laboratorio donnae

corpo generativo corpo pensante

di Giusi Ambrosio

In due recenti articoli pubblicati su Laboratorio  Donnae, autrici Pina Nuzzo “Intelligenza generativa” e Angela Giuffrida “Tecnocrazia e riduzione a niente della vita”, sono posti interrogativi molto profondi che sottintendono una possibilità di capovolgimento dell’ordine del pensiero a dominanza maschile.

Che l’impossibilità generativa sia stata per i maschi della specie umana una profonda ferita alla percezione del proprio essere al mondo e della possibilità  di essere di questo pienamente dominatori, è una evidenza. In mancanza di un potere biologico poteva sfuggire  al controllo la interezza del potere sociale.

L’istinto riproduttivo è un a-priori biologico e chiunque abbia un minimo di conoscenza naturalistica ha ben chiare le fatiche e le lotte a cui le diverse specie animali si sottomettono per attuarlo.

Il grande Darwin ci ha insegnato che la lotta per la sopravvivenza e la lotta per la conservazione della specie sono i due principi che stanno alla base della evoluzione delle specie e della selezione naturale.

Nella specie umana una volontà di potenza maschile interviene a porre il proprio principio biologico, prima a fondamento della società e dell’ordine morale, poi anche del pensiero e della conoscenza. Logos Spermatikos a ordinare pensieri e conoscenza.

La grande lotta sul potere generativo che ai primordi della società umana ha messo a confronto i due generi  e la successiva predominanza del genere maschile fu sancita dalla istituzione del diritto  maschile-paterno nella amministrazione della giustizia sovrana.

I miti raccontano in forma fantastica quanto in tempi più remoti era accaduto nella dimensione reale. Utilizzano simboli e metafore come forme del pensiero narrativo e poetico.

Nella mitologia greca ritroviamo narrazioni significative della volontà maschile e della volontà divina di assorbire come propria la facoltà generativa delle donne.

Methis, la dea che rappresentava la saggezza e il pensiero sottile era incinta. Zeus, suo sposo, ebbe da altri dei il sospetto che la figlia di Methis dell’intelligenza femminile, lo avrebbe spodestato e sarebbe diventata la Signora del Mondo. Non sopportando tale eventualità, Zeus espresse tutta la sua collera divorando Methis in modo che non potesse mettere al mondo tale divinità e le prerogative materne.

Dopo qualche tempo Zeus ebbe un terribile mal di testa e chiese a Efesto di spaccargli il capo per porre fine a tale travaglio. Per incanto dalla sua testa, dal suo cranio, uscì una Dea già adulta e armata con elmo e corazza, Pallade Athena.

Così non dal ventre di donna nacque la figlia divina ma dalla testa del padre; in nome di Lui avrebbe retto le sorti della città, dea  della sapienza, della guerra, del focolare domestico. Suoi attributi la spada e l’ulivo.

Ai  Greci fu chiaro che al suo intervento nella storia dovesse attribuirsi il mutamento che istituiva l’ordine patriarcale, la supremazia del potere maschile nell’ ordine generativo, giuridico e sociale.

Di tale evento memoria storica troviamo nell’Orestea trilogia di Eschilo, incentrata sulla colpa che oppose la madre Clitennestra al padre Agamennone e sulla colpa del figlio Oreste che per vendicare l’uccisione del padre uccise la madre.

Nelle Eumenidi, ultima tragedia della trilogia, viene rappresentato  come i tormenti di Oreste per l’uccisione della madre e la persecuzione che subisce da parte delle Erinni abbiano fine. Prima la difesa in tribunale, l’Areopago, da parte del dio Apollo e poi l’intervento di Athena che dinanzi a un giudizio numericamente paritario tra i giudici che si pronunciano per la condanna e quelli che si pronunciano per l’assoluzione interviene con il suo voto a formare la maggioranza per l’assoluzione.

Mentre l’uccisione della madre di colei che ha dato la vita costituisce per le Erinni divinità terrestri il reato più grave, al contrario per le divinità del cielo e della razionalità, può essere  giustificata la vendetta per l’uccisione del padre.

Aver ucciso la madre è un reato meno dell’aver ucciso il marito.

E’ questa la nuova giustizia che pone il padre come principio e fondamento.

Le Erinni che perseguono i delitti compiuti all’interno dei legami familiari e di sangue, vengono ricacciate nella profondità della terra e al loro posto giungono Le Eumenidi, le benevole, che placano finanche i rimorsi.

 

 

immagine:  “Mucca con donna e bambino” di Maria Uhden , 1918 xilografia, 18,3 centimetri x 14 cm. Maria muore a 26 anni, dopo un solo anno di vita in comune con il marito artista,  Georg Schrimpf, e due mesi dopo aver dato alla luce il loro primo e unico figlio.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 26 ottobre 2017 da in donne, maternità, uomini con tag , , .

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