laboratorio donnae

l’uomo della porta accanto

Margarita -Sikorskaia-arbolFanno impressione i padri che uccidono i figli “per punire la madre e affermare la loro mascolinità” (1), ma non mi sorprendono. E’ la conferma, in negativo, che siamo tutte/i “nati di donna” (2)e che la paternità è una costruzione culturale. Nel momento in cui non si può esercitare potere e controllo sociale sul corpo riproduttivo, cioè il corpo delle donne, cioè la “propria”donna, allora la si colpisce al ventre – meglio che al cuore – ammazzando i “suoi” figli. Perché, in fondo in fondo, per molti maschi i figli hanno valore se funzionali alla rappresentazione di sé nell’ordine patriarcale. Ma quando quest’ordine viene messo in discussione – dal movimento di emancipazione, dal femminismo e dalle leggi dello stato – quando il rapporto di coppia entra in crisi, quando lei decide – non importa cosa – allora il buon padre di famiglia scompare e viene fuori “l’uomo cattivo”. Così “l’uomo nero” esce dalle favole, dai miti, dai racconti, dalle saghe in cui le diverse culture lo hanno confinato e si materializza tra noi: è l’uomo della porta accanto.  Pina Nuzzo

 

 

(1) http://www.huffingtonpost.it/2014/08/22/padri-uccidono-figli_n_5699141.html

(2) l’espressione fa riferimento al libro del 1976 “Nato di donna” di  Adrienne Rich. “Figlia come tutte, madre come molte, attingendo sia ai libri sia alla propria esperienza, Adrienne Rich è stata probabilmente l’autrice del primo libro interamente dedicato al tema della maternità dal punto di vista femminista. Nella gravidanza, nel parto, nell’allattamento, nell’educazione, nelle proiezioni mitiche e letterarie, Nato di donna, ci mostra le vicende storiche e psichiche della maternità diventare codice, istituto e gravame.”

“albero” di Margarita Sikorskaia

5 commenti su “l’uomo della porta accanto

  1. Paolo
    23 agosto 2014

    ma gli uomini che agiscono in questo modo sono una minoranza, la maggioranza degli uomini per quanto possa soffrire una separazione o avere talvolta pensieri di morte, non uccide nè la moglie nè i figli..sa che la mascolinità è un’altra cosa.
    Gli uomini che agiscono così piangono troppo (su se stessi) e amano poco, checchè appaia al’esterno, e colpevolmente annegano nel proprio abisso e non ne sanno riemergere

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    • laboratorio donnae
      1 settembre 2014

      Una minoranza numerosa. Uomini e donne vengono abbandonati, ma sono in prevalenza gli uomini ad avere questa reazione. Ci sarà una ragione?

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  2. Tiziana
    1 settembre 2014

    A quanto pare a voi femministe fanno impressione solo i padri che uccidono…le madri che uccidono nulla.
    non ho trvato nei vostri siti e blog nessuna condanna per la madre che ba ucciso il figlio due giorni fa, per la donna che a Lecco ha ucciso a coltellate letre figlie perchè il marito l’aveva lasciata, per la donna che l’anno scorso ha ucciso sempre a coltellate il figlio dopo che aveva scoperto il tradimento del marito….più tutte le altre ovviamente.
    quelle siccome sono donne non le condannate?

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    • Simona
      5 settembre 2014

      Logico che ogni violenza va condannata! Ma c’è una certa differenza fra il femminicidio sistematico ed ora anche le violenze di padri sui figli e la violenza che le donne fanno sui compagni e i figli, non trovi? E il motivo di tanta differenza nei numeri e nell’atrocità sta nella cultura patriarcale del possesso: gli uomini percepiscono ancora le donne come oggetti che possono liquidare (ammazzandole) quando si sono stufati ed hanno un’altra donna, quando le mogli diventano vecchie, quando non ubbidiscono piu’, quando usano la propria testa, quando guadagnano piu’ di loro etc. Uccidere due figlie femmine dopo averle messe nel letto matrimoniale, cioe’ nel luogo dove si consuma l’atto di unione carnale fra marito e moglie, è femminicidio: quelle due ragazze sono state uccise al posto della madre e per sventrare la madre stessa. Quindi prima di accusare “noi femministe” magari vale la pena riflettere su questi fondamentali aspetti.

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  3. laboratorio donnae
    1 settembre 2014

    Ci sono sempre state donne che ammazzano figli e compagni, ma non costituiscono un fenomeno diffuso e ricorrente. Le donne non ammazzano un uomo ogni tre giorni, come hanno fatto invece gli uomini con le donne, quest’estate. Per non parlare dell’autunno, dell’inverno, della primavera…perché purtroppo i femminicidi sono una costante della “relazione” uomo/donna.
    Il post è dedicato a questo fenomeno. E’ superfluo aggiungere che ogni delitto è da condannare.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2014 da in donne, generi, uomini, violenza con tag .

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