laboratorio donnae

violenza, pornografia e l’immaginario di sempre

di Pina Nuzzo.

Leggendo le testimonianze di donne che hanno attraversato l’inferno della violenza e sono sopravvissute, mi sono resa conto che, spesso, molto spesso, la violenza maschile si scatena “intorno e durante la gravidanza”. Non lo immaginavo, ma ripensando a certi casi di cronaca nera/nerissima che sembrano estremi, come la ragazza uccisa al nono mese di gravidanza o quella bruciata viva e miracolosamente sopravvissuta insieme alla figlia che portava in grembo e altri ancora – tutti compiuti da mariti, compagni, amanti – ho capito che  l’odio di tanti uomini non è solo verso il corpo sessuato delle donne, ma anche – e forse soprattutto – verso il corpo generativo delle donne. Quindi stiamo parlando di un sentimento maschile che ha radici lontane e profonde e che le nuove relazioni tra i sessi fanno emergere con crudeltà e determinazione, fino all’annientamento dell’altra. Compreso “il frutto del loro amore”.

A ben guardare, anche altri episodi di cronaca, soprattutto nei dettagli, sono spie di comportamenti più diffusi di quanto si possa immaginare. Quando i media informano che la polizia ha rintracciato materiale pornografico nel computer di un uomo accusato di femminicidio e il sospettato afferma di guardare video e film porno con la moglie, dice una cosa che a me sfuggiva: la consuetudine sempre più diffusa tra le coppie di guardare materiale pornografico. Mentre, finora pensavo fosse una scusa, un tentativo di mascherare un’abitudine personale.

Facendo qualche ricerca in rete, da articoli e studi, ho scoperto che il nostro è un Paese in cui si consuma molta pornografia. Tanta, anche tra i giovani. E poi che c’è anche una “pornografia femminista” che io non riesco neanche a concepire.

Messaggio per le donne con cui  sono in contatto: non commento, per il momento, ma vorrei parlarne,  la prossima volta che ci vediamo. Magari per promuovere un confronto più ampio.

 

Suggerisco la lettura del libro Maree, curato da Marzia Camarda, copertina di Sabrina Mercalli, edizioni Milella, dove diciannove donne raccontano l’incontro con il Centro antiviolenza ‘Renata Fonte’, che coincide con l’inizio di un percorso che le farà uscire dalla violenza e diventare soggetti adulti. E la consultazione della pagina del  Sito Resistenza Femminista dedicata alla pornografia.

 

Link correlati

http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/ragazza-uccia-venezia/sepolta-viva/sepolta-viva.html

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/02/01/news/pozzuoli_da_fuoco_alla_compagna_incinta-132487438/

http://gianfrancoamato.it/un-paese-di-pornodipendenti/

http://www.libreriadelledonne.it/_oldsite/news/articoli/circolo070511_intro_sara.htm

http://www.mangialibri.com/libri/diventare-cagna

pornografia femminista

 

IL SORRISO, 1967 fotocollage di Toyen, nome d’arte di Maria Čerminovà, nasce a Praga; tra il 1920 e il 1923 prende parte alla formazione del gruppo Devetsil e alla mostra “Bazar dell’arte moderna”: firma i suoi quadri con un nome che si è inventata a partire dalla parola francese ci-toyen. Muore nel 1980. L’arte è sempre un passo avanti.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 settembre 2017 da in appuntamenti, donne, femminicidio, prostituzione con tag , .

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