laboratorio donnae

la bambina divisa nell’ordine patriarcale


di Giusi Ambrosio

La mobilitazione contro il disegno di legge Pillon ha visto in data 10 novembre ricche e varie dimostrazioni in ottanta città italiane e interessato milioni di donne e varie associazioni che lottano per la libertà femminile e contro la violenza di genere.
Il disegno di legge nato da un puro desiderio di ostacolare la possibilità di separazione e di divorzio tra coniugi prospetta una serie di adempimenti obbligatori finalizzati alla mediazione e all’indebolimento delle volontà decisionale al fine di ristabilire l’ordine della sofferenza e dell’annullamento delle esigenze di libertà e di autonomia di individui e individue. Se è vero che nessuno si separa-divorzia per amore ma sempre per incomprensione, e spesso anche per maltrattamenti e violenza, non si comprende poi come la mediazione possa ristabilire equilibrio nella convivenza o anche o solo voler riportare la vittima nella disponibilità del carnefice.
Del resto i frequenti casi di femminicidio e anche insieme di infanticidio che avvengono in Italia, e ormai da molti anni, denunciano come sia intollerabile per individui di genere maschile accettare che la tale donna osi sottrarsi al potere e al dominio di lui.
Amore criminale definisce tali individui una serie televisiva che evidenzia come il desiderio maschile di controllo e di possesso si espliciti nella intollerabilità del narcisismo ferito. Anche nel disturbo identitario che si esprime come perdita di controllo, aggressività, violenza. In alcuni casi ferocia dell’Ego mutilato e infranto. Le modalità stesse in cui vengono attuati i femminicidi dimostrano quale fosse l’identità psichica del soggetto violento e con quali modi criminali, prima ancora che uccidere, intendeva mantenere una relazione in cui soggiogare avvilire annullare. Ed una tale pratica della relazione tra uomo e donna il mediatore di stato deve cercare di ripristinare e consolidare?
Solo chi non conosce quanto sia difficile sottrarsi a tali meccanismi e a tali individui può immaginare che in casi come questi la funzione mediatrice di un impiegato ben pagato possa risolvere le incomprensioni e far tacere la volontà di rivalsa di chi ritiene di sentirsi ferito.
Accade ai nostri giorni che il patriarcato troppo ottimisticamente dichiarato morto si ripresenti nella forma della parità giuridica e dell’egualitarismo, tra i generi e nei confronti della prole, per mascherare la rinnovata volontà di dominio nei confronti delle donne e condizionamento della loro libertà di scelta.
Una finzione egualitaria di un desiderio di cura che ponga, in un regime di separazione e divorzio, sullo stesso piano padri e madri nella relazione con i bambini e le bambine, con suddivisione dei tempi abitativi presso l’uno e l’altra negli spazi domestici.
La premura dei padri nei confronti della prole in caso di separazione e divorzio è stata finora tanto incerta e saltuaria da far disattendere nella maggioranza dei casi l’impegno al mantenimento esponendo le figlie e i figli al bisogno economico e alla carenza affettiva. Un costume di vita molto diffuso come forma di vendetta nei confronti delle madri.
Il ddl Pillon con l’eliminazione dell’assegno di mantenimento, prospetta una condizione di miseria e anche di carenza alimentare nei casi in cui uno dei due, più spesso la madre, non abbia un lavoro o un reddito adeguato.
Gli inganni subdoli dell’uguaglianza! Svuotare di senso ogni condizione reale.
Primo inganno: uguaglianza nella bigenitorialità; tempi uguali ma niente altro uguale!
Non uguali le condizioni materiali, le possibilità economiche, le dimensioni degli ambienti abitativi, né le zone della città, i quartieri del vivere. Solo moltiplicazione dei disagi e delle conflittualità latenti e/o manifeste che il pendolarismo evidenzia e accentua.
Solo chi non conosce la realtà delle condizioni economiche delle famiglie, il reddito disponibile da parte di ognuno può immaginare due case uguali, egualmente grandi da poter accogliere anche più di un bambino/a, più di un ragazzo/a. Senza esagerare poniamo che siano tre, ma potrebbero anche essere di più…E anche se solo una o uno, senza pregiudizi di genere, riteniamo che un uomo abbia le stesse capacità di cura e di accoglienza di una madre nei confronti di figli e figlie di pochi mesi o pochi anni e ancora la stessa capacità di comprensione e cura di una bambina nella delicata fase dell’adolescenza?
L’esperienza del clima familiare di cui sono stati testimoni comunque non costituisce per nessuno e nessuna di loro una forma di sicurezza ma anzi spesso costituisce disturbo della memoria, se è difficile poter ricostruire fiducia nella memoria confusa del conflitto.
Un conflitto tra i due genitori come passato e come forma del presente.
La dimensione di vita non rasserenata ma ristretta in ambiti sempre più limitati, una lacerazione delle abitudini consolidate, delle relazioni con la vita scolastica, una modifica continua degli incontri con i compagni e le compagne di scuola. Non si immagina che le due abitazioni possano anche essere nella stessa strada o nello stesso quartiere.
Una dimensione di vita lacerata all’interno di un conflitto tra genitori che rischia di essere permanente, di tenere in ostaggio le loro piccole vite, di fare della genitorialità un terreno di battaglia psicologica.
Solo un desiderio di affermare un potere, sancire un possesso può esprimersi nella affermazione di un sistema di vita in cui i figli e le figlie debbano scontare tramite la relazione con il padre una forma di punizione della madre, privata della primaria funzione di cura, svuotata di senso, ridotta a neutro stare in un luogo. Una punizione-vendetta per le donne che private della quotidiana cura dei figli e delle figlie potranno sentirsi inquiete e colpevoli dei loro pianti lontani, dei loro disagi, dei loro malesseri. Ma questo s’intende perseguire e raggiungere. Negare il desiderio di esistere, ridurre al silenzio, far tacere la voce di donna.
Nel ddl Pillon viene interpretato un senso di rivalsa maschile nei confronti delle donne e una volontà di ridurne il senso e il significato della stessa esistenza.
L’equivoco dell’uguaglianza sorge improvvisamente a coprire l’ostilità maschile nei confronti delle donne e a proporre una nientificazione della figura materna come sorgente di vita e di cura.
Insignificanza concettuale e afasia politica.
Il patriarcato sperimenta le più diverse forme per affermarsi come suprema forma di genitorialità: la negazione della madre trova ai nostri giorni evidente espressione nella pratica dell’utero in affitto, in una visione opposta e capovolta di una appropriazione di senso con cui i maschi manifestano uno spasmodico desiderio di potenza generativa.
Eguagliare le donne nella potenza generativa significa in effetti solo poterle annullare, rendere insignificante l’esperienza riproduttiva e sanare la difficoltà maschile di accettare un corpo finito che non può accogliere altra vita e essere biologicamente e psicologicamente partecipe del divenire.
Allo stesso modo la modalità con cui il disegno di legge intende proporre come egualitarismo il futuro dimezzato dei bambini e delle bambine espone le donne a una lacerazione nei sentimenti e nella coscienza. La possibilità di scegliere messa a dura prova dagli ostacoli giuridici, materiali, economici, sempre esistenti, ma che il disegno di legge teorizza e ingigantisce, si tramuta per le donne in forma di prigionia morale e psicologica. Una condanna alla nullità dell’essere e dell’esistere.

In tal modo una bambina impara a divenire, e a riconoscere sé stessa come frantumata e divisa. Costruzione mutilata del futuro.

 

immagine, collage di pina nuzzo, con occhi di ragazza, 1966, cm35x40

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 19 novembre 2018 da in corpo generativo, donne, generi, maternità con tag .

Blog Statistiche

  • 152.373 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: