laboratorio donnae

…un modo “irriducibile” che fosse mio

desiderio in viola 1997 acrilico su tela cm50x60 pinanuzzo

In vari contesti ultimamente ho sentito parlare e ho partecipato ad elaborazioni collettive che riguardano il neoliberalismo e il modo in cui le donne possono sfuggire alla razionalità politica attuale che coinvolge gli individui. Come donna sento di avere delle irriducibilità, come diceva Tristana Dini al Laboratorio Donnae dell’ ottobre scorso, è il mio modo di vivere le relazioni che mi fa, quando e dove riesco, essere laterale rispetto alla logica della competitività e dell’imprenditoria di me stessa. Non parlo di tutte le donne e a nome di nessuna, parlo a mio nome, a nome del percorso fatto finora, che non esclude altre aperture e conoscenze successive,  partendo da quello che non posso negare, anzi, che non voglio più negare.

Non ho cercato consciamente un modo “irriducibile” che fosse mio, l’ho riconosciuto quando si è presentato, poco prima delle mestruazioni. Sono arrivate in ritardo lo scorso mese, per cui quell’eccitazione che si manifesta pochi giorni prima si è prolungata. Probabilmente, stavolta, ero pronta ad accoglierne il messaggio: il contatto profondo che ho stabilito con il mio corpo e la volontà di non rifuggire a quella potenza, mi ha permesso di rimanere, di stare in quell’essere io e non io insieme che anche altre, forse, hanno l’occasione di sentire.

La “voce” è arrivata neutrale, non giudicante, decisa, chiara, ero in connessione con tutto quello che avevo intorno e lo vedevo con gli occhi del corpo. Sono diventata selvaggia, in-civile, incurante di regole che io stessa avevo curato per tanto tempo e molti degli argomenti che usavo per convincermi che stavo bene sono caduti per far emergere con parole e gesti le cose che non andavano.

L’ho fatto con affetti intimi e meno intimi, ho seguito quel flusso per portare un’altra me stessa nel mondo, anche se non sapevo dove mi avrebbe potuto portare. Non è stato facile: quella potenza, anche se ben accolta, era irruenta. Ho rischiato e ho avuto fiducia nelle mie relazioni per farlo.

Non credo che tutte sentano questa potenza, la biologia è diversa per ognuna, tuttavia persiste lo stereotipo della donna isterica prima e durante le mestruazioni, tanto  che quando una donna è un po’ più determinata, oppure dice cose scomode in un tono perentorio, spesso scatta la domanda sul periodo del ciclo che si sta attraversando.

Lungi da me dire che dipendiamo dalla biologia e che siamo totalmente assorbite da questa, va de retro procreatività obbligatoria. Dico che nel nostro corpo, al contrario, è nascosto un potenziale fragoroso e che più lo teniamo distante più ci fa “isteriche” nel gestirlo. Dico che quell’”isteria” può essere la spia di una potenza e che quando il contatto si fa più profondo la battuta sessista, l’abuso di potere, il tentativo di complicità viene visto per quello che è e distrutto. Dico che l’irriducibilità si nasconde a volte in un’energia non del tutto controllabile che se impariamo ad accogliere e a gestire può essere un potente antidoto a qualunque tentativo di razionalità politica distruttiva.

Sara Pollice

immagine: “desiderio in viola” di Pina Nuzzo, 1997 acrilico su tela cm 50×60

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Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2014 da in conosciamoci, donne, femminismo, laboratorio con tag , .

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