laboratorio donnae

quel + residuale: la differenza sessuale

di Franca Clemente

Femminismo è la parola del 2017, ci ricorda Luisa Muraro nel suo articolo a commento del Piano di NUDM. Per la denuncia delle attrici o per il numero di femminicidi?

Ci sono stati quest’anno attacchi sostanziali, nella nostra legislazione e in quella europea, contro le donne e passi in avanti verso la distruzione del Pianeta, ma quali voci femministe si sono levate per denunciarli?  Piuttosto che lasciarsi blandire da una dedica, c’è da impensierirsi se il portato del femminismo è ridotto alla denuncia della violenza maschile, come decenni fa, con la differenza che la violenza è aumentata.

E se il messaggio del femminismo viene oggi letto, da un gran numero di donne, come viatico per rivendicare un posto in questa società, alla pari, forse permane aperto un problema di elaborazione proprio delle categorie di identità e autonomia.

E se tante donne attribuiscono l’irrazionalità e la violenza di questa società alla entità astratta Patriarcato e non alla struttura mentale dei patriarchi e anzi sono sempre pronte a difenderli e giustificarli, dedurrei che il femminismo non ha sufficientemente ragionato neanche sulla identità degli uomini.
Trovo sintomatico il fatto che le giovani donne, che si richiamano al femminismo, rifiutino proprio la differenza sessuale a favore delle innumerevoli diversità individuali, tra cui primariamente la gamma dei generi.

Nel Piano di NUDM si afferma che si “debba assumere la complessità come presupposto, valorizzando le molteplici e ineliminabili differenze che caratterizzano gli individui e le comunità”. Individualità quindi, che sarebbero accomunate dalla lotta contro una violenza ‘strutturale e trasversale’, la cui origine e motivazione non si ritiene di indagare. La violenza atavica dei maschi contro le donne diventa allora violenza indistinta, agita, ora dal ‘sistema di potere’, ora dal ‘maschio bianco eterosessuale’, contro tutti i ‘diversi’ che “alla norma binaria si sottraggono”.

Tale violenza necessiterebbe di lotta contro indefinite ‘dinamiche di potere’ e ‘privilegi’, compreso quello di essere bianco, con l’obiettivo principale di autodeterminare il proprio genere. E’ da questa nebbia che emerge il Piano, imperniato peraltro sulla richiesta di dare reale attuazione o di migliorare provvedimenti e istituzioni già esistenti, come i consultori e i centri antiviolenza. La differenza sessuale però ne risulta cancellata, stemperata in molteplici rivendicazioni delle differenze individuali e non riesce a disegnare una vista differente sul mondo.

Il commento di Luisa Muraro al Piano, al di là delle affermazioni della premessa, sembra tralasciare questa evidenza e avviarsi piuttosto a sostenerla. Discetta infatti attorno alla storia della evoluzione e alla comparsa del due, della riproduzione sessuata, che però non avrebbe determinato una differenza ‘tra’ donne e uomini, perché sarebbe ‘in’, affidata cioè alle singolarità di individui in ‘perenne negoziazione’. L’incongruità è solo apparente però, perché discende direttamente dall’attribuzione della evoluzione ad una fantomatica Natura, che ha lavorato tra necessità e caso (chissà se ha fatto bene o ha sbagliato a inventare il due?): ascrive cioè ad una idea astratta il lavoro e le scelte operate dalle madri. E’ a loro che dobbiamo l’evoluzione: la coda, per dirne una, non l’abbiamo persa per caso, ma per una scelta, tra quelle possibili, di altro cibo e altra protezione per i propri figli, rispetto a quelli forniti dai rami degli alberi. Ed è indubitabile che l’evoluzione sia stata opera delle madri, perché se fosse dipesa dai maschi, a giudicare dalla loro distruttività, di cui abbiamo i risultati sotto gli occhi, l’umanità si sarebbe estinta da tempo. L’invenzione evolutiva dei due sessi, operata dall’unico che c’era, quello capace di riprodursi autonomamente, non è certo stata una scelta ‘perfetta’, semplicemente perché la perfezione non esiste, essendo piuttosto un asintoto usato dal pensiero maschile per giustificarne la distanza delle sue perenni scelte insensate.

Le madri non hanno dettato leggi, ma hanno operato continuamente delle scelte. Le migliori? Tralasciando inutili gerarchie, sono state quelle opportune per conservare la vita. E lo dimostra il fatto che siamo qui. La nostra ‘specializzazione’ biologica, capace di produrre vita e pensiero ad essa orientato, sarebbero ancora in grado di operare siffatte scelte. Occorre sempre molto tempo per sperimentare e memorizzare scelte evolutive. Quelle operate da tutte le madri che ci hanno preceduto sono memorizzate nel nostro corpo intero e non solo nella capacità di parola e tanto meno nel mero, riduttivo pensiero cosciente. Il biologico è e resta lo zoccolo duro che fa da base alla cultura.

