laboratorio donnae

donne escluse

di Pina Nuzzo

Imparare a riconoscere il  desiderio e avere dei desideri non è ‘naturale’ per una donna. Chi è stata femminista nella preistoria, come me,  lo sa e non dimentica cosa ha voluto dire imparare a conoscersi.  L’esperienza serve a non farsi incantare da paroloni e da teorie che hanno un solo scopo, quello di sempre: controllare l’inaudito femminile. Separare i soggetti politici femminili.

Sconfiggere l’aborto clandestino è stato un primo passaggio, urgente e necessario, per uscire dalla maternità come condanna e controllo sociale. I convegni, i seminari, i piccoli gruppi, tra gli anni settanta e ottanta, sono stati luoghi di confronto, a volte di scontro, in cui ci siamo esposte, parlando di noi. Il secondo passaggio sono state le infinite battaglie per l’istituzione di consultori pubblici  che prevedevano comitati di gestione con la presenza delle associazioni femminili. Comitati presto svuotati dalle rappresentanze di partito.  Un altro passaggio cruciale è stato l’accesso agli anticoncezionali, andato di pari passo con l’approvazione della 194, ma non è stato semplice come immaginavamo e speravamo. In tante, alla prova dei fatti, abbiamo percepito gli anticoncezionali  come artificiali e innaturali; il fatto poi che  fossero competenza di un medico generavano insopportabili associazioni mentali fra corpo riproduttivo e malattia, fra sessualità e malattia. In ogni caso segnalavano che il nostro corpo, così com’è, avrebbe qualcosa di sbagliato. In realtà non era il nostro corpo ad essere sbagliato. Ben presto ci rendemmo conto che gli anticoncezionali a nostra disposizione erano invasivi, pensati in funzione della sessualità maschile e di rapporti istituzionali, continuati nel tempo.

A partire dall’esperienza, tornammo ad analizzare le vite e la sessualità che vivevamo, in modo quasi chirurgico, direi oggi.  Eppure senza quel confronto serrato – a volte gioioso, a volte doloroso – non sarebbe stato possibile arrivare a verità semplici: tutte le donne hanno un corpo che potrebbe generare, ma non tutte le donne hanno il desiderio di diventare madri; essere una donna vuol dire, anche, riconoscere il proprio desiderio, avere dei desideri. Determinare i tempi e i modi della propria sessualità.

In pratica, poter separare il corpo sessuato dal corpo riproduttivo non è stato un fatto meccanico per me e per molte delle donne con cui ho fatto politica, ma l’apertura di un orizzonte in cui era possibile ripensare le relazioni uomo/donna e donna/donna. Per non parlare del rapporto con mia madre e con la mia famiglia. Attraverso lo sguardo delle altre su di me, ho imparato a guardarmi, accettandomi. L’intimità con altre donne ha favorito l’intimità di me con me.  E mi ha dato la forza necessaria – e tanta ironia – per far fronte ad una realtà che non prevedeva le donne come soggetto.

Ripenso a quegli anni, racconto brevemente,  solo per mantenere aperto uno spiraglio in questo mondo che mette in scena tutte le sfumature del maschile, fino a con-tenere il femminile. Donne escluse.

 

immagine, ‘ ricomincio’ collage su tela, 2010, pinanuzzo

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Questa voce è stata pubblicata il 31 luglio 2018 da in femminismo, tessitura con tag .

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