laboratorio donnae

matematica e intelligenza generativa

di Angela Giuffrida

Mi riferisco agli interessanti articoli di Giusi Ambrosio sul legame tra corpo generante e mente e agli interrogativi di Sabina Izzo circa la ricaduta che avrebbe la diffusione dell’intelligenza generativa, non solo sulla matematica ma sull’esistente in generale, convinta come sono che entrambi evidenzino la complessità del tema in questione e la necessità di situarlo in un più vasto orizzonte.

I matriarcati ancora esistenti – come del resto quelli del passato – mostrano l’intelligenza generativa all’opera; sono infatti il parto di una mente che riconosce il valore della vita – di ogni vita – ed è volta a salvaguardarle tutte e ad assicurare loro quel diritto di cittadinanza negato dai padri sia alle donne che alla maggioranza degli uomini. Si tratta di società realmente democratiche, in quanto basate sul consenso condiviso senza esclusioni di sorta, e pacifiche, perché capaci di risolvere i conflitti senza ricorrere a prigioni, armi e guerre. Come si vede le comunità a guida materna differiscono in modo sostanziale da quelle patrifocali e provano in modo inconfutabile che le donne sanno inventare progetti altamente razionali per governare la specie di cui sono artefici.

Per capire l’origine di tale differenza bisogna ricomporre in unità l’organismo che la mente maschile scinde in corpo e mente, ridotti l’uno a cosa priva di valore e l’altra a puro fantasma. La riconquistata interezza muta il corpo biologico in soggetto conoscente e permette di comprendere come l’esperienza riproduttiva, fondamentale per l’esistenza della specie, abbia influenzato e influenzi lo sviluppo cognitivo, e come il diverso ruolo svolto dai due sessi abbia assicurato alle donne una forma mentis ampia e contenitiva, funzionale alla vita, e agli uomini una mente parziale che ignora il mondo della vita[1].

Poiché il suo sistema concettuale non riconosce l’organismo integro e concreto, capace di ricavare conoscenza e pensiero dalla propria esperienza, l’uomo adotta come soggetto un essere astratto, che chiama ragione, anima o spirito, a cui attribuisce ogni valore. Questo è il motivo per cui nelle comunità patricentriche la vita non conta nulla e il centro non è occupato da viventi concreti, portatori di bisogni e possibilità, ma dal potere nell’accezione più negativa di dominio. Viceversa la vita comunitaria nelle società matricentriche si organizza attorno alle creature di donna, per garantire loro cure e sostegno affinché possano vivere bene ed evolversi.

Tali attività sono gratuite perché il fondamento dei matriarcati è la vita e il fine la soddisfazione dei bisogni vitali, non l’accumulo di ricchezze. La gratuità attiene, dunque, ad uno sguardo ampio sul mondo in grado di comprenderne la complessità e seguirne il continuo divenire. Uno sguardo di tale specie fa smarrire alla quantità la condizione di assoluto privilegio di cui gode nella Welthanshauung maschile. A tal proposito nel mio secondo saggio così scrivevo:

“Gli uomini sono così tenacemente convinti che esista una sola razionalità, la loro, da non prendere nemmeno in considerazione la possibilità che la mente femminile, accostandosi al mondo in un altro modo, produrrebbe un altro sapere. Di sicuro l’assimilazione della scienza ad un’unica forma  conoscitiva – algoritmica, quantitativa, formalizzata, astratta – risultante da un processo lineare e cumulativo, sta stretta alle donne, che percepiscono la quantità come uno degli innumerevoli aspetti del reale. Inserita in un ampio contesto e strettamente connessa a molti altri componenti, essa acquista un altro significato, perdendo lo statuto di osservatorio unico e inimitabile. Avendo negato l’autonoma razionalità femminile, è stata bloccata la produzione di diverse forme di sapere, compresa una scienza capace di spiegare tutti quegli aspetti della natura, vivente e non vivente, che una scienza solo quantitativa esclude”.[2]

Secondo me la vera razionalità non può che essere funzionale alla vita e si sviluppa dalla produzione e cura dei viventi, mentre l’intelligenza matematica può dirsi razionale solo quando favorisce la vita o comunque non la ostacola. In ogni caso è una pia illusione pensare di conoscere un mondo assai complesso e in perenne trasformazione servendosi di uno strumento per sua natura parziale. E’ così vero che permette agli scienziati di conoscere solo il 4% dell’universo, mentre il restante 96%  rimane nel buio più fitto. Il problema, serissimo, è che i viventi risiedono stabilmente nell’oscuro 96%, dato che il pensiero dominante proietta anche su di loro l’ombra annichilatoria delle sue difficoltà.

Che la Ragione empatica materna torni a governare il mondo è, io credo, un imperativo categorico.

 

[1] Angela Giuffrida – Il corpo pensa. Umanità o Femminità?  – Prospettiva Edizioni

[2] Angela Giuffrida – La razionalità femminile unico antidoto alla guerra – Bonaccorso Editore pag. 136

articoli Giusi Ambrosio:

Corpo generativo, corpo pensante

Corpo generativo e conoscenza

Il merletto e la mente matematica

Nei commenti il contributo di Sabina Izzo a cui fa riferimento Angela Giuffrida

 

immagine di Pina Nuzzo, musa in giardino 1998

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2017 da in corpo generativo, filosofia, laboratorio con tag , .

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