laboratorio donnae

il merletto e la matematica

 

Torno su corpo generativo e intelligenza generativa, il problema posto da Pina Nuzzo interroga la filosofia e la politica. In un articolo precedente,  corpo generativo e conoscenza , ho considerato come donna gli strumenti conoscitivi legati all’esperienza e individuato il gusto e il tatto come gli organi di senso che la pratica femminile del nutrire, dell’accogliere, del vestire possono servire a considerare la vicinanza e il contatto come forme basilari della conoscenza espressa dall’intelligenza generativa. Una intelligenza che nasce dal contatto e dalla vicinanza tra soggetto conoscente e realtà da conoscere. Una lettrice molto attenta quale Sabina poneva un quesito molto interessante su come e quando questo tipo di intelligenza generativa potesse avere riconoscimento pubblico. Ho promesso una riflessione più puntuale a partire dai miei ricordi e dalla mia esperienza del lavoro di bellezza e di scienza racchiuso in un tessuto e in un merletto. Giusi Ambrosio

 

Si chiamava Marietta e aveva messo al mondo otto figlie e quattro figli.
Quando divenne Nonna iniziò a dedicare il suo tempo alla lavorazione di coperte di filet all’uncinetto da offrire come dono nuziale a noi sue tante nipoti.
Impiegava molto tempo circa un anno di lavoro per ognuna e si consentiva anche la fantasia dei disegni diversi che reputava più adatti alla nipote a cui quel lavoro era destinato.
Noi tutte guardavamo ammirate come apparissero ora stelle, ora rose, ora arcangeli a punto pieno a maglie alta ravvicinate all’interno di una tessitura in cui le maglie si distanziavano come in una fitta rete di pieni e di vuoti.
Io mi chiedevo come riuscisse a tenere in mente i tanti punti, le distanze, le ripetizioni, le variazioni, i ritorni e come il disegno così completo e complesso risultasse sempre ben riuscito e con forme sicure e definite. Quale memoria di numeri di spazi di rapporti di distanze fosse necessaria per realizzare un tutto così ordinato e preciso, il cui fine era la evidente bellezza e la grazia.
Lei che aveva generato e curato tante vite ora produceva creava qualcosa che potesse accogliere e rendere delicato il riposo, il sonno, l’amore.
Solo molto più tardi ho messo in relazione questo tipo di attività creativa con una intelligenza a cui non eravamo pronte a dare un nome e a definire come scienza.
Solo molto tardi ho trovato la corrispondenza tra questo sistema di pensiero e il sistema che viene utilizzato nella informatica. Un sistema di numerazione binario, cioè non a base dieci come nella usuale aritmetica ma a base due. Le due cifre chiamate bit sono lo zero e l’uno. Corrispondono a quanto nel lavoro all’uncinetto è il vuoto(0) e il pieno .
In varie esperienze di lavoro scientifico e di didattica della matematica, il lavoro all’uncinetto ha avuto un ruolo importante e utile alla soluzione di problemi fin qui irrisolti come quella del piano iperbolico. Si parla di uncinetto iperbolico per la scoperta compiuta dalla scienziata lituana Daina Taimina.
La conoscenza del lavoro all’uncinetto ha avuto un ruolo fondamentale nella scoperta scientifica che ha fatto e che nel corso degli anni ha illustrato mediante la realizzazione dei suoi lavori all’uncinetto come modelli matematici.
Una coppia di matematici inglesi Pat Ashfort e Steve Plummer da molto tempo elaborano e producono lavori a maglia d’ispirazione matematica e avvalendosi del gioco dei colori che dispongono e delle forme che realizzano, riescono a rappresentare alcuni teoremi della geometria e della matematica. Tale metodo viene da loro utilizzato come didattica della matematica. I risultati dei loro lavori all’uncinetto sono delle coperte di grande bellezza che vengono esposte al Museo delle Scienze di Londra.
Ma anche facendo una riflessione più semplice e comune come non comprendere quali evidenze ci offre la tessitura.
Ogni tessuto realizzato a telaio è un intreccio di trama e di ordito. Trama e ordito sono le coordinate cartesiane delle ascisse e delle ordinate. E come sappiamo i tessuti variano a seconda che trama e ordito hanno lo stesso filato, lo stesso colore oppure se e in quale proporzione la qualità del filato e del colore sono differenti.
La tessitura realizza innanzi tutto delle linee, delle righe, ma anche dei quadri, dei rombi, dei cerchi, e anche forme astratte come giochi di intrecci, o ancora forme complesse a imitazione di aspetti della natura come alberi, piante, fiori.
La matematica trova la descrizione di tutto questo.
Una funzione della matematica consiste nel descrivere e interpretare la fisicità, e ciò che accade nel mondo fisico viene spiegato e sintetizzato in una formula matematica.
Così quanto viene realizzato dalla tessitura, dal ricamo, dall’uncinetto può essere letto mediante una formula matematica. La tessitura, il ricamo contengono formule matematiche o sono leggibili mediante principi matematici.
Negli ultimi decenni sono state compiuti molti studi e molte esperienze scientifiche in questo senso. Ma come spesso accade non vi è stata opportuna divulgazione di tali studi e di tali pratiche.

