laboratorio donnae

che senso ha incontrarci

Dopo la presentazione del libro di Angela Giuffrida, alcune di noi hanno deciso di incontrarsi per continuare a confrontarsi. Spaziando dal libro alle esperienze personali. Non abbiamo definito un percorso in modo preciso; procediamo per tentativi e per aggiustamenti. Siamo in un laboratorio. Dedico alle donne che  vedrò il 7 aprile l’estratto di un documento che ho scritto qualche tempo fa e che ritengo ancora valido. Chi è interessata a  condividere questo percorso scriva a laboratoriodonnae@gmail.com . Pina Nuzzo

 

[…] È una costante della politica delle donne interrogarsi sull’efficacia delle forme che ci diamo per coinvolgere altre donne. È una costante interrogarsi su quale rapporto intrattenere con il maschile; su questo in certi momenti il dibattito è stato – ed è –  anche molto acceso.

Differenti concezioni comportano sempre differenti modi di fare politica, se ne possono individuare almeno due.

Una che confida nel rapporto con una qualche parte politica, che crede che ciò favorisca le istanze delle donne, che partecipa a manifestazioni governative o antigovernative, che sollecita il protagonismo femminile su obiettivi generici e parziali perché li ritiene utili per il genere.

Un’altra che cerca di parlare a tante donne,  che vuole cambiare il rapporto tra i sessi spostando le relazioni, che cambia il linguaggio, perché pensa che la politica delle donne produca di più quando incide sul costume e nella cultura, che quando si attesta solo sulle leggi e sulle regole.

Ogni differente pratica politica che ne consegue è legittima. Però, l’esperienza  mi ha insegnato che non si possono avere, contemporaneamente, i vantaggi dell’una e dell’altra.

Non a caso, ciclicamente, affronto conflitti, più o meno dichiarati, che ruotano intorno al separatismo. E, di conseguenza,  sul progressivo impoverimento che la parola autonomia assume nella politica delle donne,  perché  è percepita solo come essere autonome, a volte da questo, a volte da quello, a volte solo in quel dato frangente. Mentre, quanto sarebbero diverse le cose se  l’autonomia fosse vissuta come un principio su cui fondare lo stare assieme e l’azione comune!  Se fosse  percepita nel suo senso letterale: darsi regole proprie.

[…]

Il femminismo ha costretto molte donne a nominare la misura del rapporto con sé stesse e con il mondo.  Attraverso il femminismo abbiamo cominciato a non farci più determinare dal sistema neutro maschile e a dare valore al  giudizio femminile, anche quando era duro e difficile da accettare. In particolare il giudizio di quelle che ci sono più vicine, di quelle con cui facciamo politica, perché sono i giudizi che ci fanno più patire o più gioire. Imparare a leggere la propria vita, a partire da questa verità, niente affatto scontata, vuol dire aprire – forzare –  un varco nella politica e  ripensarla a partire  dai rapporti concreti tra noi.

Contare su una donna, accogliere questo pensiero, fargli spazio, farlo crescere, è una pratica politica che non si finisce mai di imparare, non sarà mai scontata e  dura tutta la vita. Nominare i rapporti tra di noi, allora come oggi, costringe ad analizzare lucidamente in quali condizioni essi si determinino se non vogliamo che l’unico prerequisito per stare insieme sia l’amicizia. La confidenza, l’intimità, la conoscenza che connotano un’amicizia non sono il miglior presupposto per una significativa relazione politica.

Avere l’intenzione di nominare i rapporti è condizione necessaria perché si dia uno spazio politico comune.

Nominarli è il passaggio successivo con il quale si impara la propria misura e ciò può avvenire solo in uno spazio comune e in un rapporto regolato con le altre. A partire da questo ci scegliamo; solo questo garantisce che ci sia il reciproco riscontro sugli atti politici collettivi, dove ciascuna deve sapere che si assume la responsabilità  di esporre, allo stesso tempo, se stessa e le altre.

In assenza di tutto questo può prevalere la paura di essere inadeguata, di essere insignificante, il divorante bisogno di riconoscimento. Sentimenti che attraversano la nostra politica e di cui si parla e si scrive poco, anche se nessuna di noi ne è immune. Per questo occorre reinventare adesso, ancora una volta,  il nostro modo di stare insieme, senza farci demotivare dall’idea che costruire una pratica sia una perdita di tempo, roba vecchia, superata da una modernità in cui tutte siamo uguali perché tutte più istruite e tutte più tecnologiche. Spesso, appellarsi al fatto che siamo donne, pertanto tutte uguali, diventa sufficiente per cancellare disparità e genealogia.

Il concetto di disparità è fondamentale per nominare le differenze, le capacità  che ci sono tra di noi, la storia che ciascuna ha maturato. Con la genealogia si riconosce nella propria storia politica la donna, le donne, da cui si è imparato.

Cancellarle riproduce solo meccanismi che ci tengono fuori dalla storia, azzerandola ogni volta che ne ignoriamo le origini e i soggetti che ne hanno determinato l’esistenza stessa. Penso a questo tutte le volte che vedo sottolineare reiteratamente che siamo uguali. Questo mostra semplicemente che non siamo ancora capaci di gestire le soggettività, il valore delle storie diverse e che preferiamo la miseria come comun denominatore alla costruzione del genere politico femminile.

