laboratorio donnae

osare, facendo

3.Donna-alla-finestra (1)Ho partecipato alla Scuola di Bollenti Spiriti, a carattere residenziale della durata di 8 settimane che si è tenuta a Taranto, nel periodo maggio/luglio 2014, un’iniziativa della Regione Puglia promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Cittadinanza Sociale, in collaborazione con gli assessorati, i settori e i servizi regionali che realizzano interventi in favore dei giovani.

“Durante la Scuola sono stati trattati i temi dello sviluppo locale, delle politiche giovanili, dell’imprenditoria sociale, della rigenerazione urbana e dell’animazione di comunità attraverso metodologie di apprendimento sul campo, in forte relazione con il contesto locale. L’obiettivo della “Scuola di Bollenti Spiriti” è formare nuove figure professionali L’obiettivo della Scuola di Bollenti Spiriti  è formare nuove figure professionali in grado di partecipazione al nuovo Piano Bollenti Spiriti 2014-2015 “Tutti i giovani sono una risorsa”

Cosa è accaduto in questi due mesi?

Il 19 maggio siamo arrivati/e in 30 da tutta la Puglia nella Città Vecchia di Taranto. Pronti a sperimentare, pronti a “non-sapere” esattamente quello che avremmo fatto ma con il desiderio profondo di voler “fare questo non-sapere”.

E’ accaduto che abbiamo cominciato a guardare alle cose in una maniera diversa, è accaduto che abbiamo iniziato a pensarci rispetto a luoghi a noi sconosciuti; è accaduto che abbiamo iniziato ad ascoltare le persone che quel luogo lo vivono.

Io a Taranto non c’ero mai stata, ne sapevo poco, forse potrei dire quasi nulla. Un nulla costruito sui racconti degli amici e della loro leva militare; racconti dei media su inquinamento, Ilva e grandi dolori. Un immaginario, il mio, rispetto alla città dei due mari fatto di grandi ferite e nient’altro. Ad un certo punto ecco l’opportunità, Taranto e la Scuola di Bollenti Spiriti.

Cosa ho imparato stando lì due mesi?

Ho imparato che c’è una Città vecchiaUn luogo fatto di troppi palazzi d’epoca feriti da un’incuria collettiva e di netturbini che si “dimenticano” di passare. Un posto dove i bambini ancora giocano soli per le strade e per ognuno di loro c’è una mamma al balcone che attende. Una città vecchia, dove, in ogni vicolo ci sono pezzi di storia che chiedono di tornare a vivere e allo stesso tempo ci sono spazi sottratti al degrado e affidati ai cittadini e alle cittadine che se ne prendono cura.  A Città Vecchia ho scoperto che oltre il patrimonio culturale esiste un patrimonio relazionale che permette a quei luoghi e a quelle persone di continuare, di trasformare quello che manca in quello che serve.

Ho conosciuto una città e ormai posso dire di amarla. E attraverso questa città ho conosciuto meglio i “Bollenti Spiriti”, donne e uomini con cui ho in comune condizioni materiali di vita e di lavoro, ambizioni e desideri. In questi due mesi, il tempo che abbiamo passato insieme, non solo quello formale delle lezioni, ma quello che ci ha portato ad entrare nel cuore della città vecchia, mi ha coinvolto profondamente. Nei vicoli di Taranto ho scoperto figure di donne memorabili come Angela e le sue figlie, Enza e Carmen. Teresa e le sue amiche. Rosa e le sue nuore. Maria e tante altre.

Con loro ho/abbiamo bevuto tanti caffè e visto tante foto di famiglia. Con loro ci “siamo preparate” la cena e ci siamo raccontate. Con loro abbiamo provato ad immaginare quello che si potrebbe fare, da dove poter partire, in che modo poter costruire una nuovo speranza. Con loro ha preso corpo il progetto che mi sta più a cuore.

Cambio d’Uso, progetto di lavanderia sociale diffusa. Lo so non è un progetto nuovo, già negli anni ’70 se ne parlava e in alcune città del nord ci sono stati anche dei tentativi concreti.  Ma oggi c’è un’urgenza tutta nostra, c’è il bisogno di fare fronte a nuove povertà, facendo leva su un sapere che può uscire dall’ambito familiare per diventare fonte di reddito.

E’ passato un mese e mezzo da quando la scuola è terminata.  Sin da subito, ho cercato le parole per raccontare, per restituire quello che è stato per me, ma dopo aver tentato più e più volte, ho deciso di fermarmi. Mi sono presa del tempo, per trovare le parole adeguate, parole che potessero in qualche modo contenere “con rispetto e responsabilità” le vite che ho visto. Perché, quando ho conosciuto le loro storie, quando le ho viste muoversi in quei vicoli, mi è venuta voglia di condividere con le donne che mi sono più vicine, con Laboratorio Donnae, i pezzi di vita  che queste donne sono capaci di raccontare, di donare.

Madri e figlie. Nonne giovani e ragazze ancora più giovani che raccontano della loro terza, quarta gravidanza e del fatto che hanno attraversato pochissime volte quel ponte che unisce/separa la Città vecchia e Taranto. Donne che  raccontano dei loro uomini che “non possono uscire di casa” o come mi ha detto una di loro di “uomini partiti per un paese lontano”.

Sui loro volti e nei loro corpi i segni di un quotidiano che pesa tanto e che già da solo parla. Ma sono tutte lì che si “arrangiano”, che non hanno paura di chiedere un lavoro e che con uno sguardo stanco ma determinato ti dicono “faccio quel che posso”.

Si sostengono cercando il modo per mandare avanti una “famiglia allargata”.  Ed ognuna di loro fa’ mille lavori: dalle pulizie al preparare torte per le feste, dalla lavanderia alla cucina di cozze e fritture, dal vendere biglietti di lotterie all’assistenza di qualche anziano.

E dopo mille lavori, la sera le trovi sedute davanti ad una porta, intorno ad una panchina rossa, affacciate ad un balcone, che si raccontano una giornata, si raccontano della vita.

Un giorno, Rosa mi guarda e mi dice “A volte ancora sogno la Città Vecchia com’era un tempo. I palazzi abitati ed i negozi di Via Duomo tutti aperti, con le persone che riempivano le strade. Io non so cucire, ma so lavorare e una merceria mi piacerebbe assai. Non solo per me, ma per le mie nuore (meno male che sono solo due) e i miei nipoti…”Mi sorride, mi saluta e torna dalle sue due nuore.

Questo mi ha insegnato Taranto, che c’è sempre lo spazio per un sogno quando in un posto ci vivi. Ed è per questo che dobbiamo parlare di rigenerazione relazionale oltre che di rigenerazione urbana. Per questo dobbiamo parlare di cura, non solo di manutenzione dei luoghi che abitiamo.

Vogliamo osare, facendo.

Annarita Del Vecchio

 

immagine di Fausta Bonfiglio “Donna alla finestra”,  Pannello in bassorilievo ( m 1,90 x 0,70) policromo, eseguito su ordinazione, per l’esterno di una masseria in Puglia

 

Un commento su “osare, facendo

  1. Rosanna Galli
    28 agosto 2014

    Esperienza straordinaria! Ciò dovrebbe avvenire in ogni angolo! Questo è ciò che dobbiamo stimolare ovunque. Ogni realtà del territorio ha aspetti di valore dai quali attingere per costruire futuro.
    Rosanna Galli

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