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DNAdonna, centro d’ascolto e laboratorio

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– scritto di Emanuela Mangione per DNAdonna –

Ore 23 del 15 giugno. La sala che ospita la sede dell’associazione DNAdonna, si è appena svuotata da quel nugolo di gente che l’aveva affollata poche ore prima: rimangono – a testimoniare che non  sia stato un sogno –   gli echi di uno strenuo lavoro: un leggío spoglio, i cavi delle luci e dell’audio, i volti emozionati delle  mie compagne. Avevamo deciso che Il 15 giugno avremmo inaugurato la nostra sede e così è stato, ci eravamo imposte una data, a  meno di non sentirsi mai pronte, mai sicure.

Chi siamo? Un gruppo di donne che si incontra da tempo,  già prima di costituirci come associazione, e che ha fatto del contrasto alla violenza il progetto su cui impegnarsi e coinvolgere altre, altri. Sapevamo, fin da subito che non sarebbe stata un’impresa facile, dovevamo strutturarci e rapportarci alle istituzioni locali senza perdere di vista l’intenzione originaria che ci anima.

Incoraggiate dai primi risultati abbiamo dato vita a  DNA donna, uno sportello di ascolto per donne maltrattate. Nel percorso  intrapreso in questi mesi,  il sostegno di tante e di tanti che hanno creduto in questo progetto, si è concretizzato in una sede che il comune di Soleto (provincia di Lecce)  ha messo a disposizione:  dei locali ormai in disuso che un tempo ospitavano il centro disabili,  ci sono stati  assegnati dalla precedente amministrazione e confermata da quella neoeletta.

Per recuperare un ambiente così grande, sono stati necessari tanto impegno e tanta fatica: ci siamo autotassate,  per comprare tinte e pennelli e per dipingere  le pareti su cui ora è impresso il nostro bellissimo logo. Per ben tre mesi,  da mattina a sera, siamo state assieme nutrendoci della bellezza di quel che stavamo facendo e solo perché il giorno dell’inaugurazione fosse   l’occasione per  riconsegnare  al paese quello spazio, che ora accoglie il centro di ascolto e un laboratorio.

Il progetto, il tempo passato insieme, ci hanno fatto conoscere meglio,  hanno rafforzato i rapporti, ma anche esplicitato i diversi piani su cui si può sviluppare una relazione. Consapevoli delle difficoltà che potremo incontrare, ma anche fiduciose nelle possibili soluzioni che sapremo individuare, abbiamo scelto di avviare laboratori dove costruire azioni concrete con donne e uomini, con ragazze e ragazzi, con bambine e bambini. Intendiamo promuovere contesti di formazione, di sensibilizzazione, di approfondimento  nei confronti di ogni tipo di violenza, compresi gli stereotipi di genere.

Chi ha esperienza di progetti avviati in realtà piccole, parliamo di 5.000 abitanti, sa che lo sguardo degli altri e delle altre può essere pesante, delegittimante. Ma noi, fin dai primissimi giorni non siamo mai state sole, per una strana alchimia, o forse per l’attenzione con cui ci siamo mosse, ci sono venute incontro persone straordinarie che ci hanno consentito di fare fronte allo sconforto e alla fatica di certi momenti.

Ed eccoci arrivate al fatidico giorno dell’inaugurazione, atteso con ansia e trepidazione, divise tra l’orgoglio e “chi vuoi che venga in un centro d’ascolto in un paese così piccolo”

Abbiamo riflettuto tanto su come  abbattere certi  preconcetti e comunicare al meglio il nostro progetto: il migliore era quello di arrivare al cuore. E così il giorno dell’inaugurazione, dopo i discorsi e i ringraziamenti, dovuti, ma non di rito, Elisa Giacovelli ed Eleonora Carbone, si sono esibite in una performance.
Elisa leggeva di vite di donne spezzate dagli uomini ed Eleonora accompagnava con l’arpa quelle parole affilate. Io guardavo le donne e gli uomini delle prime file: alle prime vedevo gli occhi riempirsi  di lacrime, i secondi sembravano come sospesi, increduli.

Le donne hanno continuato a venire fino a sera inoltrata, erano tante. Con i loro sorrisi, con le loro mani e i loro corpi emozionati ci abbracciavano ringraziandoci, quasi  a dire che c’erano anche loro che volevano fare, che avevano già in mente un sacco di attività che si potevano realizzare. Intanto la gente del paese che, uscendo, incrociava il mio sguardo mi pareva diversa.

A poco meno di un mese dall’inaugurazione, il  centro di ascolto vive grazie a professionisti che come soci-volontari mettono a disposizione impegno e competenze, gratuitamente, per sostenere le donne che vengono da noi, mentre lo spazio riservato ai laboratori relazionali vive grazie a quante/i vengono a trovarci, si appassionano e rimangono.

Così DNA donna oggi  è una fenomenologia di inarrestabile creatività e scoperta.

http://www.csvsalento.it/notizie/index.php?id=5101

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