Una cosa acquista valore simbolico quando tutte noi le attribuiamo lo stesso significato e ciò fa ordine nei rapporti, si capisce cosa viene prima e cosa viene dopo. Quando non ci rendiamo conto del significato di una cosa o le attribuiamo un significato diverso, questo produce disordine nei comportamenti e nei linguaggi.

 Pina Nuzzo

 

immagine Mary Beth Edelson

8 commenti su “che senso ha incontrarci

  1. sabina izzo
    29 marzo 2018

    Mai un articolo è stato così appropriato al momento personale che sto attraversando. In nome di una uguaglianza “forzata” ho forzato me stessa a non vedere, a fingere di non vedere, differenze anche molto profonde con le altre donne. Con conseguenze personali pessime. Grazie Pina, questo articolo mi è stato di grande aiuto.

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  2. Pingback: Pina Nuzzo, un incontro ed un’idea. – L'Agenda delle Donne, il Blog di Patrizia Cordone.

  3. laviasciamanicafemminile
    29 marzo 2018

    Voglio citare questa frase senza operare una censura:

    Il concetto di disparità è fondamentale per nominare le differenze, le capacità che ci sono tra di noi, la storia che ciascuna ha maturato. Con la genealogia si riconosce nella propria storia politica la donna, le donne, da cui si è imparato.

    Io la chiamo sentire una Sorella, comprensione, ma anche la lingue certe volte è limitata nel definire il sentire, specie se si tratta di riconoscimento delle disparità, nominare le differenze Pina è qualcosa che al momento risulta davvero difficile, l’onta che si riceve nel nominarle traccia le linee della società in questo frangente storico, lo si può osservare sempre e lo si percepisce altrettanto spesso.

    Il neutro maschile produce dei livellamenti impressionanti che sono sotto gli occhi del femminismo radicale, e ritorno alla frase che da il titolo al post, non è una domanda ma rispondo comunque, in tale risposta c’è il mio esprimermi, ha senso, anzi tanti sensi, è sempre un bene incontrarsi.
    Buona serata

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    • laboratorio donnae
      29 marzo 2018

      E’ vero, è sempre un bene incontrarci, ma oggi mi risulta più complicato di un tempo. Le aspettative sono molto alte e la fretta di diventare visibili penalizza il percorso e la ricerca. Per questo cerco di dire sempre ‘dove sono’ e ‘da dove parlo’. Grazie per il riscontro, buona serata a te, Pina

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      • laviasciamanicafemminile
        29 marzo 2018

        Penso anche io quello che scrivi sul divenire visibili, non è un caso che non mi piaccia, rifuggo gli ego come fossero (passami il rapporto che sottolineo tra i due) la peste. L’apparire non è appunto il dire dove si è e da dove si parla, io non lo faccio per problemi connessi alla violenza che ho subito, tutto qui, apparire è invece per l’appunto avere smania di diventare visibili in una certa maniera. Grazie a te per il tuo lavoro che seguo ed è di mio interesse.

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      • laboratorio donnae
        29 marzo 2018

        La visibilità di cui parlo non è individuale, ma collettiva. Quando un gruppo di donne si incontra, spesso, privilegia il desiderio di farsi vedere per avere un riconoscimento. Mentre, io avverto il bisogno di costruire insieme, prima di espormi. Un abbraccio.

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  4. laviasciamanicafemminile
    29 marzo 2018

    Il costruire insieme è stato anche un mio bisogno, credo ancora nell’idea che se non lo si fa insieme tale cammino sia difficile cambiare effettivamente lo stato di cose che vige in realtà nella macro storia come sai, da poco, ma che al contempo è assai pervasivo.

    Ora ho capito cosa intendevi, come detto il bisogno permane, ma restano (parlo per me) anche la delusione e l’amarezza di aver visto quegli ego di cui parlavo, che sono individuali e che sono frutti anch’essi del patriarcato, e nella mia esperienza di vita anche politica ne ho visti tanti, sull’esporsi successivamente alla costruzione non posso che essere d’accordo con te.

    Un abbraccio anche da parte mia e ti auguro una buona serata Pina.

    Piace a 1 persona

    • laviasciamanicafemminile
      29 marzo 2018

      PS: Un aggiunta importante in riferimento a questa tua frase:

      Quando un gruppo di donne si incontra, spesso, privilegia il desiderio di farsi vedere per avere un riconoscimento

      Personalmente non credo più da qualche anno ai riconoscimenti che ci vengono dati in un quadro patriarcale, li ritengo fumo negli occhi e penso anche che come “ce li forniscano” ce li possano togliere visto che avvengono nella loro struttura di società.

      Se dovessi dire a chi ispirarsi, come consiglio, direi alle Amazzoni, sia sul piano simbolico sia per la loro fierezza, però al contempo comprendo le sorelle che necessitano di tali riconoscimenti, ci hanno tutte depauperato di qualcosa di profondo, e cerchiamo ognuna di noi di colmare quel depauperamento, ognuna con la sua vita e le sue esperienze, ecco perché non riesco a farmi giudice.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2018 da in appuntamenti, donne, laboratorio con tag .

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