laboratorio donnae

corpo generativo e conoscenza

 Riprendo il problema che Pina Nuzzo ha proposto con il quesito su corpo generativo e intelligenza generativa. Giusi Ambrosio

In Filosofia ci si è occupati molto poco di tale relazione e di conseguenza è stato considerato il pensiero nella sua formazione e nel suo sviluppo solo seguendo e analizzando il percorso compiuto delle menti maschili.
Eppure è una evidenza che corpi diversi non possono avere la stessa esperienza e che universalizzare l’esperienza maschile che attua una sua pure originale ricerca e sistemazione dei risultati significa trasformare la parzialità in totalità, confondere cioè un punto di vista con la visione della realtà.
Per iniziare a conoscere partiamo quindi dai corpi e dal modo possibile del loro relazionarsi con il mondo. La distinzione tra il soggetto conoscente e la realtà da conoscere implica una riflessione sulla vicinanza e sulla lontananza.
Il problema della conoscenza si fonda su alcuni interrogativi fondamentali:
Quale rapporto tra il soggetto pensante e realtà pensata? La realtà è a me data o è da me posta? Sono io che conoscendo do le regole al mondo o io conoscendo apprendo le regole e la struttura del mondo?

Per affrontare tali interrogativi posti dalla mente, la conoscenza maschile e la scienza partendo dall’esperienza sensibile si sono avvalse di due organi di senso, la vista e l’udito. La vista e l’udito che presuppongono la distinzione-distanza tra soggetto conoscente e realtà da conoscere sono stati i due strumenti costitutivi della esperienza. Nel corso dei tempi storici sono stati inventati e prodotti strumenti che potessero ampliare, arricchire, moltiplicare tali possibilità. Microscopio e telescopio per fare un esempio sono strumenti che potenziano la conoscenza visiva, che penetrano nelle profondità della materia, che richiamano a sé i corpi più lontani per penetrarne la struttura, per renderli parte acquisita della propria razionalità.
Nei nostri tempi le tecnologie sempre più avanzate e perfezionate favoriscono a livello scientifico e elitario una conoscenza come possibile potere sull’universo- cosmo, sulla struttura atomica e molecolare della materia, sulla anatomia della cellula vivente. Tecnocrazie sul vivente.
In misura non minore l’udito altro senso della corporeità umana è stato strumento della conoscenza mediante la trasmissione dei saperi, le narrazioni e racconti, e nel caso delle religioni l’ascolto ha prodotto, tramite le Rivelazioni, le Profezie, gli Oracoli, le Omelie, concezioni del mondo, cosmologie e teogonie, imposizioni e acquisizioni di credenze, orientamenti morali e proposizioni di valori.
Nei nostri tempi le tecnologie più avanzate favoriscono a livello di massa una comunicazione a distanza, una visione a distanza che annulla la percezione dell’irraggiungibile e dell’ignoto e produce una superficiale visione di immagini parlanti indistinguibili tra quanto frutto della immaginazione e quanto espressione del mondo fisico reale.
Un grande pubblico relegato nella dipendenza visiva e uditiva delle ombre immagini e dei suoni prodotti artificialmente e confusi con la vera realtà, come nel mito platonico della caverna. Tecnocrazia sul pensiero. Diversamente, nella esperienza fisica e storica compiuta dal corpo generativo si è prodotta una conoscenza sottile e una tessitura del reale come esperienza conoscitiva delle donne.
Gli organi di senso su cui si basa tale esperienza conoscitiva non sono quelli della distanza tra soggetto e oggetto (la vista e l’udito) ma quelli della vicinanza. Conoscenza per con-tatto, cioè gusto e tatto.
Un corpo generativo è un corpo accogliente, è un corpo nutriente, è un corpo accudente.
Accogliere, nutrire, accudire sono modalità dell’essere soggetto conoscente che stabilisce una relazione come continuità e vicinanza tra il sé e l’altro da sé, e in cui il soggetto con le sue funzioni rende possibile l’esistenza dell’oggetto di cui si prende cura.
Il corpo generativo è tale per quello che genera e il corpo generato è tale in quanto accolto da un corpo generativo. Intelligenza biologica che diviene intelligenza culturale e forma storica.
Alimentare, nutrire a partire da proprio corpo con l’allattamento. Intelligenza generativa ha consentito alle madri umane in una indagine sulla natura prima la conoscenza dei nutrienti e poi la produzione degli alimenti.
E’ stata l’opera della coltivazione dei vegetali e della raccolta dei frutti che ha reso possibile la sopravvivenza della specie umana. E ha fatto sì che il bisogno naturale del cibo divenisse bisogno umano, cultura e conoscenza. La cottura del cibo come modo di alimentare ha segnato per la specie umana il passaggio dalla natura alla cultura e la distinzione dalle altre specie viventi. Così la preparazione dei pasti ha stabilito un nesso tra produzione degli alimenti e conservazione-riproduzione del vivente. Di questa intelligenza è stata autrice la donna madre del vivente, generatrice della specie.
Il gusto come base e strumento della conoscenza a partire dal primo contatto che il corpo generativo della madre stabilisce e attua con il vivente da lei generato. Se la sua prima sede di esperienza è la bocca sarà poi il gusto per estensione a definire quanto di gradevole si sperimenta non solo nel rapporto con il cibo e nella nutrizione ma anche nelle forme del relazionarsi, del vestire , dell’abitare, del cantare, del suonare, del dipingere, del poetare. La poesia nasce come parola cantata e la ninna nanna una delle sue prime forme diffuse nelle relazioni affettive.

