laboratorio donnae

nel mondo della vita tutto si tiene

di Angela Giuffrida

Sono d’accordo con Giusi Ambrosio quando, nel suo articolo biologia e diritto, afferma che alla base del patriarcato c’è l’incapacità maschile di generare nuova vita. E’ una verità così evidente da essere riconosciuta ormai anche da alcuni uomini. Il solo spirito di revanche non basta però a spiegare l’ottusa idiosincrasia nei confronti della vita e la feroce violenza esercitata dai figli sulle madri e su madre natura. A me pare che difficilmente l’uomo cercherebbe di fare a meno delle une e dell’altra, fino a tentare di sostituirle con prodotti artificiali di sua invenzione, se avesse un’idea, seppur vaga, di essere un vivente e di che cosa un vivente sia.

E’ fuor di dubbio che ci sono pensieri alla base delle scelte che si fanno, perciò quelle maschili, tanto insensate ed autolesionistiche, rimandano ad una mente che non si è evoluta razionalmente. Stessa scaturigine ha tutto il sistema di sapere e potere maschile, quindi la famiglia, la società, lo stato, la politica, l’economia, ma anche la scienza e la filosofia non possono essere separate dalla mente di cui sono il portato. Vero è che essa è un’emergenza dell’organismo capace di trasformare la sua esperienza in pensiero. In tal senso bios equivale davvero a fondamento di ogni cosa per noi: se non fossimo corpi biologici viventi e senzienti non potremmo esperire, quindi conoscere ed agire.

Se il maschio fonda i suoi ordinamenti sullo spermatozoo, come osserva Giusi Ambrosio, è perché non coglie la realtà nel suo insieme, ma si concentra su un singolo dato – in questo caso lo spermatozoo -, lo estrapola dal suo naturale contesto – il corpo – e lo innalza a principio fondante. La ragione maschile separa ciò che invece è unito nel mondo della vita dove tutto si tiene. Una tra le più nefaste conseguenze di tale approccio cognitivo al reale, è una conflittualità esasperata ed ingestibile. Difatti il dato preso in considerazione, privato di ogni legame, richiama il suo opposto col quale ingaggia un duello che si conclude con l’eliminazione di uno dei due avversari. L’opposizione escludente avvia una guerra permanente di cui la guerra guerreggiata è solo l’effetto estremo.

Le dicotomie, con cui il maschio lacera il reale e se stesso, nascono dalla parzialità del suo sguardo sul mondo, strutturano dall’interno la sua mente e perciò appartengono a tutti gli uomini senza eccezioni. Le antinomie non sono un’invenzione recente o solo occidentale, per la verità non sono proprio un’invenzione; sono invece aspetti di una forma mentis – comune ai filosofi, ai poeti e all’uomo della strada – che, originando da una mancanza, l’impossibilità dell’organismo maschile di procreare, cresce monca ai margini della vita.

 

immagine di Nancy Erickson, on the outside

Un commento su “nel mondo della vita tutto si tiene

  1. giusi ambrosio
    9 gennaio 2018

    Grazie cara Angela per l’attenzione con cui hai accolto le mie riflessioni. Posso veramente riconoscere quanto di positivo e generativo sia il rapporto accogliente tra donne e come i loro pensieri possano intrecciarsi e dare forme sempre nuove alla conoscenza. Come diciamo insieme il patriarcato è sistema mondiale e durevole da varie migliaia di anni. Prima non sappiamo. Incapacità generativa accomuna questo genere nell’invidia che trasforma in impadronimento e dominio della specie. La guerra e lo schiavismo hanno definito i rapporti di potere con altre popolazioni; all’interno di tale orizzonte la violenza cieca e il possesso della sessualità e della riproduzione hanno definito i rapporti mediante lo stupro, il commercio, le alleanza tra i gruppi sociali e le classi.
    Quando parlavo delle invenzioni occidentali mi riferivo alla teorizzazione di distinzione oppositiva mente-corpo e all’attribuzione al maschile della razionalità e al femminile della corporeità. Di quanto tutti i maschi siano convinti non sono in grado di dirlo ma certo una derivazione di tale convincimento la si può ricondurre al monismo filosofico e scientifico e al monoteismo religioso che hanno definito l’ordine simbolico nelle ultime migliaia di anni.
    Le antiche religioni naturalistiche e il culto delle tante divinità femminili certamente indicavano un orizzonte di molteplicità e di pluralità in cui le divinità della nascita della generazione di ogni forma vivente e di quella umana venivano collocate.
    Una celebrazione della corporeità e dei corpi fecondi che non escludeva ma riportava ogni vivente alla madre che la rendeva forma possibile.
    Senza mitizzare. Ne parleremo ancora. Un abbraccio Giusi Ambrosio

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Questa voce è stata pubblicata il 2 gennaio 2018 da in corpo generativo, filosofia con tag , .

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