laboratorio donnae

194: la parola che conta

di Pina Nuzzo

Questo post è dedicato agli uomini che si dicono allarmati e addolorati per il cospicuo numero di aborti che la 194 ha permesso. Il numero che a loro appare rilevante è, in realtà, di molto ridotto rispetto agli aborti clandestini di cui abbiamo memoria.

Ma se la legge ha portato  alcuni a riflettere mi pare un risultato notevole.

Forse, però, devono capire bene su che cosa devono riflettere e quali sono gli aggiustamenti che li riguardano per dire no all’aborto. Devono cominciare dalla loro sessualità, che  si è sempre connotata come un atto irresponsabile verso se stessi e verso l’altra. Accecati dal bisogno millenario di accertare la propria paternità, hanno trovato sempre più semplice agire un controllo sul corpo e sulla moralità delle donne, invece di interrogarsi sulla propria responsabilità – collettiva e individuale –  per una sessualità che viene  spesso imposta in modo violento e coercitivo, anche nel rapporto coniugale.

Così,  fino a qualche decennio fa, le conseguenze di tutto questo –   gravidanze a catena o aborti clandestini –  erano “cose di donne” che, a volte di nascosto, a volte obbligate, dai mariti, dai padri e dai fratelli, si dovevano liberare del  frutto della colpa e della vergogna. Neanche a dirlo, erano solo colpe e vergogne femminili.

Alle donne toccava stare sempre  attente.

La legge 194 mette sotto gli occhi di tutti quello che tutti sappiamo da sempre: quando una donna è costretta a ricorrere all’aborto vuol dire che ha avuto un rapporto non protetto in cui non c’è stata responsabilità del corpo riproduttivo. Tale responsabilità è stata – fino ad oggi – carico esclusivo delle donne che attraverso l’uso di contraccettivi chimici o meccanici hanno cercato di fare della maternità un evento desiderato. Questo, però, ha deresponsabilizzato ancora di più gli uomini. Mentre è arrivato il momento per gli uomini di fare attenzione al proprio seme, è arrivato anche per loro momento di stare attenti, magari usando un contraccettivo, perché, se una donna resta incinta, da quel momento, la parola che conta è la sua.

 

immagine di Natalia Goncharova, amazzone, 1911 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 giugno 2018 da in aborto, corpo generativo con tag .

Navigazione

Blog Statistiche

  • 148,830 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: