laboratorio donnae

laicità e filosofia della nascita

 

genesi, scultura di Antonietta Raphael

Accade facilmente nel contrasto tra posizioni politiche che si determinino logiche di schieramento e che la voglia di vincere riduca sempre più la capacità di pensiero e di confronto. Risulta particolarmente incomprensibile come un problema possa essere affrontato etichettando o insultando la visione che si contrasta e quante persone intendono sostenerla. Quanto accade nella discussione pubblica sul ddl Cirinnà evidenzia come la rinuncia al pensiero possa catturare le menti più diverse.  Nodo centrale su cui ci si interroga è il riconoscimento di una possibile doppia paternità in una coppia gay.
Credo che ci troviamo dinanzi a un insieme di problemi in cui si discute di diritti e in cui il diritto deve aprire un confronto autentico con la filosofia, sgombrando il terreno da posizioni preconcette.
Nella consapevolezza che non si tratta di un decreto – sanatoria di situazioni esistenti – ma di un disegno di legge che introduce a una visione del mondo e del senso del mettere al mondo.
Molte posizioni favorevoli oscillano tra una celebrazione di un diritto da affermare e la banalizzazione dei metodi e delle figure che ne divengono soggetti e fruitori.
Il problema che emerge all’interno dei vari dibattiti è relativo al diritto genitoriale paterno e alla possibile estensione di tale ruolo al compagno convivente. La definizione giuridica del padre in quanto donatore di seme pone un principio di fondamentalismo biologico. Sorvolando su come tale principio viene ricacciato alla pura materialità per quanto attiene alla donatrice di ovuli, risulta poi incomprensibile come non abbia riconoscimento la funzione della donna che a vario titolo, e anche buone intenzioni, sia portatrice del progetto riproduttivo, generosa o indifferente interprete del desiderio di paternità di un uomo a lei estraneo.
Nell’immaginario di senso giuridico che si intende costruire riconoscendo nei fatti tale pratica, emerge con evidenza la miseria simbolica a cui viene consegnata la donna, luogo dell’origine e del venire al mondo di una creatura umana.
Se pure vogliamo fermarci solo all’aspetto biologico la disparità tra maschile e femminile nel processo riproduttivo è tale che solo una logica patriarcale può risolvere l’asimmetria in una priorità e preminenza maschile. Questo a dire il vero è quanto accaduto nella costruzione delle genealogie patrilineari come fondanti il diritto di famiglia che però non escludeva la madre ma le si affidava la genealogia morale, la conservazione e la trasmissione dei valori. Presenza e funzione in un patriarcato inclusivo delle donne e ad esso subordinate.
Noi femministe tale sistema di valori e logiche di dominio abbiamo individuato e contrastato.
Si nota nel recente dibattito come le elaborazioni proposte siano scomparse dalla memoria collettiva, accantonate e espulse dalla visione politica di molti e molte. Una separazione tra elaborazione del pensiero e pratica politica.
Come se si trattasse di altro, di un qualche aggiustamento moderno e di generica solidarietà nei confronti di uomini desiderosi di diventare padri senza avere relazione con una donna e di estendere poi tale stato di diritto anche a un altro uomo in base alla convivenza normata nell’ unione civile.