E, se è vero che il pensiero è il prodotto del sentire e dell’esperire del corpo, allora la differenza sessuale deve necessariamente, da corpi femminili e maschili, produrre menti differenti e differenti visioni del mondo. E questo a partire proprio dalla capacità e dalla pratica della costruzione dell’Altro, anche del maschio. I sessi sono due, ma asimmetrici. In questa tangibile, reale differenza, che orienta il pensiero delle donne verso la vita, sta il ‘di più’ e non nella ‘libertà umana’, che ci fa ‘creature desideranti, parlanti, agenti, consapevoli di sé, che si differenziano tra loro, singole e originali’, perché queste caratteristiche si attagliano a tutti gli individui di qualunque sesso. Questo tipo di individui vengono descritti dalla nozione di libertà in uso nella tradizione del pensiero filosofico maschile. Libertà che si incentra nel rifiuto di qualunque legame con le necessità della vita reale, interpretate come costrizioni, zavorra corporea da cui sfilarsi e da millenni per questo rifilata alle donne. Libertà quindi come rifiuto del corpo che condiziona, rifiuto del reale a favore dell’astratto. Questa concezione opera un rovesciamento del reale, per cui è il pensiero e la sua libertà che costruisce i corpi.

L’inconfutabile fatto della differenza sessuale non può allora essere ridotto al suo aspetto relazionale tra persone o tra biologia e cultura, né può essere oggetto di contrattazione nella organizzazione sociale, come vuole Butler. Perché viene citata proprio Butler? Lasciare indefinita, aperta, irrisolta la differenza sessuale significa farne un prodotto della società e non della differenza dei corpi e della storia della vita. “Il senso libero della differenza sessuale” non può ridurre quest’ultima ad una contrattazione di diritti, seppur sacrosanti, da attribuire a individui che stanno al mondo come monadi decontestualizzate.
La ricerca di autenticità riguarda allora la riappropriazione, da parte delle donne, della intelligenza prodotta dalla differenza sessuale dei corpi, quella mente generativa , lo sguardo ampio che ha portato fin qui la specie e per questo è in grado ancora di fermarne la distruzione.

NUDM è un movimento per il riconoscimento delle identità di genere, riassunte in acronimi come LGTBTQ+, dove il sesso è rimpiazzato dal genere. Come sostiene a ragione Alenka Zupancic, in questi movimenti di ‘lotta delle donne’, queste ultime non sono considerate come identità sessuali, ma costituiscono quel + residuale, rappresentano le irregolarità del sistema. Non siamo qui di fronte solo alla giusta rivendicazione di minoranze che lottano contro “l’ottusità” e i “pregiudizi” delle maggioranze, ma proprio alla asserzione delle differenze: il distinguerle, il nominarle, l’aggiunta di sigle, espelle, spinge sempre più al margine quel +, la differenza sessuale. Nel passaggio al genere, si perde il sesso, “perché il sesso è il punto in cui il simbolico incappa nella sua propria mancanza di identità”. L’illusione di un simbolico come costruzione operata dal pensiero astratto, secondo il paradigma della filosofia maschile, sta facendo i conti col suo distacco dal reale che solo può produrlo. Quel simbolico ha lasciato fuori il corpo che genera. Come comanda il determinismo scientifico intriso di creazionismo, ha operato una separazione tra un opaco corpo, macchina meccanica riproduttiva e la sua mente, come se fosse possibile, riducendo il pensiero alle strettoie della coscienza, costruire la vita ed evolverla senza l’uso della intelligenza, l’intelligenza generativa delle donne.

immagine: Afrodite, dettaglio, 2014, pinanuzzo

Un commento su “quel + residuale: la differenza sessuale

  1. giusi ambrosio
    16 gennaio 2018

    Condivido il senso delle tue argomentazioni. Anche io credo che corpi differenti non possono avere la stessa esperienza della realtà e che differenti siano le opportunità per la conoscenza. Se poi pensiamo che la prima conoscenza è la conoscenza corporea che si stabilisce tra madre e figlia/o possiamo pensare che il rapporto con il seno materno è all’origine della nostra immagine del mondo.
    La differenza sessuale è fondativa della possibilità e della modalità di relazione con il mondo esterno, a partire dalle creature che mettiamo al mondo, e con le forme della vita nelle sue definizioni naturali.
    I rapporti tra le creature umane iniziano come rapporti tra le differenze sessuali e poi in seguito socialmente e politicamente assumono dimensione di genere.
    Per quanto riguarda uno sguardo telescopico sull’origine e evoluzione della specie credo attendibile che vi siano due nuclei originari differenti e che le donne derivino da esseri primordiali più antichi e quindi di più lunga e elaborata forma di evoluzione. Forse i loro corrispondenti di sesso maschile si sono estinti in quanto soppiantati da maschi meno evoluti biologicamente e cerebralmente ma
    più violenti e bellicosi che si sono imposti con la forza dell’odio e del dominio.
    Nei diversi casi di maltrattamenti, violenze fisiche e sessuali, femminicidi
    che si verificano nelle varie parti del mondo, il dato comune è la terribile ferocia con cui i maschi violenti colpiscono le donne, la terribile ferocia con cui i maschi violenti si accaniscono sulle donne. A me pare che scatti una ferocia atavica e bestiale
    della specie primordiale che ha sottomesso e eliminato i maschi pacifici di un’altra specie quella a cui le donne appartenevano e ha imposto loro il suo dominio riducendole in stato di schiavitù.
    Tale discendenza rende possibile il manifestarsi della bestia.
    Giusi Ambrosio

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Questa voce è stata pubblicata il 14 gennaio 2018 da in corpo generativo, femminismo con tag .

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