2014

    Mi viene in mente un ricordo lontano. Era luglio del 1998. A Otranto, nei famigerati container che accoglievano (si fa per dire…) la moltitudine di immigrate e immigrati che lasciavano le loro case martoriate/i dalla guerra e dalla fame, conobbi una giovane donna curda. Era una delle tante che fuggiva da Arbil. In quei giorni la temperatura superava i 40 gradi ed era davvero difficile lavorare con quel caldo opprimente.
    Sura, che aveva 22 anni, due bambini piccolissimi, e parlava un discreto inglese, indossava una maglia dalle maniche lunghe, un gonnellone pesante, scarpe da ginnastica di plastica e aveva la testa avvolta in un foulard marrone. Il suo bel viso mediorientale era paonazzo per l’afa e le gote erano rigate di continuo dal sudore che gocciolava sul golf. Le dissi che poteva togliersi il fazzoletto e che, se avesse voluto, le avrei potuto fornire una camicetta leggera, a mezze maniche, e dei sandali. Che poteva, era permesso, che guardasse come ero vestita. Mi parve di non dover parlare della lunga gonna.
    Non dimenticherò mai il sorriso gentile che mi rivolse. Mi chiese se avevo notato i due uomini che fumavano alle sue spalle. In realtà, a pochi metri, due ragazzi parlavano fra loro aspirando con piacere il fumo delle loro sigarette. Quei due, che fortunatamente non capivano l’inglese, erano amici di suo marito, che lei intendeva raggiungere in Germania, e gli avrebbero raccontato tutto ciò che avesse fatto durante il viaggio, quel terribile trasferimento attraverso l’Iraq, la Turchia, l’Albania e il mare.
    Nonostante la giornata torrida mi sentii gelare. Sorrisi anch’io, carezzandole il giovane viso e aggiustandole i capelli dentro il fazzoletto. Lei accarezzò la mia coda bionda. Ci furono altre parole, ma solo perché
    volle raccontarmi ciò che aveva passato in quelle lunghe settimane fino alla notte precedente quando era stata salvata in Adriatico, insieme con altri 48 fra adulte/i e bambine/i. Non vi era nulla di veramente diverso dai tanti drammatici racconti che ho raccolto in quegli anni, ma Sura (anche altre, naturalmente…) mi è rimasta impressa per la forza che aveva nel sopportare il suo destino. Spero che oggi sia una donna felice e che a Francoforte abbia trovato qualcosa di speciale.
    Ecco, adesso mi viene in mente, che, al liceo di tanti anni fa, (quasi) mi piaceva indossare il grembiule nero (obbligatorio, del resto) perché mi sembrava che fosse, a suo modo, ”democratico”, che rendesse le ragazze
    con pochi mezzi e pochissimi vestiti, uguali a quelle che avevano pantaloni alla moda e camicette
    di firma. Ma questa è davvero un’altra storia… Ciao Pina!

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  2. paolam
    25 maggio 2014

    Anche la mia: raccontava che era stato un sogno ricorrente quello di guidare l’automobile, asseriva che avrebbe voluto prendere la patente, iscrivendosi con i suoi soldini, ma che sarebbe stato inutile, perché mio padre non le avrebbe mai permesso di guidare la di lui automobile. Incredibile come un tempo tante donne potessero rassegnarsi facilmente d fronte a difficoltà inesistenti. E forse anche oggi.

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  3. Giulia
    15 giugno 2015

    Cara Paolam, purtroppo queste difficoltá inesistenti ci sono ancora oggi. Mia zia ha finalmente preso la patente a 60 anni, ma ora non guida mai dicendo che il marito non vuole che lei guidi la “sua” macchina (dico sua tra virgolette perché penso che, a parte casi in cui effettivamente si ha bisogno di due macchine, una per famiglia sia sufficiente e sia doveroso dividerla a seconda delle necessità). Tra l’altro quest anno una nostra anziana parente é stata investita e ora si trova in un ospizio, mia madre ci va quasi tutti i giorni mentre mia zia solo una o due volte a settimana perché la macchina serve a suo marito o perché lui non la può accompagnare( una sera si addirittura rifiutato in quanto c’era la partita di calcio!! Mia madre era furente perché la nostra parente ha praticamente cresciuto lei e mia zia ed era in una condizione abbastanza critica quella sera).
    La figlia di mia zia ha preso la patente a 18 anni, ma non ha mai più guidato. Il suo fidanzato e poi marito la accompagna dove deve andare o quando lui non può lei è la loro bambina si arrangiano con i mezzi oppure chiedono a me o a mia madre un passaggio in macchina dato che noi guidiamo.
    Spero che la mia cuginetta fará il passo successivo prendendo la patente e guidando.
    Mi arrabbio moltissimo quando gli stessi uomini che scoraggiano figlie o compagne dal guidare o dal prendere la patente criticano paesi come l’Arabia saudita per il divieto alle donne di guidare, pensano di essere cosí civili e diversi quando loro in Arabia Saudita ci vivrebbero benissimo.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2014 da in conosciamoci, donne, femminismo con tag , , , .

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