Accade a prova di tale amnesia che un filosofo (Galimberti) in un recente dibattito televisivo (sette febbraio) abbia paragonato la gestazione di un essere umano e l’accoglienza offerta da un corpo di donna a qualcosa di simile alla donazione del midollo o di un rene come pratica che attiene alla vita.
Il che significa, (può significare?) che la donna è solo materia biologica e fisiologia della riproduzione, ma non è persona, non è unità di corpo-mente. Se accetta di estraniarsi da quanto avviene nella profondità del suo essere anche solo corporeo è un buon esempio di insignificanza. Se poi non attribuisce senso a quanto in lei avviene e diviene, e a quanto ingenuamente vive, possiamo ipotizzare attuata una pratica di annullamento dell’essere umano, mediante la sospensione del pensiero e la riduzione alla banalità.
Errore estremo la pretesa di esprimere in tale visione un pensiero laico e non rendersi conto che è solo superficiale.
Nel dibattito in corso, e a sostegno del disegno di legge Cirinnà, vengono anche chiamate a supporto le più recenti acquisizioni e conquiste delle donne sulla libertà di scelta. La possibilità di interrompere una gravidanza come rifiuto della maternità viene paragonata alla possibilità di accettare una gravidanza (surrogata) e rifiutare la maternità (Murgia).
Interrompere una gravidanza perché non si vuole o non si può accettare una maternità è altra cosa dalla sua negazione e rifiuto dopo la nascita.
Al contrario sappiamo come le donne che, per condizioni sociali e economiche, hanno dato in adozione o abbandonato i figli neonati abbiano poi continuato a pensarli come figli smarriti e, in alcuni casi, coltivato la speranza o l’illusione di poterli un giorno ritrovare e ritrovare liberi e felici. Così come sappiamo che la ricerca della donna che ha messo al mondo accompagna molte ricerche di vita per quanti non hanno avuto l’opportunità di conoscerla.
Siamo certi che l’accettazione di una gravidanza surrogata non interroghi la maternità?
E una gravidanza alienata e una estraniazione da sé non pongono alcun problema morale e/o filosofico??
Risulta più rilevante nella condizione umana lo smarrimento della propria essenza che avviene nell’attività lavorativa, con la separazione tra soggetto e oggetto del lavoro, con la produzione per altro scopo da quello dell’espressione di creatività e desiderio.
Mentre al contrario una gravidanza surrogata non porrebbe alcun problema di alienazione, estraniazione da sé? Eppure in gioco non è un oggetto, un prodotto di attività lavorativa, ma un altro essere umano.

La filosofia che è amore di conoscenza e ricerca di senso nell’agire umano avrebbe qualcosa da dire, e qualcosa anche di diverso dalle religioni.
Il problema che pongo riguarda innanzi tutto il rapporto tra laicità e femminismo e il rapporto tra laicità e filosofia della nascita.
Sappiamo come le religioni abbiano trattato della morte come vicenda umana da elaborare nella prospettiva di un superamento, di costruzione di mondo trascendente, di qualcosa di più duraturo e di maggior valore della vita naturale. In fondo le religioni offrono la prospettiva di una relazione con la divinità come principio e fine della esperienza terrena e mortale.
Anche molte filosofie hanno elaborato il problema della morte come problema umano, come evento che per gli umani, esseri naturali e culturali, ha il significato della separazione, interruzione delle relazioni con gli altri viventi e con le persone più vicine e più care.
In una visione femminista il problema da porre è quello della elaborazione di una filosofia della nascita, come filosofia del mettere al mondo e dell’essere al mondo, come principio di relazione con altri viventi. Dimensione laica e naturalistica, laica e socialista.
Con il supporto della filosofia la vita può assumere il significato di un- essere- per- gli-altri, di un- essere- per- le- altre, dove il “per” ha un valore causale e finale.
La desertificazione degli interrogativi filosofici può esporre al non senso la dimensione del vivere.
Oppure quale capovolgimento di senso nel ritenere che colei che mette al mondo non abbia valore nel nostro essere al mondo? Filosoficamente può esporre alla indifferenza della conoscenza e all’insignificanza del genere.
Nella costruzione della nostra immagine del mondo, la negazione della madre, come oblio della forma vivente del mettere al mondo, apre alla considerazione di una possibile forza-potenza maschile “che genera dal nulla”, di uno “spirito” che agisce sulla “materia” accogliente contenitore, nutriente alimento.
Un patriarcato sublime da condividere e estendere al proprio amato convivente.

Giusi Ambrosio

 

immgine: GENESI, scultura di Antonietta Raphael

Un commento su “laicità e filosofia della nascita

  1. wwayne
    12 febbraio 2016

    Mi hai fatto tornare in mente un film che ho visto tempo fa, e che parlava proprio della stupidità dei pregiudizi. Il film è questo: https://wwayne.wordpress.com/2015/01/22/mettiti-nei-miei-panni/. L’hai visto?

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 8 febbraio 2016 da in femminismo, filosofia, omosessualità con tag , , .

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