Il prendersi cura che è altra espressione dell’intelligenza generativa ha alla base il contatto dei corpi, l’uso sapiente delle mani, la carezza e la terapia del dolore. Cullare e carezzare, dopo e insieme all’allattare esprimono la modalità femminile e materna del prendersi cura dell’essere al mondo.
Il tatto come strumento e mezzo di relazione è il senso più diffuso e a partire dalle mani si sviluppa la conoscenza e l’intelligenza.
Un antico filosofo greco, Anassagora sosteneva che l’essere umano si differenzia dagli altri viventi animali perché è il solo che ha le mani. Sono le mani e il rapporto che stabiliscono con le cose che sviluppano le facoltà mentali e la stesso funzionamento del cervello. La produzione di quanto aiuta la sopravvivenza, consente di compiere il passaggio dalla condizione di ferinità alla condizione umana.
L’essere umano da soggetto biologico-naturale diviene soggetto che produce i mezzi necessari alla propria sopravvivenza, soggetto biologico-culturale. Primaria funzione che deriva e discende dal corpo generativo.
Il tatto stabilisce contatto; senso esteso all’intera corporeità diviene bisogno di protezione, difesa, forma del comunicare.
Vestire i corpi è una delle funzioni che il corpo generativo comprende.
Il coprire i corpi a partire dai più piccoli neonati e poi di tutti gli altri viventi è stata un’ opera dell’intelligenza generativa, una modalità del mantenere in vita, ridurre il disagio e rendere più agevole lo stare al mondo.
Forma culturale avanzata la capacità di filare e di tessere per la produzione di teli, abiti, vestiti. Ancora abilità e storia dei saperi delle donne, praticati dalle donne per tenere al mondo la vita e far assumere al vivente una dimensione sociale e culturale. La produzione dei tessuti e la confezione degli abiti hanno occupato una parte consistente del vivere, dell’organizzazione domestica, della organizzazione della società e dell’economia. E’ il passaggio dal bisogno al desiderio, dalla insicurezza alla bellezza.

Il problema che ora Pina ci propone è relativo al chiederci perché la conoscenza e l’intelligenza che derivano dai corpi generativi e dalla pratica di vita e di storia delle donne non hanno riconoscimento, non hanno nome, non hanno voce. Non credo sia possibile trovare un’unica spiegazione ma forse una delle tante consiste nel non aver trovato forma linguistica per definire, non aver avuto forma scritta per sostenere, non aver voluto assumere potere mediante la costruzione di una teoria. Eppure io credo che un ricamo e un merletto e forse anche una marmellata per la civiltà del vivente, non valgano meno di una formula matematica.

Giusi Ambrosio

immagine di  Katy Schneider

 

3 commenti su “corpo generativo e conoscenza

  1. Pina Nuzzo
    20 novembre 2017

    Grazie Giusi per l’attenzione con cui segui il blog e per i contributi. Un abbraccio, Pina

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  2. leartemidi
    20 novembre 2017

    Sono Sabina de leartemidi ma riporto solo la mia opinione. Il contributo di Giusi ha un approccio molto interessante. Ma il problema, a mio parere, non è se il merletto o la marmellata abbiano lo stesso valore di una formula matematica perché mi pare un pensiero autoconsolatorio, che gioca di rimessa. Il problema è: a cosa ci potrebbe portare usare l’intelligenza generativa anche in una formula matematica? Cosa accadrebbe se l’intelligenza generativa dilagasse?

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  3. giusi ambrosio
    21 novembre 2017

    Ringrazio Sabina de leartemidi per il commento e l’interrogativo che pone. Vorrei solo chiarire che non intendevo proporre un pensiero autoconsolatorio ma un pensiero provocatorio. Credo infatti che il merletto e la marmellata contengano conoscenza di formule matematiche e di formule chimiche che hanno il solo limite di non essere divulgate come tali e di essere occultate come pratiche femminili prive di elaborazione scientifica. Al contrario poi quando di queste pratiche si impadronisce il potere, e divengono produzione industriale, forma interna all’economia e alla organizzazione del lavoro, produzione, distribuzione, commercializzazione dei prodotti, sorgono schiere di esperti ben pagati che spiegano il come e nascondono il perché.
    Io credo che il nostro limite cioè delle conoscenze delle donne, dell’intelligenza generativa sia stato e forse stia nella gratuità delle funzioni e in una democrazia del sapere generativo che tesse la vita e non rivendica compenso.
    L’intelligenza generativa dilaga in ogni epoca storica e come estensione delle funzioni materne non solo non trova riconoscimento pubblico, storico e politico, ma anzi viene classificato come minorità del genere femminile.
    Quante volte abbiamo sentito dire alle donne che apparivano sulla scena pubblica ” andate a fare la calza”. e quante di noi hanno inteso dire che non erano quelle che facevano la calza.
    Non voglio annoiare con questi sproloqui ma cercherò di affrontare il problema in un altro articolo meglio documentato. Un grazie Giusi Ambrosio

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Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2017 da in corpo generativo, filosofia con tag , .

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