laboratorio donnae

quando le madri erano dee

di Giusi Ambrosio

Da tempo noi femministe, storiche filosofe politiche ci interroghiamo su quale momento della storia universale abbia definito quella opposizione tra i sessi che ha poi consentito l’esplicarsi della bruta bestialità maschile e l’idiozia del potere basato su dominio e sfruttamento, su guerra e schiavitù.

Una diffusa pratica di dominio e sfruttamento come esplosione della incapacità maschile di generare la vita, una avvertita miseria di un corpo finito, incapace di aprire alla luce del mondo la vista di altre creature.

Eppure nella ricerca più remota delle rappresentazioni, a partire dal neolitico forse anche dal paleolitico, troviamo le Grandi Madri, divinità della terra, della fertilità, della fecondità, della generazione.

In epoche storiche più recenti, diciamo negli ultimi cinquemila anni, troviamo le rappresentazioni divine delle Madri e una ricca definizione dei loro poteri mediante la definizione di molteplici compiti e centinaia di denominazioni, funzioni, attributi.

Una celebrazione di grande spessore e evoluzione culturale ci viene offerta dal culto di ISIDE che ha avuto una durata di oltre tremila anni e che dall’Egitto luogo di nascita e prima diffusione ha trovato accoglienza nel mondo greco, in quello romano e poi successivamente è stato assorbito nel culto mariano.

ISIDE grande madre aveva insegnato alle donne egizie a macinare il grano, a tessere il lino, a addomesticare gli uomini per renderli adatti alla convivenza. Era anche la dea della guarigione dalla malattia e la dea consolatrice degli afflitti. Una infinità  di divinità femminili minori erano assorbite negli aggettivi che le si attribuivano.

Così nel mondo greco il culto di Demetra, nel mondo romano il culto di Cerere, e sopra tutti i culti e le rappresentazioni  la più grande dea generatrice e nutrice, la greca Afrodite, la romana Venus.

Gli stessi filosofi e poeti del mondo classico, Empedocle e Lucrezio nelle loro opere “Sulla Natura” attribuiscono a tale divinità la potenza della nascita e della nutrizione. Lucrezio inizia il poema con un  Inno a Venere che appella come ALMA, generatrice, nutrice.

Empedocle attribuisce ad Afrodite l’origine, la formazione del mondo e la coesione delle parti fisiche, così come ad Afrodite la concordia e la pace tra i viventi umani.

Coesione, generazione, concordia, pace.  Il tutto poi attraversato dalla potenza opposta, dall’odio  che genera guerra e tutto sconvolge.

Tali forze antagoniste troveranno poi un’accoglienza, se pure modificata e circoscritta a livello psicoanalitico da parte di Freud nell’opposizione tra Eros e Thanatos.

Nella psicologia di Jung la Grande Madre ha un forte ruolo come potenza dell’inconscio, come archetipo che assume  carattere ambivalente, nutrice e divoratrice, salvatrice e distruttrice.

Forse nello studio dell’inconscio è emersa come ambivalenza una delle ragioni per cui la coscienza si autorizza a rimuovere quanto brama e quanto teme, quanto teme perché brama.

Nella storia delle religioni è questione controversa ma non priva di fondamento la rappresentazione di MARIA madre  di Gesù come corrispondente alla rappresentazione  di ISIDE madre di Horus.

Entrambe rappresentate con il figlio sul braccio come DIVINITA’ materne che dalla generazione e nella generazione assumono  ruolo Regale.

Della corrispondenza ISIDE-MARIA sembrano prova la presenza di tante Madonne Nere-Brune che richiamano il mito delle Grandi Madri come divinità della fertilità della terra e delle donne.

Come Iside riassume nei cento nomi tutte le altre divinità femminili così Maria ha cento nomi e cento luoghi, è riconosciuta in tutti i luoghi, monti, mari, fiumi, laghi, porti. Tutti i fenomeni a Lei si riconducono: notte e giorno, sole e neve, gioia e dolore, afflizione e consolazione, sdegno e misericordia.

In alcuni territori dell’Italia Meridionale le Madonne venerate sono Sette Sorelle venute o fuggite  da luoghi lontani e accolte nei vari paesi dove hanno trovato dimora, tutte le sorelle sono Madonne e Maria è la sorella maggiore.

Nei vari luoghi del mondo tutte le Madonne hanno assunto le sembianze e le funzioni delle divinità femminili delle precedenti religioni politeistiche.

Nei tempi molto recenti il bisogno umano di divina materna protezione, difesa, consolazione ha generato luoghi speciali per le Apparizioni  e i Miracoli, le Guarigioni, le Predizioni. In alcuni speciali momenti della vita sociale le Madonne diventano Pellegrine e in alcuni casi Piangenti.

L’argomento meriterebbe una analisi molto più approfondita e dettagliata che forse in questo contesto potrebbe essere inappropriata.

In sintesi mi sembra opportuno richiamare quanto a proposito di MARIA  venne deliberato dal Concilio di Efeso nel 431. L’Assemblea dei vescovi impegnata a discutere sulla natura umana e/o divina di Gesù, avendo deliberato sulla natura divina fu chiamato a pronunciarsi sulla Madre.

Il Concilio giunse a definire MARIA THEOTOKOS, MATER DEI,  attribuendole quindi il titolo della grande DEA ISIDE.

Erano tutti uomini i vescovi, ma le cronache narrano che una grande folla di donne informate sull’argomento partecipava alla delibera attendendo fuori e agitando i turiboli.

 

immagine, “a partire da Maria”, olio su tela, 1998,  pinanuzzo

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Questa voce è stata pubblicata il 7 febbraio 2018 da in donne, teologia con tag .

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