Una vera opera d’arte il lenzuolo con i riquadri intrecciati dei vari rammendi anche sovrapposti offertoci in esposizione da Pina Nuzzo.

Giusi Ambrosio

 

per consultazioni:

Crochet Circus

coperte matematiche

I merletti urbani di NesPoon, artista polacca 

 

 

 

3 commenti su “il merletto e la matematica

  1. mentematerna
    1 dicembre 2017

    La tua bella riflessione evidenzia che la matematica e la geometria, la capacità di memorizzare il reale in forme sintetiche, fa parte del corredo che le madri hanno elaborato e lasciato alla specie e che è il frutto della loro millenaria intelligenza della vita.
    Riconoscere questo dono non può portare allora alle figlie soltanto sterile gratitudine per un archè, ma consapevolezza e condivisione del suo contenuto di orientamento alla vita e alla bellezza, che solo la mente materna può concepire.
    I ricami contengono le formule e, come giustamente tu noti, la nonna,come madre, le usa per dare bellezza alla vita, dare la vita e il suo contenuto di bellezza.
    I figli invece hanno separato le formule dal loro fine reale. Essi rincorrono le sole formule e la corsa li porta sempre più lontano dai bei ricami, dal loro calore affettivo e dalla indissolubilità del loro legame con la geometria. Le formule sono diventate astratte, vanno nello spazio, fuori dalla Terra. I figli usano piuttosto le formule per dimostrare e imporre il potere della loro piccola mente sul merletto, sul tessuto, sul cotone e sulla terra che lo produce. E derivano tale potere dalla appropriazione di un sapere, di cui si fregiano come scienziati, ma di cui neanche capiscono il senso, tanto che lo usano proprio per manipolare e distruggere ciò che rende possibile la bellezza e la vita stessa.
    I figli maschi hanno tradito la madre, usando il suo corredo per andare contro di lei, così dimostrando ottusità infantile, fino alla guerra.
    Franca Clemente

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  2. giusi ambrosio
    2 dicembre 2017

    Grazie, non immaginavo ti avere il dono di un incontro tanto fertile quanto la tua lettura e interpretazione del mio scritto offre. Carissima nuova mia amica Franca Clemente ti abbraccio con l’augurio di altri possibili incontri di pensiero e elaborazione del vissuto. Di nuovo molte grazie Giusi Ambrosio

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  3. leartemidi
    8 dicembre 2017

    Scrivo sempre a titolo personale. I figli maschi hanno tradito la madre? I figli maschi si comportano come la mamma li ha educati. I figli maschi, così come le figlie femmine, non sono altro da noi; sono, in tanta parte, nostri prodotti.
    “Orientamento alla vita e alla bellezza, che solo la mente materna può concepire”, la mente materna ha anche concepito non riconoscimento dei diritti e della volontà delle proprie figlie femmine, ha collaborato a riprodurre secoli di discriminazione e a rafforzare l’idea che le capacità e il sapere delle donne sono concessi solo se si esprimono nel chiuso delle case e non incidono nella vita della società e della polis. Ha perpetrato l’idea che le donne possono esercitare le loro capacità non per esplorare gli spazi astratti e infiniti della matematica e della geometria ma per fare ricami che rendano più dolce il riposo altrui.
    Non solo: attribuire alla mente materna capacità e qualità intrinseche è uno stereotipo. Le mamme sono donne e, come tali, individui liberi e diversi l’una dall’altra; sono buone, cattive, felici di avere figli o profondamente infelici, ottime educatrici o bastarde represse e repressive in una infinita varietà di condizioni, di vissuto e di volontà e desideri personali. Vogliamo disfarci, per favore, una volta per tutte di idee preconcette? Sabina

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2017 da in conosciamoci, donne con tag , , .

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